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UN METODO PERICOLOSO
28 Set 2013 05:46
Il metodo pericoloso è quello scoperto da Sigmund Freud e poi fatto proprio da Carl Gustav Jung per guarire le pazienti isteriche. Vale a dire la psicoanalisi.
Il libro Un metodo molto pericoloso, che affronta la dark side del rapporto fra i due padri della scienza dell’inconscio, apre a una considerazione di quanto sia spesso sottovalutato quello che i logici chiamano il contesto della scoperta, che distinguono dal cosiddetto contesto della validazione.
Quest’ultimo è l’ambito della validità e della correttezza logica di una teoria. Quello è invece l’ambito della genesi, dell’evoluzione di una struttura di pensiero.
La zona d’ombra – strabordante di umanità, fertile di umori e affetti e linguaggi – che venne a crearsi nel rapporto fra i due geniali clinici, fu in gran parte riempita dalla presenza di una donna, Sabina Spielrein, ebrea di origine russa, che ebbe il ruolo di catalizzare le spinte emozionali che pure agivano nel lavoro scientifico di Freud e Jung.
Quest’ultimo ebbe anche una relazione sentimentale e sessuale con la Spielrein, pur avendola in cura per la sua nevrosi. Il triangolo fra questi tre personaggi segnò una buona parte della storia iniziale della scienza dell’inconscio.
Dal libro di John Kerr, il grande David Cronenberg ha tratto il suo film A dangerous method, col solito immenso Viggo Mortensen a dare voce e volto a Freud e il sempre più bravo Michael Fassbender a impersonare Jung. In mezzo a loro, sensuale e fragile, Keira Knithtley è una stupenda Sabina.
Lo stile asciutto di Cronenberg gli ha fruttato apprezzamenti ma anche qualche rilievo sulla mancanza di commozione nel racconto di questo passaggio fondamentale del pensiero e dell’azione psicoanalitici. La verità è probabilmente che Cronenberg – da sempre interessato al tema della mutazione – guarda al triangolo con rispetto e riguardo, facendosi trascinare solo dalle lente ma significative trasformazioni dell’anima rappresentate attraverso le mutazioni del corpo della paziente Spielrein.
Annaffiate la lettura del libro con la musica di Johann Strauss, che coi suoi valzer diede un suono ad un’epoca e ad un luogo: la Vienna del passaggio di secolo. Che era anche quella in cui Freud scriveva la sua opera più famosa: L’interpretazione deisogni.
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