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Mercoledì delle Ceneri: inizia la Quaresima. I messaggi dei Vescovi di Ragusa e Noto
04 Mar 2025 13:09
Con il Mercoledì delle Ceneri, che si celebra domani, prende il via la Quaresima, un periodo di riflessione e rinnovamento spirituale per i fedeli. A Ragusa, il Vescovo monsignor Giuseppe La Placa presiederà alle 19:00, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, il solenne pontificale con il rito dell’imposizione delle Ceneri.
Nel suo messaggio per la Quaresima 2025, il Vescovo invita tutti i fedeli a diventare “seminatori di speranza”, sottolineando come questi quaranta giorni non siano semplicemente un periodo di osservanze formali, ma un cammino di grazia sulle orme del Cristo risorto. E senpre in occasione della Quaresima 2025, il Vescovo di Noto, Mons. Salvatore Rumeo, scrive alla comunità diocesana un messaggio, per questo tempo così importante e fondamentale per la vita cristiana. Il messaggio si intitola “L’acqua e il catino”
Le tre vie della Quaresima
La preghiera, un impegno a intensificare la propria relazione con Dio, attraverso una preghiera più fedele e sentita. il digiuno, inteso non solo astensione dal cibo, ma anche un digiuno da parole dure, ostili e aggressive; dal chiacchiericcio che distrugge i rapporti, dal rancore, dall’invidia e dall’indifferenza verso gli altri. Infine, l‘elemosina: un gesto concreto di aiuto verso chi si trova nel bisogno, non solo a livello materiale, ma anche con parole di conforto, attenzione e solidarietà verso i malati, gli anziani e chi vive situazioni di solitudine.
IL MESSAGGIO DEL VESCOVO DI RAGUSA: “SEMINATORI DI SPERANZA”
- Verso la notte gloriosa
Carissimi fratelli e sorelle, l’itinerario quaresimale, come ogni anno, irrompe nella nostra vita con la forza dell’amore di Dio, che non si ferma davanti alle nostre resistenze, alle nostre umane fragilità, ma ci offre questo «tempo favorevole» (2Cor 6,2) di rinnovamento personale, ecclesiale e comunitario, per prepararci a celebrare in pienezza il mistero pasquale di Gesù, la sua morte e resurrezione, il suo passaggio dalla morte alla vita eterna.
In questi quaranta giorni, con la pratica del digiuno e della penitenza, accompagneremo Gesù nel deserto, lo seguiremo lungo la via dolorosa del calvario, con la nostra preghiera ci uniremo alla sua sofferenza nell’ora buia della croce e della morte, per essere alla fine raggiunti da una gioia indicibile quando, nella notta gloriosa della Pasqua, canteremo l’exultet per la sua vittoria sul peccato e sulla morte.
- Tempo di grazia e di speranza
La Quaresima che abbiamo iniziato, è tempo di grazia. Non un tempo vuoto da riempire con osservanze e pratiche puramente esteriori – che poco hanno a che fare con la dignità e la libertà dei figli di Dio – ma un cammino di speranza sulle orme del Cristo risorto, che si rivela nella storia del chicco di grano, che «se caduto in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24).
La Quaresima che abbiamo iniziato, è tempo di speranza. È forza che ci sostiene soprattutto nei momenti più difficili e duri della vita. La storia di Abramo ne è un esempio luminoso. Umanamente avrebbe avuto tutti i motivi per scoraggiarsi e perdere la fiducia in Dio che tardava ad adempiere le sue promesse. Gli anni che avanzavano, però, non attenuarono la sua fede e non spensero la speranza, anzi, «pienamente convinto che quanto Dio aveva promesso, era anche capace di portarlo a compimento» (Rm 4,20-21), Abramo rimase «saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18).
- Nella “custodia” di Dio
È vero, carissimi amici, che ci sono dei momenti in cui ci assale l’angoscia e la paura per le tante situazioni, a volte drammatiche, che la vita ci presenta, sia sul piano personale che su quello familiare e sociale. E tuttavia siamo chiamati a guardare avanti, a non cedere al demone del pessimismo e della rassegnazione, vanificando in tal modo la nostra fede nel Cristo Risorto. È soprattutto nei momenti più bui della nostra vita che, in forza della resurrezione di Cristo, la nostra fede deve attivarsi contro ogni deficit di speranza, sapendo che il Signore non ci lascia mai soli, non ci abbandona in balia della nostra miseria, non ci lascia incustoditi, ma sempre ci sostiene con la forza del suo amore.
