TESTO INTEGRALE DELL’ALLOCUZIONE DEL COL. GAGLIANO

Carabinieri in servizio e in congedo, è per noi motivo di orgoglio che le massime autorità religiose, civili e militari, in uno alla gente comune, abbiano accolto il nostro invito a celebrare insieme la cerimonia di ricorrenza del 198° Anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Ringrazio Sua Eccellenza il Signor Prefetto di Ragusa della Sua presenza: un’attenzione privilegiata che ci onora e ci conferma nell’impegno quotidiano al servizio del bene comune. Impegno condiviso in piena sintonia d’intenti con gli altri autorevoli esponenti di questa Sua “SQUADRA STATO”, assurta a modello di sistema istituzionale: il Questore di Ragusa, dott. Filippo Barboso e il Comandante Provinciale della G.d.F., Col. Francesco Fallica, ai quali  va il mio pensiero riconoscente ed affettuoso. Il mio benvenuto al Commissario della  Provincia Regionale di Ragusa, al Sindaco del Comune di Modica e a tutti i Sindaci intervenuti con i loro gonfaloni.  Un caloroso benvenuto è rivolto ai Carabinieri degli Organismi di Rappresentanza Militare, agli esponenti delle Forze Armate, alle Benemerite, ai rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che stretti attorno ai loro labari, mantengono sempre vivo il ricordo e l’azione dei tanti militari caduti nell’esercizio delle proprie funzioni. Alle loro famiglie il mio più sentito omaggio. Un grato saluto va anche agli amici della stampa che quotidianamente testimoniano l’operato delle forze dell’ordine sul territorio, ispirati dal principio della verità.

Analoghi e vivi sentimenti di gratitudine rivolgo ai rappresentanti del Parlamento, della Magistratura e a quelli delle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado presenti, e in particolare agli studenti, che di recente ci hanno dato una lezione di coraggio in un momento di forte emozione vissuta nel Paese per il vile attentato alla scuola di Brindisi – in cui ha perso la vita la piccola MELISSA – e per la rievocazione delle figure dei giudici antimafia FALCONE e BORSELLINO, lanciando lo slogan “io non ho paura” che deve suonare per tutti noi cittadini come richiamo a non cedere alla violenza e a respingere ogni forma di sopraffazione criminale; ad affermare i principi di democrazia e legalità cui ispirarsi nei momenti di incertezza e ad aderire in maniera convinta all’invito del nostro amato Presidente della Repubblica a scendere in campo per costruire tutti insieme un futuro migliore, per un’ ITALIA sempre più coesa.

Si celebra oggi 1’anniversario della nascita della nostra Istituzione, una ricorrenza importante che oggi siamo chiamati a festeggiare, davanti alle splendide mura di questo convento di rilevante valore architettonico,  dal 1951 adibito (come tradizionalmente accade anche in altre città del nostro Paese) ad ospitare la caserma dei Carabinieri a usbergo delle libertà civili e democratiche della città di Modica: una comunione tra tradizioni militari dell’ARMA, non meno di quelle storico – artistiche e socio – culturali italiane, che nei secoli si  è identifica con la stessa Unità dello STATO. Dal 1814, anno della sua nascita, sino ai nostri giorni l’ARMA DEI CARABINIERI a fianco delle popolazioni è stata infatti partecipe di tutti i mutamenti del Paese, anche quelli a forte connotazione riformatrice, restando sempre fedele alle Istituzioni e all’Autorità costituita, quale insostituibile presidio alla conservazione della pubblica e privata sicurezza “per sempre più contribuire alla maggiore felicità dello stato e alla protezione e difesa dei buoni”, come si legge nelle Regie Patenti istitutive.

Per questo da quasi due secoli, i carabinieri combattono contro i nemici della Giustizia e della Democrazia, in Italia e all’estero, sacrificando anche  le loro vite sui numerosi campi di battaglia, sotto le insegne del nostro amato tricolore. SCENARI nell’ambito dei quali i militari dell’Arma non hanno mai ceduto alla paura o accettato gesti di sfida dal nemico, poiché obbedienti soltanto allo STATO e alle sue leggi. E con immutato slancio e senso del dovere affrontano oggi le minacce della follia TERRORISTICA, della vigliaccheria MAFIOSA e della bieca delinquenza.

A Salvo D’Aquisto, all’indomito generale C.A. DALLA CHIESA, ai caduti nella strage di Nassirya, agli uomini delle scorte vittime delle stragi mafiose e a tutti i coraggiosi carabinieri che sono morti per questi ideali va il mio, il nostro commosso pensiero.

Oggi, noi siamo ancora qui, al servizio della gente, pronti a preservare, come vigili custodi, una parte di una terra-la Sicilia– che ha conosciuto gli orrori della mafia. Contribuire alla tranquillità della gente di questa provincia, a soccorrere lo straniero che affida la propria vita ai “viaggi della speranza”, a proteggere e tutelare le fasce più deboli della popolazione dalla prevaricazione di chi crede di poter albergare fuori dalle regole dell’ordinato vivere civile, e non ultimo affiancare e sostenere le altre istituzioni – in particolare la Scuola, la Chiesa e l’Amministrazione della Giustizia, strumenti di coesione  sociale essenziali per produrre gli anticorpi necessari a vincere la cultura dell’illegalità e a scardinare l’ideologia terroristico – mafiosa dell’antistato  – è stato per me specifico impegno e obiettivo istituzionale, che ha trovato nell’attività preventiva e di contrasto dei reparti dipendenti rigorosa, puntuale e generosa esplicazione.

