UN LUSTRO O…UN SECOLO?

Il panorama politico a poco più di un mese dalle elezioni è profondamente cambiato rispetto alle ultime elezioni politiche di meno di 5 anni fa. 

E’ un dato ormai consolidato che gli Italiani abbiamo scarsa memoria, ma se facciamo mente locale, la partita elettorale che si è giocata nel 2008 era totalmente diversa da quella attuale, sia per quanto riguarda gli attori, sia per quanto riguarda il contesto agonistico.

Cominciamo dal panorama competitivo che nel 2008 era  “spiccatamente bipolare” (da un lato PD+IDV, dall’altro PDL+Lega+MPA), con le estreme tagliate fuori (Sinistra Arcobaleno e La Destra) e due piccole formazione in mezzo (l’UDC e il PSI).

Il carattere bipolare era confermato dal fatto che l’aspirazione politica delle  4 formazioni “alternative” ai 2 blocchi principali si limitava al superamento della soglia di sbarramento ed in effetti ben 3 attori su 4 rimasero senza rappresentanza parlamentare: solo l’UDC varcò la soglia del Parlamento con una percentuale comunque modesta (appena il 5,6% alla Camera).

E oggi? Sembra passato un secolo non un lustro!

La crisi economica e soprattutto la crisi di credibilità della classe politica ha profondamente scompaginato le formazioni politiche, il PDL si è … “fatto in quattro”: PDL, Fratelli d’Italia, Grande SUD e FLI; Vendola con il SEL si è distaccato dal resto della “sinistra radicale” confermando che la cultura di governo sperimentata in Puglia ha permesso di coniugare in modo nuovo i valori della sinistra; la “sinistra radicale” (arricchita dall’ IDV) ha cercato di effettuare un “rimessaggio” della propria immagine affidando la guida della coalizione a un personaggio “fresco” e credibile come Ingroia.

Oltre al riposizionamento dei soggetti preesistenti, nuove formazioni hanno colmato il vuoto di offerta politica che rischiava di fare scivolare nella zona grigia del non-voto ampi starti di elettorato (ed ecco sorgere il Movimento 5 Stelle e e la Lista Monti).

Alla fine di questo turbinoso processo di rinnovamento, pur in presenza della medesima legge elettorale delle 2 precedenti competizioni ecco che il sistema da bipolare si è trasformato in “tetrapolare” (PD+SEL, PDL+Lega+Grande Sud, UDC+FLI+Lista Monti, Movimento 5 Stelle), pur in presenza delle estreme che continuano ad esistere (La Destra e Rivoluzione Civile-Ingroia Presidente).

Questo a dimostrazione del fatto che le leggi elettorali pur influenzando gli scenari politici in realtà ne costituiscono una variabile “abbastanza indipendente” se è vero, come è vero, che tra il 2006 e il 2008 (sempre  in costanza di Porcellum) si è assistiti ad una “forte semplificazione” con l’aggregazione in due partiti “a vocazione maggioritaria” (PD e PDL) dei più grossi partiti preesistenti e tra il 2008 e il 2013 si è assistiti a un processo opposto  di forte scomposizione e di frantumazione dello scenario partitico.

Ma in questa situazione quale scenario si prospetta per la campagna elettorale?  E soprattutto, quali saranno gli scenari che si prospettano all’indomani delle elezioni?

Andiamo con ordine: la legge elettorale prevede che la coalizione che conquista la maggioranza relativa ottiene il “premio di maggioranza” che consiste nell’assegnazione alla prima coalizione del 55% dei seggi alla Camera dei Deputati.

 Si badi bene però che la legge assegna il premio di maggioranza in modo differenziato alla Camera e al Senato, nel primo caso assegna il premio a chi ottiene più voti a livello nazionale, nel caso del Senato assegna il premio di maggioranza  regione per regione e siccome il numero dei seggi in ogni regione sono assegnati sulla base della popolazione residente, il premio di maggioranza nelle regioni più popolose (Lombardia, Sicilia, Campania, Lazio) pesa molto di più di quello delle regioni meno popolose, da qui la strategia di Berlusconi disposto “a tutto” pur di raggiungere l’accordo con la Lega e con Grande Sud (nonostante tutte le divergenze registrate nel recente passato), e la pervicacia a ricandidare Cosentino (anche se francamente impresentabile)  in Campania perchè gli danno la possibilità di lucrare i premi più pesanti azzoppando la sempre più probabile vittoria del centrosinistra che si troverebbe nella “necessità di dover trattare” dopo le elezioni con altre forze per raggiungere la maggioranza in Senato.

Paradossalmente, come evidenziato dal politologo D’Alimonte, Monti per diventare determinante deve “sperare” che Berlusconi vinca in queste regioni!

Si tratta di due avversari “apparenti” con interessi “coincidenti”!  

 

Bersani, opportunamente per depotenziare la “coincidenza di interessi” ha già preannunciato che comunque, anche in caso di vittoria piena, coinvolgerà il polo di centro, ma si capisce bene che è diversa la posizione di chi tratta da posizione di autosufficienza rispetto a chi tratta da posizione di “necessità”.

 

Di rimando Monti sta giocando la sua partita affermando una posizione “distinta” dal centrosinistra ma “distante” dal centrodestra, e questo costituisce in parte una sorpresa per chi come le gerarchie vaticane si erano esposte in suo favore sperando in un “argine” deciso alla vittoria del centrosinistra (che oltretevere è vista con un’ostilità “vintage”, da 1948, francamente stucchevole!), e ora stanno facendo pagare questa posizione di Monti con un ripiegamento abbastanza evidente su vecchie posizioni (incredibile il ritorno in cattedra di Ruini).

Per il resto la campagna “aventiniana” del Movimento 5 Stelle e l’arroccamento ideologico di Rivoluzione Civile, li libera da “esigenze diplomatiche” in campagna elettorale, ma per converso li prepara in modo quasi certo a un ruolo di opposizione.

E allora? Prevarrà alla fine nell’elettorato la “voglia di stabilità” che premia il centrosinistra legittimandolo in modo pieno a governare (come preannunciato da Bersani anche in “condominio” con il polo di centro) per fare fronte in modo efficace alle difficili scelte che ci porteranno fuori dalla crisi o prevarrà l’atavica (e oramai umoristica) diffidenza che il nostro popolo nutre nei confronti dei “comunisti” accusati di “odiare la ricchezza” anche quando è chiarissimo che per la quasi totalità dei cittadini oramai semplicemente manca  l’oggetto del sentimento?

                                                                         

 

 

 

 

 

    

 

  

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