L’ASP di Ragusa accelera sul rafforzamento degli organici sanitari e pubblica un nuovo concorso pubblico, per titoli ed esami, finalizzato alla copertura a tempo indeterminato di 28 posti di dirigente medico in diverse discipline strategiche per il sistema sanitario provinciale. Il bando rappresenta un ulteriore tassello nel piano di potenziamento avviato dall’Azienda sanitaria provinciale per […]
STORIE DI DONNE IMMIGRATE
26 Nov 2010 21:22
Un bel lavoro, non c’è che dire, quello presentato ieri mattina in Prefettura che ha evidenziato le difficoltà ed i disagi affrontati dalle donne che approdano nella nostra terra ed i limiti della nostra accoglienza e gli ostacoli incontrati da queste persone che hanno lasciato la loro terra di origine e si sono tuffate in una società molto diversa della loro ancorché buona, laboriosa, ospitale e certamente consapevole, per vicende e motivi storici, che l’emigrazione dalle nostre parti è stata di casa da due secoli con picchi massimi all’inizio del secolo scorso e subito dopo il secondo dopoguerra.
Se c’è un solo limite a questa ricerca condotta dal Comune di Vittoria con Chiara Pitti, Sabrina Damanti, Ignazio Pitti ed Epifanio Fontana è quello di un universo statistico frammentato quindi ancora difficile da “indagare” ed un campione casuale che non sappiamo quanto sia aderente al cosiddetto universo. Per il resto è un tentativo ben riuscito di dare corpo ad una condizione, quella della donna immigrata, che probabilmente con gli opportuni approfondimenti ci potrà dare risposte molto più complete di quelle in atto conosciute.
L’assessore Capuano ed i ricercatori sono stati chiari sui “limiti” della ricerca e questo va a loro merito perché ogni indagine sociologica deve essere poi approfondita, sociologicamente sviscerata per dare risultati significativi anche da altre angolazioni di analisi che non siano sono quelle sociologiche, economiche e psicologiche. Ed il Prefetto dott.ssa Cannizzo con il vice dott.ssa Mallemi, tutto questo sanno per incitare gli enti locali della provincia a fare di più, a sfruttare, con l’aiuto loro, tutte le possibilità di reperimento di risorse finanziare perché l’ultimo avamposto della emigrazione possa diventare il primo Paese dell’accoglienza e della ospitalità in un momento in cui il divario tra Paesi ricchi e quelli poveri si fa sempre più sostenuto e quindi queste indagini non devono avere -aggiunge il prefetto- “solo significato statistico ma devono aiutarci anche a capire quale potrà essere il nostro ruolo, in una società che qualche eccellenza a livello locale ha sicuramente” e che potrà- diciamo noi- sviluppare nel mondo migliore se anche su questo versante la sinergia tra pubblico e privato, in mancanza di adeguate risorse, può dare.
Per quanto ci riguarda considereremo “studieremo” questa indagine molto importante ed un primissimo passo verso la conoscenza di fenomeni che erano un tantino lontano da noi e che oggi non devono più esserlo. (Franco Portelli)
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