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TRAMONTO DEI PARTITI E DI UNA REPUBBLICA?
13 Apr 2013 07:25
Ieri sera in una sala AVIS stracolma un pubblico numeroso e interessato ha seguito per 3 ore un avvincente dibattito organizzato dall’associazione ITINERARI sulla crisi dei partiti e sugli effetti di questo sulla democrazia.
Dopo la breve introduzione del presidente dell’associazione Salvo Di Fini, la prima parte della “conversazione” (così gli organizzatori hanno voluto chiamare l’evento) ha visto protagonista Francesco Raniolo ordinario di Scienza Politica all’Università della Calabria.
L’evento è stato organizzato in modo che Raniolo commentasse l’ultimo libro del prof. Gianfranco Pasquino “FINALE DI PARTITA. Tramonto di una Repubblica” e Pasquino traesse spunto invece dall’ultimo libro di Francesco Raniolo, il manuale della Laterza su “I PARTITI POLITICI” ; la presentazione del Prof. Pasquino che rappresenta un punto di riferimento per gli Scienziati Politici della generazione di Raniolo prenderebbe troppo spazio, basti dire che è presidente della Società Italiana di Scienza Politica e Accademico dei Lincei con una produzione bibliografica copiosissima, lasciamo a chi volesse approfondire di più la figura il piacere della ricerca in rete delle innumerevoli notizie che lo riguardano.
Il suo godibilissimo pamphlet è una raccolta di interventi sul una rivista on-line “Il Velino” in cui coniuga in modo brillante il dibattito che si è via via sviluppato sulla crisi della democrazia italiana affrontando i vari temi sempre con l’utilizzo rigoroso della Teoria (di cui è sapiente interprete), facendo riferimento alla Storia (che serve a capire qual è la radice del problema), e utilizzando la Comparazione con altri modelli esistenti (che può stimolare una prospettiva di soluzione); in questo modo ci dà una chiave di lettura del rapido evolvere di una crisi della cosiddetta Seconda Repubblica che di fatto non è mai decollata, riportandoci dopo 20 anni allo stesso scenario del ‘94 caratterizzato anche allora da una profonda crisi Economico-Fiscale, Morale e Istituzionale.
Francesco Raniolo ha chiuso la sua “conversazione” lanciando degli interrogativi sul sistema elettorale, sulla necessità di cambiare dei partiti che si sono rivelati “funzionanti ma non funzionali” o tramite la ricerca di nuova soluzioni o tramite il cambiamento dall’interno.
Gianfranco Pasquino ha esordito affermando che in mezzo a questa crisi i cultori di Scienza Politica devono contribuire rivestendo il ruolo di “predicatori di buona politica” anche perché la “cattiva politica” opera dei guasti sociali che soffrono di più coloro che posseggono meno risorse.
Nell’analisi di Pasquino che prende spunto dal testo di Raniolo non è data Democrazia senza partiti (in atto tutti i regimi democratici sono “partitici”): i partiti sono un elemento necessario e costituente della democrazia, citando Togliatti “i partiti sono democrazia che si organizza”, il problema è che lo studio dei partiti per circa 30 anni dalla fine degli anni ’70 è stato trascurato e che agli inizi degli anni ’90 la politica italiana ha compiuto l’eutanasia dei vecchi partiti …
La crisi della democrazia italiana è molto connessa alla crisi dei partiti.
Il partito più “antico” oggi nel panorama politico italiano è la Lega con appena 25 anni, il partito più antico della Germania (Socialista) ha 139 anni!
I nostri partiti non sono consolidati! Ma se ne può fare a meno? Si può dire che la democrazia si potrà sviluppare sul web?
Le nuove tecnologie possono aiutare nella creazione del “contatto” con le persone, ma i partiti devono a) ascoltare i cittadini, b) dire loro cosa pensano dei problemi, c)essere la rappresentanza dei cittadini stessi; questo non si può fare tramite twitter!
Si dice che Obama ha vinto le elezioni grazie all’utilizzo della rete, è vero solo in parte: ha vinto le elezioni perché ha “mobilitato” 1 milione di giovani che dopo il contatto via web andavano a trovare materialmente chi li contattava andando a interloquire con loro!
Francesco nel suo libro parla di “Partiti con Leaders” e di “Leaders con Partiti”, Pasquino dice invece che alcuni leaders hanno usato molto bene la loro personale capacità di comunicare per creare l’organizzazione politica e cita il caso di Grillo e Berlusconi (non risparmiando critiche alla democrazia interna del M5S così come alla pretesa di fare politica armati unicamente del “buonsenso”), anche se alla fine anche leaders molto “forti” alla fine sono sottoposti alla “capacità di regolazione” dei partiti e cita l’esempio della Tharcher e di Blair “mandati a casa” dal voto dei rispettivi partiti …
Nel complesso i partiti italiani risultano incapaci di autoriformarsi, vanno sfidati e attaccati per indurli a fare questo e il grimaldello principale che può essere utilizzato è la legge elettorale: ma la legge elettorale va modificata dai partiti stessi! E qua sta’ il problema!
La riforma auspicata da Pasquino passa comunque dal concetto di collegio uninominale perché è l’unico meccanismo che collegando in modo stretto e diretto il territorio alla rappresentanza di esso obbliga sia i politici a “metterci la faccia” perchè presentare persone poco rappresentative li espone all’insuccesso, ma obbliga anche gli elettori nel loro complesso a “metterci la faccia” in quanto l’eletto è frutto della loro scelta di cui si devono assumere la responsabilità.
Un dibattito vivace, interessato e con numerosi interventi ha dato l’occasione per ulteriori approfondimenti rendendo ancora più brillante una serata di godibile alta politica che però ha reso ancora più stridente la differenza con la piccina autoreferenzialità del dibattito locale sulle elezioni amministrative dove invece i partiti e i movimenti vengono utilizzati invece che per “ascoltare” il territorio come “fortini” dei capetti per “dominare” il territorio.
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