- Tribolati, ma non schiacciati
Così scriveva, nel pieno dramma della prigionia, la giovane ebrea olandese Etty Hillesum, vittima dell’Olocausto: «La miseria che c’è qui è veramente terribile, eppure, alla sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce, e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere» (Diario 1941 – 43).
Nel travaglio della vita, pur sopraffatta dalla violenza, Etty Hillesum non ha mai perso la speranza e la fiducia in Dio: «Se dovessi scrivervi una lettera disperata – confidava nel suo Diario – non prendetela troppo sul serio, vorrà dire che sarà stato solo un momento, si può soffrire ma non per questo si deve essere disperati».
- La “buona” semina
Carissimi fratelli e sorelle, non permettiamo a niente e a nessuno – come ci ricorda spesso Papa Francesco – di rubarci la speranza. Anzi, diveniamo noi stessi “seminatori di speranza”, spargendo con larghezza semi di bontà, di bellezza e di giustizia nei solchi della nostra vita e della vita delle nostre comunità. Perseveriamo nell’arte della “buona semina”. Con la fede e la pazienza dell’agricoltore, il quale sa che, «dorma o vegli, il seme germoglia e cresce» (Mc 4,27). E, certamente, porterà frutto a suo tempo.
La Quaresima è occasione privilegiata per esercitarsi in questa nobile e feconda “arte dello spirito” – essere “seminatori di speranza” – facendo tesoro delle tre pratiche penitenziali che questo tempo di grazia ci suggerisce in maniera particolare: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Tre opere, ci ricordano i Padri, che non possono essere divise, separate, ma che sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra: «Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del digiuno. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia» (Pietro Crisologo, Discorso 43).
- La “differenza cristiana”
Preghiera, digiuno ed elemosina, come sappiamo, sono tre “opere supererogatorie”. Innanzitutto sono “opere”. Vuol dire che bisogna agire, bisogna fare qualcosa, bisogna praticare. Se, ad esempio, si tratta di fare elemosina, occorre che questo incida un pò sulle nostre tasche e sul nostro vivere; se si tratta della preghiera, occorre che ad essa dedichiamo un po’ di spazio e un po’ di tempo; se parliamo del digiuno, è necessaria una pratica di sobrietà in parole, cibi e bevande. Sono opere – non solo buoni sentimenti, buoni propositi – che devono operare una trasformazione reale, devono incidere sulla nostra vita, sul nostro corpo.
In secondo luogo, sono “supererogatorie”. Vale a dire si tratta di una pratica che ci invita a fare qualcosa di più; una pratica che ci parla di un’eccedenza e di una generosità. Non è forse questo uno dei ritornelli del Discorso della Montagna? «Che cosa fate di straordinario – dice Gesù –. Non fanno così anche i pagani?» (cfr Mt 5,47b). È l’eccedenza cristiana, il “di più” cristiano che siamo chiamati a praticare. Ed è proprio questo “di più”, carissimi fratelli e sorelle, che fa la “differenza cristiana”.
- Il di “più” che viene da Dio
Ecco perché la Chiesa, madre e maestra, in Quaresima ci invita ad una preghiera “più” fedele e intensa e ad una meditazione “più” prolungata sulla Parola di Dio. La preghiera, infatti, non è moltiplicare parole e gesti, ma porsi nella contemplazione dell’amore che Dio ha per noi. In questo tempo di Quaresima, allora, prendiamo in mano la Bibbia, leggiamola, meditiamola con amore, lasciamo che la parola di Gesù parli al nostro cuore. Pregando, si ama di “più”. Pregando, si spera di “più”. Pregando si costruiscono in noi e attorno a noi rapporti di amicizia e fraternità.
Anche il digiuno non è solo l’astinenza dal cibo, ma è anche astinenza da parole dure, aggressive, ostili; astinenza dal “chiacchiericcio”, da prese di posizione distruttive, che rompono i legami, dal rancore per qualche torto subito, dall’indifferenza che umilia, dall’odio, dall’invidia e dal risentimento che ostacolano le relazioni. È astenersi dal male e “nutrirsi” della presenza di Dio per esercitare, con il cuore e la compassione di Cristo, la carità verso i propri fratelli.