I risultati operativi, che sono sotto gli occhi di tutti, non necessitano quindi di ulteriori analitiche argomentazioni di carattere statistico, che vengono rimesse più opportunamente ad altri tavoli, nella convinzione che il nostro lavoro si sostanzi nell’azione silente e per le filanti concretezze da porre al Vostro vaglio. Di certo sono il portato del ruolo essenziale rivestito nella collettività dalle stazioni, in particolare della grande esperienza dei loro bravi comandanti, le cui professionalità e capacità di dialogo con la gente ci sono riconosciute anche all’estero dalle polizie e agenzie federali più autorevoli. Una esclusività quella della capacità d’interazione dei carabinieri con le diverse e complesse realtà sociali attestata, nell’ambito delle operazioni internazionali di mantenimento della pace, perfino dall’ONU.   

Aspetti questi che da soli valgono a delineare nella sua essenza l’Arma dei Carabinieri e a spiegare il legame che fin dal 1814 la vincola indissolubilmente al Popolo Italiano. Perché i Carabinieri, dai comandanti di stazione agli operatori delle CENTRALI OPERATIVE del PRONTO INTERVENTO “ll2”, sono anche i protagonisti silenziosi della storia di tutti i giorni, fatta di innumerevoli episodi dal profondo valore umano e caratterizzata sempre dalla vicinanza e dalla prossimità alla gente.

E’ proprio questa sensibilità alle sempre mutevoli istanze della collettività e questa aderenza alle ISTITUZIONI che rende consapevole l’Arma della sua insostituibile funzione sociale, ancor prima di quella afferente i compiti militari e di polizia. Ed allora non vi è chi non veda nelle stazioni, avanguardia del capillare dispositivo territoriale di prevenzione e contrasto del crimine, anche un terminale, spesso informale, della rete di protezione sociale, adatto a recepire e mitigare ansie e timori del quotidiano vivere civile, specie nelle attuali avverse congiunture socio – economiche, che affliggono un mondo già percorso da tanti rapidi mutamenti e caratterizzato da una corsa disperata ed esasperata verso mete effimere.

E’ quindi quella delle stazioni una forma organizzativa che ha ancora una straordinaria attualità. Per valorizzare e ottimizzare al massimo la capillarità del nostro dispositivo, si dovrà passare – servendosi anche della più avanzata tecnologia di gestione, già patrimonio dell’Arma – per una vasta e profonda opera di RAZIONALIZZAZIONE della nostra struttura, nell’ottica di un più remunerativo potenziamento delle stazioni distaccate a organico minimo e che non consentono un apertura sufficiente e di quelle che si trovano ad operare in contesti con indici di sicurezza molto più gravi rispetto al passato.

Ogni peculiare adeguamento e potenziamento, infatti, di capillarità, di mobilità, dello strumento operativo di controllo e di indagine, attuato nel tempo dall’Arma ha sempre come destinatario principale il cittadino con cui mantiene, attraverso la stazione, un dialogo e un contatto costanti e di intensa socialità per appurarne le necessità e garantirne la sicurezza, l’attenzione, l’ascolto e le risposte. Compito che viene allargato alle pattuglie anche dei nuclei radiomobili per una più incisiva ed uniforme presenza preventiva e repressiva nel tessuto territoriale.

E’ in questo porre al centro di tutte le proprie attività il cittadino, di operare per il bene della gente, dello stato e delle sue istituzioni che si sostanzia il motto – punto fondamentale nella vita di ogni carabiniere – “NEI SECOLI FEDELE”.

Fedeli: questo richiamo ha una solennità del tutto particolare e se lo meditiamo dentro di noi, è un richiamo di ogni giorno, di ogni momento, nelle cose che sembrano più semplici e forse meno importanti. E, lo dico ai più giovani, per essere fedeli in ogni momento occorre un impegno forte d’intelletto, di animo, di cuore, di amore. Fedeli al dovere, fedeli al sacrificio, fedeli agli ideali: perché SALVO D’AQUISTO, perché DALLA CHIESA, perché FALCONE, BORSELLINO, perché i militari di Nassirya, perché tutti, i tanti carabinieri, poliziotti, magistrati, operatori sociali ed economici, e perché no, oggi anche gli studenti come MELISSA, che credeva nell’utilità di andare a scuola, hanno lasciato all’improvviso il vuoto in casa?… PERCHE’ SONO STATI FEDELI ! Io auguro nella solennità di questa cerimonia a me, a ciascuno di voi tutti, a voi giovani e giovanissimi, di essere fedeli sempre. Con umiltà, nel silenzio, senza glorie a volte, di essere fedeli custodi della Legge e di credere, per questo, nello STATO, in una giustizia superiore anche a nostro padre e nostra madre, ma che tutela tutti. Viva l’Arma dei carabinieri, viva L’ITALIA.

 

 

 

 

 

 

 

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