UDC: CRISI POLITICA

Crediamo che l’autosospensione di Franco Antoci, e del gruppo UDC di Ragusa, ponga un problema fondamentale, e controverso, dentro l’Udc provinciale, regionale, nazionale, che si sta registrando un po’ ovunque: l’UDC è diventato padronale, accentrato, espressione di vecchie politiche e logiche di potere. Questo fatto problematizza molto ,sia gli iscritti, sia i dirigenti UDC.

Le liste elettorali, che hanno visto escluso, in eleggibilità, un candidato  ibleo, anche se, per contentino la Dirigenza Regionale,  Gianpiero D’alia, il coordinatore, la Dirigenza Nazionale, hanno concesso posizioni improbabili, hanno preferito convergere l’attenzione su altri territori, Catania, Messina, Palermo, dando spazio, anche, a candidati, come Pistorio, e altri, che , fino a poco tempo fa, hanno rappresentato Lombardo, e il suo governo. Cose, magari dette, ma inascoltate, non rispettate, in modo autoritario, e non condiviso.

Franco Antoci, espressione certamente di quella parte di Ragusa, e territorio ibleo, che lo ha rispettato, come deputato e come Presidente della Provincia, oltre alla mancanza di democrazia, all’interno del partito, ha dovuto fare i conti con il suo elettorato, che mal sopporta la politica dell’inciucio, tanto criticata, nelle  parole dall’UDC, ma messa chiaramente in essere , nella realtà. La lista, quindi dell’Udc è mal sopportata e non condivisa. Franco Antoci, chiaramente, da Presidente del Partito Provinciale, da membro del Comitato Regionale dell’Udc, da membro della Segreteria politica, non poteva non autosospendersi, per coerenza, e per credo.

Machiavelli e il suo Trattato, il Principe, certamente non possono venire in soccorso a delle scelte, che sono state definite, inopportune, e del facile consenso, come se il consenso venisse da fantomatici voti, che traghettano da un posto ad un altro partito, idea di società, di cultura, di credo, di valori e di principi.

Lì sta l’inchippo, la mancanza di democrazia, le decisioni prese dall’alto, e non discusse, una politica del “curtigghiu” e non politica vera, messa in atto, che hanno calpestato la dignità dei singoli, e non hanno tenuto in conto del fatto che quando si tira troppo la corda, questa si rompe.

Un dibattito provinciale, regionale, e nazionale, proprio su questi punti, sulla rigenerazione, sul rinnovamento del partito, coagula le critiche al fatto che il partito è diventato di pochi, di piccole oligarchie, come ai tempi di Roma Imperiale.

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