E, infine, l’elemosina. Non c’è dubbio che è anche un esercizio ascetico, un fecondo allenamento per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni, ma è soprattutto un modo concreto di andare in aiuto a coloro che si trovano nel bisogno e nella povertà, spirituale e materiale. È regalare parole buone, attenzione, gentilezza; è pensare ai malati, agli anziani, a chi vive il dramma della solitudine. È solidarietà, accoglienza. È farsi dono per altri. E «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Buona Quaresima!
IL MESSAGGIO DEL VESCOVO DI NOTO: “L’ACQUA E IL CATINO”
Carissimi fratelli e sorelle,
Il tempo quaresimale conduce il pellegrinante popolo di Dio alla Pasqua di Resurrezione, alla celebrazione del mistero Pasquale di Cristo Signore. La Quaresima è il tempo della purificazione del cuore, del rinnovamento della vita e della conversione agli insegnamenti del Vangelo: un periodo dedicato alla preghiera, alla meditazione e a gesti concreti di riconciliazione e di pace.
Camminiamo con sentimenti di umiltà seguendo i santi segni della Quaresima e giungiamo devotamente ai piedi della Croce di Cristo e al giardino di grazia nuova, che inaugura l’inizio della vita della Chiesa.
In questo tempo di grazia ci accompagni ancora l’icona del Cenacolo di Gerusalemme, «genesi d’amore», «piano superiore» della fede, spazio originario della comunione, dove, nella celebrazione della Santa Eucaristia, nel dono di un Pane spezzato che si offre a noi completamente, ogni fedele discepolo del Signore apre tutto se stesso alla vita di grazia.
«Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1).
Ecco l’ora della salvezza. L’ora della nuzialità di Cana raggiunge il suo culmine. Questa è l’ora dell’amore vero, pieno, intenso e donato. Senza finzione alcuna, senza infingimenti, Gesù «li amò sino alla fine» (Gv 13,1).
Per questo l’Eucaristia ha un sapore diverso: quello dell’amore che dimentica e perdona, accoglie e santifica. Fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro, il Testimone fedele si manifesta come pienezza dell’Amore, come Dono per tutti, Amore che rigenera e rinnova ogni fibra del nostro essere.
IL GESTO DELL’AMORE: LA LAVANDA DEI PIEDI
«Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto» (Gv 13, 2-5).
Aprendo il proprio cuore alla volontà del Padre, il Maestro, pronto a fare ritorno in Cielo, compie un gesto di intensa umiltà, segno indicatore della via scelta da Dio per rivelare il Suo progetto d’amore: chinarsi sull’uomo, annullarsi per rinnovarlo dal di dentro.
Nel Cenacolo di Gerusalemme, Cristo si alza e depone le vesti. In piedi, si presenta come il Buon Pastore disposto a tutto per il Suo gregge. Depone le vesti per annunciare che il Signore della storia è «venuto non per essere servito ma per servire» (Mc 10,45).
Chinandosi sui piedi dei discepoli, il Signore rivela che la misura dell’Amore è l’Amore senza limiti, assoluto e generativo, un Amore che non prova vergogna, un Amore che riscalda il cuore freddo di chi ha scelto logiche fragili e passeggere.
La lavanda dei piedi è il Profumo di Dio nel Cenacolo di Gerusalemme, dove gli uomini incontrano il Cristo, il Servo obbediente, il Maestro che insegna ad unire i cuori in un sentimento d’amore unico.
UN INVITO ALLA CONVERSIONE
Nel Pane e nel Vino, Cristo consegnerà il segno della salvezza, la sorgente dell’eternità.
Spesso non riusciamo ad alzarci, a spogliarci del nostro «io», a versare l’acqua pura nel catino della nostra esistenza. Non riusciamo ad essere trasparenza umile di condivisione perché macchiati dalle nostre presunzioni.
In questa Santa Quaresima Giubilare, vogliamo chinare il nostro cuore in segno profondo di condivisione e d’amore, di vita semplice e umile, di accoglienza e compassione. Lui si è chinato su ciascuno di noi, si è umiliato nel silenzio di una notte divina.
Cercando veri spazi di preghiera e meditazione, trasformiamoci in acqua pura, cristallina, purificatrice e, nel catino della nostra esistenza, raccogliamo le impurità che non ci permettono di aderire al Suo Messaggio.
Sarà Lui, asciugatoio di tenerezza, a renderci nuovi, a ungere i nostri piedi con il balsamo dello Spirito per una nuova stagione missionaria.
«E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 7,17; 21,4).
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