Una bandiera che non chiede resa: a Ragusa il messaggio contro la violenza sulle donne

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Ci sono simboli che valgono più di una cerimonia. Non perché bastino da soli a cambiare la realtà, ma perché hanno il compito di ricordare, ogni giorno, da che parte stare. La bandiera della campagna nazionale ANCI “Contro la violenza sulle donne – Mai bandiera bianca”, esposta nella Sala Giunta del Comune di Ragusa, nasce con questo significato: entrare nel luogo in cui si prendono le decisioni per la città e trasformarsi in un monito permanente. Di fronte alla violenza sulle donne non ci si arrende, non si arretra, non si volta lo sguardo.

Il Comune di Ragusa aveva aderito ufficialmente alla campagna lo scorso 5 marzo, scegliendo di rendere visibile e continuativo il proprio impegno sul fronte della prevenzione, del rispetto e della parità. Da allora si è sviluppato un percorso fatto di incontri, iniziative e momenti di sensibilizzazione, costruito anche insieme alla Consulta Comunale Femminile, alla Consulta Comunale Giovanile e alle realtà che sul territorio lavorano quotidianamente accanto alle donne, tra cui la Casa delle Donne di Ragusa e il CAV Il Pettirosso. La bandiera collocata nella Sala Giunta diventa così il punto visibile di un impegno che vuole andare oltre la ricorrenza e oltre la foto istituzionale.

Il significato dell’iniziativa prova ad allargare il perimetro ben oltre Palazzo di Città. La violenza contro le donne, infatti, non è una questione privata e non può essere confinata nelle stanze dei centri antiviolenza o affidata soltanto a chi opera nei servizi sociali. È una responsabilità collettiva, perché nasce e si alimenta anche nel silenzio, nell’indifferenza, nella normalizzazione di comportamenti che spesso vengono riconosciuti troppo tardi.

“Esporre questa bandiera nel cuore decisionale del nostro Comune non è un semplice atto formale”, ha spiegato il sindaco Cassì, richiamando il dovere delle istituzioni di non arretrare sui diritti e sulla tutela delle persone. Il senso della campagna, ha aggiunto, è anche quello di costruire una rete capace di garantire ascolto, sostegno e sicurezza. Un messaggio che trova continuità nelle parole dell’assessora alle Pari Opportunità Elvira Adamo, che ha richiamato le radici culturali della violenza di genere e la necessità di intervenire sulle relazioni, sul linguaggio, sull’educazione e sulla capacità della comunità di riconoscere i segnali di pericolo.

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