ROMA, VIA MERULANA TRASFORMATA IN TRINCEA

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Vorrei riflettere sulla tristezza degli ultimi disordini romani. E non perché ne parlano tutti, né perché è l’argomento del giorno. Io non sono stata testimone oculare dei fatti, non ho visto le barriere infiammate, le macchine carbonizzate, piazza San Giovanni a pezzi, via Merulana trasformata in trincea. Non dal vivo almeno. Ho sentito però mille sirene spiegate. Ho sentito anche l’avviso in metropolitana: “Si avvisano i signori viaggiatori che , a causa dei disordini in seno alla manifestazione, non è consigliabile fermarsi presso le stazioni di Manzoni, San Giovanni, Re di Roma”. Non voglio riflettere sul perché siano successe certe cose, non voglio cercare di capire chi fossero questi usurpatori delle libertà di un cittadino. Lo hanno fatto e lo stanno ancora facendo. Bisognerebbe trovare qualcuno che, ogni tanto, voglia adottare altre chiavi di lettura, fosse solo per recuperare quel senso di civiltà che non esiste più, a quanto pare.

Io mi voglio fermare all’aspetto umano, sociale ed emotivo della questione.

Come posso pensare io, essere umano, di poter decidere per tutti, di unirmi ad un gruppo di personaggi indefiniti e tentare di distruggere una città perché “gli sbirri sono dei bastardi corrotti”?
Non è un problema di condivisione di un’idea. Vedo una rabbia crescente tra i giovani, livelli di rabbia diversa però. Cosa divide la generazione incazzata, che vuole manifestare civilmente, e la generazione che pensa di fare il colpaccio lanciando sanpietrini, molotov o appiccando fuoco ad un blindato con gente dentro? C’è chi pensa che sia stata una macchinazione da parte di “qualcuno”. C’è chi si limita a pensarli come i soliti imbecilli della situazione. Ribadisco: vogliamo metterla su un piano d’umanità?
Perché si è arrivati a questo? Per quanto si possa essere arrabbiati, perché si arriva a scegliere la distruzione, la guerrilla urbana, l’annientamento di ogni libertà personale? Perché non riusciamo ad essere più un popolo di giovani incazzati e pacifici?

Devo dire che mi sono rincuorata quando ho letto che i manifestanti pacifici si sono dissociati da ogni atto di violenza. Per la prima volta, un punto a favore del sentirsi italiano. Non possiamo smettere di sentirci orgogliosi del nostro Paese solo perché quattro rincoglioniti fanno di tutto per mutilarci, per non farci respirare. Politici o black block che siano. E l’amor proprio di tutto un popolo dov’è? Questo è un ideale che non dovrebbe MAI essere sopraffatto dai cretini. Di cretini è pieno il mondo e, soprattutto, non basterà eliminare i cretini di oggi per non averne domani. Ma questo è sufficiente a demoralizzare il popolo italiano? Basta davvero così poco per decidere di cominciare una battaglia cittadina di quella portata?

Qual è l’obiettivo di ognuno? Riprenderci il futuro o mirare all’eliminazione del sistema silviocentrico? Credo che ci si stia spostando più (troppo) verso la seconda opzione, quando questa dovrebbe solo essere un punto di partenza. Noi giovani siamo fomentati da mille ideali, purtroppo anche da visioni sbagliate della storia, da falsi idoli e da eroismi insani. Poche volte ci poniamo delle domande, soprattutto quando la rabbia è il faro di ogni nostro movimento.

Da giovane donna di questo paese, da futura disoccupata, da attuale studentessa all’interno di un sistema che va a rotoli, mi chiedo: se abbiamo perso l’umanità, se non ci curiamo più di nessuno, se ci riempiamo le tasche di molotov solo per fare più casino di altri, come porteremo avanti le lotte intrise di ideali puliti? Come faremo a rimanere nella sponda della ragione e raggiungere i nostri obiettivi?

Perché perdiamo di vista così facilmente ogni buona causa? Riprendiamoci prima di tutto i nostri cervelli. Pensare, riflettere, leggere, capire, chiedere, fare casino ma senza andare contro chi combatte insieme a noi. Fare qualcosa per arrivare a qualcosa.

E a questo punto voglio concludere con le parole di qualcuno che ho sempre stimato. Da ieri ho l’eco delle sue parole in testa.  Pasolini dovrebbe essere letto da tutti, che si tratti di condividere le sue idee o di riflettere su tutto il contrario:

Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo.”

Pier Paolo Pasolini.

 

E se poi vogliamo continuare a spaccare vetrate, ad andare in giro incappucciati, ad appiccare fuoco a qualsiasi cosa, sarà che non ce ne frega poi più di tanto di quello che è diventato il mondo. Sarà che questo gioco di aggregazione a favore della distruzione fisica e della manipolazione dei cervelli ci piace pure.

Non sapremo mai quanta forza riceveremmo dal pensiero autonomo e dalla decisione consapevole. Homo faber suae quisque fortunae.

 

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