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UNA STORIA SOPRA E UNA STORIA SOTTO…..
21 Giu 2012 19:18
Quando poco più di venti anni fa iniziò il processo di “aziendalizzazione” dei diversi comparti della Pubblica Amministrazione – e fra questi anche il Servizio Sanitario Nazionale – si trattò di apprendere soprattutto la nozione di modernizzazione e la conseguente necessità di applicarla ai servizi, agli enti pubblici, all’intero corpus del pubblico impiego.
Forse bisogna cominciare a riscrivere la storia di questi ultimi decenni come una storia a due piani: quello di superficie, del bilanciamento fra costi e benefici, del pareggio di bilancio, difficilmente refutabile, specie in una cultura amministrativa come la nostra particolarmente propensa allo spreco di denaro pubblico; e quello di sotto, nascosto, inenarrabile, del progressivo smantellamento del welfare, dell’inarrestabile processo di redistribuzione dal basso verso l’alto del reddito sociale.
Ci coglie una specie di amnesia quando traffichiamo con questi concetti: è così facile dimenticare che il Servizio Sanitario italiano era (e per certi versi continua ad essere) uno dei migliori del mondo! So che questa apparente blasfemia farà saltare sulla sedia chi legge, specie se chi legge è particolarmente sensibile al fascino della cosiddetta modernizzazione, ma è ovvio che tale affermazione non riguarda tanto gli aspetti che più concernono l’efficienza e – appunto – la razionalità dei costi. L’affermazione riguarda l’ideologia e il grado di civiltà culturale che ne ispira, sorregge, detta il principio organizzativo generale.
Se applichiamo la griglia interpretativa dell’ideologia nascosta che si insinua nelle strutture pragmatiche ed operative dello stato come soggetto che tutela, che promuove, che sorregge, che si fa carico dei bisogni soprattutto delle aree più deboli della società, allora non c’è scampo: la scuola, i servizi in carico agli enti locali, la sanità, la cultura, l’università hanno subito un attacco senza precedenti, una costante spoliazione perfettamente speculare al processo nel quale ai pochi soldi in cassa dello stato è corrisposto un aumento esponenziale della forbice fra chi non ha (i tanti) e chi ha (i pochi), i quali ultimi non patiscono certo più di tanto la riduzione dell’offerta pubblica di servizi, avendo altri target di riferimento.
Sento rimpiangere, qua e là, con una nostalgia intensa i tempi in cui la lottizzazione politica della pubblica amministrazione era alla luce del sole. Ricordiamo tutti i comitati di gestione della Sanità: organismi in cui si litigava e si praticava incessantemente la cultura della moltiplicazione dei pani e dei pesci, però fuori da una logica miracolistica e dentro ad una logica un po’ ottusa della scotomizzazione del limite.
C’è da chiedersi, in tutta onestà, se la politica dell’egemonia, che lavora in quella zona umbratile in cui si perde il senso del confine e della distinzione fra i due piani di cui sopra, abbia prodotto qualcosa di meglio………
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