MALTRATTAMENTO GENETICO

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Secondo fonti governative americane, nel territorio degli stati confederati, si sono verificate, negli ultimi vent’anni, 238 aggressioni da parte di cani contro esseri umani con esito fatale.

Secondo le stesse fonti le razze coinvolte in queste aggressioni sono state 25, ma, a detenere il triste primato sono i cani di razza pitbull con il 30%, tant’è che lo stato della California ha reso obbligatoria, all’interno del suo territorio, la sterilizzazione dei cani appartenenti a questa razza, e ne ha vietato l’allevamento, a meno che non si tratti di soggetti da esposizione, allevati per tale scopo.

Occorre sottolineare che, ancora una volta, si è puntato il dito contro animali vittime di maltrattamento genetico, e, non, contro le persone senza scrupoli artefici di questo maltrattamento, che allevano cani con intenti di no buon senso, e, che, bandita una razza, si rivolgeranno tranquillamente ad altre.

Non si possono ignorare le responsabilità di chi deliberatamente decide di avviare alla riproduzione esemplari di cani eccessivamente reattivi e instabili, favorendo, nella selezione, alterazioni genetiche del comportamento che non hanno alcun interesse, né per migliorare le capacità di adattamento e il benessere dell’animale né per essere di aiuto all’uomo.

E’ noto come il cane domestico presenti un’incredibile plasticità, grazie alla quale l’allevatore, attraverso incroci mirati, può modificarne sia la forma fino all’estremizzazione e alla mostruosità, sia plasmarne i profili caratteriali.

Questa plasticità ha permesso di selezionare tipologie di comportamenti che si sono rilevati di grande utilità per l’uomo.

Ma, se, allevatori di dubbia moralità selezionano caratteristiche comportamentali per venire incontro ai “capricci” dei loro acquirenti, ci troveremo di fronte ad esemplari di nessuna utilità, ma, al contrario, inadatti a vivere in un contesto umano.

Questo è maltrattamento genetico, e, andrebbe perseguito e punito al pari del maltrattamento fisico.

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