La Sicilia? Non è terra per archeologi. Quasi tutti i beni archeologici gestiti da altre figure professionali

La Sicilia? Non è una regione per archeologi. Non lo diciamo noi, lo dice praticamente la Regione Siciliana, con le sue scelte. La maggior parte dei beni archeologici, infatti, non è gestita da esperti di archeologia.

Poche settimane fa sono stati scelti i direttori dei Parchi archeologici di Tindari e Lilibeo-Marsala che si sono aggiunti a quelli nominati in precedenza, permettendo così di avere un quadro completo delle figure alla guida dei 14 parchi archeologici siciliani.

Di essi 9 risultano diretti da architetti, uno da un’agronoma, mentre soltanto quattro da archeologi. Si tratta di quelli di Catania e della valle dell’Aci, di Naxos e Taormina, di Leontinoi e infine quello di Segesta. Per i Parchi della Valle dei Templi di Agrigento e per quello di Gela, per quello di Morgantina e della Villa romana di Piazza Armerina e quello di Gela, neanche un archeologo. E così per gli altri. Ad occuparsi di templi e villae, mura e anfiteatri, cave e teatri e molto altro, sono quasi sempre architetti.

I rilievi erano già stati mossi nel 2017 da Pino Zingale, Procuratore Generale presso la Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, all’amministrazione regionale dei beni culturali. Una delle principali cause della pessima gestione del patrimonio culturale siciliano? “La gestione dei siti e dei parchi archeologi in Sicilia è al limite di collasso: E’ frutto di una mancata progettualità. Basti pensare che molti siti archeologici non hanno neppure un archeologo”, scriveva Zingale.

Tutto è rimasto pressoché invariato, come rileva il Fatto Quotidiano. Anche nei Musei archeologici, quasi tutti dipendenti dai Parchi. Soltanto il Museo archeologico Regionale “Antonino Salinas” é diretto da una archeologa. Già, perchè al Museo archeologico “Pietro Griffo” di Agrigento la direzione é affidata a un laureato in Economia e commercio. Mentre una laureata in Scienze politiche dirige il Museo regionale interdisciplinare di Caltanissetta e un agronomo il Museo archeologico di Adrano. Invece degli architetti hanno funzione direttiva al Museo archeologico regionale di Gela, al Museo regionale della Villa romana di Piazza Armerina, al Museo archeologico regionale “Bernabò Brea” di Lipari e al Museo regionale di Kamarina. La direzione della Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, invece, è affidata ad un geologo. Cancellate le figure (ruoli) al Museo archeologico di Gela, a quello di Aidone-Morgantina, a quello archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.

I soprintendenti? Su nove, gli architetti sono otto e una una é una etno-antropologa. Nessuna delle sezioni archeologiche delle Soprintendenze uniche, che in Sicilia sono postazioni dirigenziali, è diretta da archeologi. Sei sono affidate ad architetti, una ad un geologo, le altre sono attualmente vacanti. Ci sono poi Soprintendenze, come quella di Caltanissetta, che non hanno un archeologo neanche tra i funzionari. Non ci sono funzionari archeologi nemmeno nel Parco archeologico di Gela, in quello della villa del Casale di Piazza Armerina, nel Parco archeologico di Kamarina, in quelli di Selinunte, Segesta, Leontinoi. A scorrere gli organigrammi potrebbe venire il dubbio che in Sicilia gli archeologi non esistano. Ma non è così. Piuttosto sembrano scarseggiare le occasioni per concorrere a posti nei Beni culturali regionali.

Il tema riguarda anche il metodo utilizzato per l’assegnazione degli incarichi dirigenziali. A scegliere i direttori dei parchi é l’Assessore regionale per i Beni Culturali tramite un atto di interpello rivolto ai dirigenti. Che alla dichiarazione di disponibilità devono allegare il proprio curriculum, nonostante si faccia difficoltà a rintracciare i criteri prescelti per la valutazione e la comparazione. Medesima procedura viene seguita dal Dirigente generale dell’Assessorato per la nomina di Soprintendenti e i dirigenti delle sezioni tra tutti i dirigenti dell’amministrazione regionale.

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