UNA COMMISSIONE DI ESPERTI PER LA COLOMBA PASQUALE!

Può sembrare assurdo, ma in questa Italia complicata si trova il tempo per una circolare, dettata dal Ministero dello Sviluppo economico, in cui si prescrivono le caratteristiche affinché un semplice prodotto da forno possa essere considerato Colomba Pasquale. Eppure la notizia è confermata addirittura dal Consiglio nazionale dei Chimici, il quale rende noto il documento rivolto a noi cittadini. “I consumatori – spiega in una nota Armando Zingales, presidente del Cnc – seguendo quanto previsto dalle norme vigenti, possono verificare da soli se stanno per comprare una colomba pasquale o un generico dolce da forno”. Per chi quindi pensa che sia necessario che un pool di esperti venga remunerato dallo Stato per rendere un servizio simile, rendiamo noti i risultati ufficiali di tale studio:

1) La vera colomba deve innanzitutto avere la classica forma di colomba. Può sembrare banale, osserva il Cnc, ma proprio la forma può essere il primo indicatore di un falso prodotto dolciario da forno;

2) Il primo ingrediente, quello presente in maggiore quantità, deve essere la farina di frumento e non lo zucchero;

3) E’ necessario controllare bene la lista degli ingredienti. Farina di frumento, zucchero, uova e/o tuorlo, burro, agrumi canditi, lievito, sale, mandorle: una colomba vera deve contenerli tutti;

4) Pochi altri ingredienti possono essere aggiunti alla ricetta giusta. Solo questi: latte e derivati, miele, burro di cacao, malto, zuccheri, aromi, emulsionanti (per esempio lecitina di soia), conservanti.

5) Quanto ai grassi, continuano i chimici del Cnc, nella colomba non ci può essere altro che burro. Se compaiono margarina, strutto o altro, abbiamo di fronte un altro tipo di dolce;

6) Gli unici conservanti permessi nella colomba sono due: E 200 (acido sorbico) e E 202 (sorbato di potassio).

Ancora: 7) La glassa può essere fatta, oltre che con le mandorle, anche con armelline, nocciole, anacardi. In questo caso il prodotto è di minor pregio, ma egualmente originale;

8) Sul mercato sono presenti diversi prodotti chiamati “dolci pasquali” che possono anche avere la stessa forma della colomba, precisa il Cnc. Ma la legge obbliga i produttori di questi dolci a rendere evidente che non si tratta di colomba, e addirittura chi li commercializza a non metterli gli uni accanto agli altri nel caso in cui questo possa creare confusione.

In conclusione, un dolce che sembra una colomba per la forma e per la confezione, ma che non riporta tutte le caratteristiche elencate, non è una vera colomba. Da escludere del tutto che si tratti della tradizionale colomba pasquale quando è la stessa etichetta a riportare la dicitura “dolce pasquale” o altro nome simile.

Adesso, rassicurati da questi consigli, siamo davvero pronti a comprare il dolce che secondo tradizione concluderà il pranzo pasquale!

 

Laura Curella

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it