Donne e lavoro: un cammino ancora in salita

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L’8 marzo, Giornata internazionale della donna, dovrebbe essere un’occasione per celebrare le conquiste femminili nella società e nel mondo del lavoro. Eppure, ancora oggi, la strada verso la parità è lunga e piena di ostacoli, come dimostrano i dati diffusi dallo Spi Cgil Sicilia sulla condizione pensionistica delle donne nell’Isola.

Donne e pensioni in Sicilia: un divario ancora incolmabile

Le cifre parlano chiaro: a parità di contributi, le donne siciliane percepiscono pensioni tra i 349 e i 404 euro in meno rispetto agli uomini. Un gap economico che è la diretta conseguenza di un sistema lavorativo che penalizza le donne sin dall’inizio del loro percorso professionale. Secondo il sindacato, il 63% delle pensioni siciliane è inferiore ai 1.000 euro mensili, e di queste il 65% è percepito da donne.

Le cause? Sempre le stesse: salari inferiori a parità di mansioni, carriere interrotte per la nascita dei figli, minori opportunità di crescita professionale e un welfare inadeguato che non sostiene le donne nel loro doppio ruolo di lavoratrici e caregiver.

«Mentre vengono alimentati facili trionfalismi sul decollo dell’occupazione femminile – dichiara Elvira Morana, segretaria regionale dello Spi Cgil Sicilia – la realtà racconta un’altra storia: discriminazioni, disuguaglianze e un’assenza di infrastrutture sociali adeguate come asili nido e centri di cura per gli anziani».

L’8 marzo e il ruolo della donna nella società

L’8 marzo non è una semplice ricorrenza, né una giornata fatta di mimose e frasi di circostanza. Nasce nel 1908, quando a New York un gruppo di operaie tessili scioperò per chiedere condizioni di lavoro più dignitose. Un evento simbolico, che ricorda come la lotta per i diritti delle donne sia stata – e sia ancora oggi – una battaglia di equità e giustizia sociale.

La questione femminile non riguarda solo le pensioni o il lavoro, ma attraversa ogni aspetto della società: dalla rappresentanza politica alla violenza di genere, dalla medicina di genere – ancora poco applicata – fino alla disparità nel carico familiare, che continua a pesare quasi esclusivamente sulle spalle delle donne.

Nel 2025, è inaccettabile che il dibattito sulla parità di genere sia ancora aperto. È inaccettabile che la maternità venga vissuta come un ostacolo alla carriera, che le donne debbano scegliere tra famiglia e lavoro, che gli stipendi siano ancora diversi tra uomini e donne per lo stesso impiego.

Un augurio che vale tutto l’anno

L’8 marzo deve essere un giorno di consapevolezza, ma il rispetto e la parità non possono essere un tema di discussione solo per un giorno all’anno. Oggi più che mai, è necessario un cambiamento culturale profondo, che vada oltre le parole e si traduca in azioni concrete: politiche per il lavoro, supporto alla genitorialità condivisa, lotta agli stereotipi e promozione di un reale equilibrio tra i generi.

A tutte le donne, in questa giornata simbolica, l’augurio di poter vivere in una società che non le costringa a dover dimostrare il doppio per ottenere la metà. Perché l’8 marzo sia ogni giorno, per tutti.

foto tratta da https://www.metropolitano.it/festa-della-donna-2021/

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