VAL D’ALGONE

Questa settimana sono andata per la prima volta in Val d’Algone situate nella porzione sud-orientale del Parco  Naturale Adamello Brenta.

E’ stata una scoperta! Lo scopo dell’invito ricevuto era fotografare l’autunno e garantisco che ne valeva  la pena.

In più sì può percorrere questa strada anche una persona non precisamente alpinista, perché si può arrivare a buon punto anche in macchina. Poi dopo, però, è una meraviglia di colori e panorami  mozzafiato.

Da Trento si raggiunge Stenico, si prosegue lungo la strada provinciale n. 34 in direzione di Ragoli fino al ponte  del Lisan  (sul Rio Algone). Girando subito a destra  si raggiunge l’antico abitato di Irone, che si trova ai piedi del Monte Iròn  e qui c’è una suggestiva chiesetta medievale  dedicata a s. Giacomo Maggiore. Il paese è stato ripetutamente abbandonato nel corso dei secoli per via delle epidemie di peste, l’ultima delle quali  del 1630, descritta anche dal Manzoni nel suo famoso romanzo ‘I Promessi Sposi’.

Si prosegue per una strada tra i boschi, stretta, ma asfaltata fino a raggiungere il Rifugio Ghedina (1120 m.)  e lì a fianco si trovano ancora i resti di una vetreria del 1700. Da questo punto si prosegue a piedi o si può chiedere  un permesso pagando un tiket di 4 € e salire ancora in macchina su una forestale. I colori e i panorami, i pascoli e le baite  sono splendidi e si prosegue per circa 8 km al parcheggio della malga Movlina .

Da qui a piedi , ma su sentieri facili da percorrere si raggiunge la malga e poi il passo  del Gotro  a 1847m. e da qui proseguendo si raggiunge (volendo, io non l’ho fatto)  si può raggiungere il rifugio Dodici Apostoli in Val Nardis.

Al passo il panorama si apre  a 360° si vede una corona di splendide montagne dolomitiche del Gruppo Adamello  Brenta.

 Rimando alla galleria fotografica.

Al ritorno sosta di nuovo al rifugio Ghedina, dove una delle sorelle che lo gestiscono si è messa a raccontare  e a parlare della madre centenaria che proveniente dal Piemonte  ha incontrato in Trentino il marito e che hanno aperto il rifugio. Durante la II Guerra Mondiale, la signora Milindy Ghedina, ospitava, o per meglio dire, nascondeva partigiani e tedeschi in fuga. Ma un valligiano spia della Gestapo, fece una delazione e si presentarono per fucilare tutta la famiglia Ghedina. Si salvarono per miracolo. Questo per raccontare l’ospitalità del rifugio. Chi ne ha l’occasione  vada e farsi un  giro.

Come ho detto ho ancora negli occhi i colori meravigliosi e le montagne e l’entusiasmo.

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