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Lo sciclitano Matteo Ruta: “I libici volevano sequestrare il nostro peschereccio”
08 Feb 2023 09:04
Scampati al sequestro da parte delle milizie libiche
“Di grande aiuto è stato l’arrivo del pattugliatore italiano San Marco” a parlare con grande tristezza e non poca preoccupazione è l’armatore Matteo Ruta, sciclitano con attività a Pozzallo. Un giovane armatore che ha fatto della pesca la sua attività primaria dando lavoro a tante persone. Era proprio di Matteo Ruta il peschereccio “Vincenzo Ruta” preso di mira da una motovedetta libica assieme ad altri tre pescherecci di Mazara del Vallo, il Pegaso, il Giacomo Gancitano e il Twenty Three. L’incursione libica, mirata a sequestrare i quattro motopesca, si è verificata venerdì scorso ad 85 miglia a nord di Tripoli, dalle coste libiche quindi. A bordo del “Vincenzo Ruta” c’erano otto pescatori. L’intervento della nave militare San Marco è stato risolutivo per salvare dal sequestro le quattro imbarcazioni impegnate in battute di pesca che abitualmente durano da quattro a cinque giorni ed i relativi equipaggi. Dal pattugliatore italiano, in
servizio di perlustrazione nel mare Mediterraneo si è alzato un elicottero. Un’operazione di salvataggio in mare. E non solo. Dopo lo scampato pericolo i quattro pescherecci sono rientrati già dal porto di Mazara del Vallo da dove erano salpati la settimana scorsa per la battuta di pesca.
Il racconto dell’armatore Matteo Ruta
“Due militari in forza al pattugliatore San Marco sono saliti a bordo del peschereccio ed hanno scortato il nostro equipaggio fino all’arrivo al porto di Mazara del Vallo – racconta Matteo Ruta – quello che stupisce è l’azione dei libici avvenuta in acque lontane dalla loro costa. Il nostro motopeschereccio, come gli altri tre, era ad 85 miglia. Fuori dai limiti segnati per la costa libica. Siamo scoraggiati e preoccupati per il futuro di questo faticoso lavoro. I pescatori escono in mare per lavorare, con precisione rispettano i confini da non oltrepassare. Perchè debbono accadere questi episodi, ci chiediamo. Ricordiamo ancora l’ultimo sequestro, in ordine di tempo, dei due pescherecci della marineria trapanese di Mazara del Vallo nel settembre del 2020. E’ stato un dramma, due motopescherecci sequestrati e due scampati, uno di Pozzallo, dall’azione militare libica. Gli equipaggi, in tutto 18 i pescatori, furono portati a Bengasi. C’è ancora chi non dimentica quei drammatici momenti ed i giorni ed i mesi che seguirono”.
Perchè questi tentativi di sequestro delle imbarcazioni e degli equipaggi?
Le motivazioni di queste azioni militaresche in mare sarebbero riconducibili ai limiti delle Zone economiche esclusive (ZEE) con norme sancite unilateralmente nel 2005 e che si estendono per 62 miglia oltre le 12 miglia convenzionali relative alle acque territoriali. In questo caso le 85 miglia di lontananza dalle coste libiche la dicono lunga sul rispetto delle regole da parte degli equipaggi italiani. Si trovavano, infatti, lontani dal limite delle Zone economiche esclusive. I quattro motopesca italiani non avevano trasgredito.
L’appello dei sindacati di categoria
A fianco della marineria colpita sono scesi i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil della provincia di Trapani, rispettivamente Giovanni Di Dia, Franco Nuccio e Roberto Giacalone. “Ancora una volta il tema della sicurezza dei lavoratori del mare Mediterraneo torna prepotentemente nella cronaca, a significare che il problema non è affatto risolto e che, dunque, non si può abbassare l’attenzione” sottolineano in una nota cogliendo il senso di preoccupazione proprio degli armatori e dei pescatori.
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