Sicilia, un’isola che “perde” i suoi studenti universitari

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Il fenomeno della mobilità studentesca, in Italia, non riguarda solo il flusso Sud-Nord ormai consolidato, ma assume connotati particolarmente significativi in Sicilia, dove il 24% degli universitari sceglie di lasciare l’isola per inseguire la propria formazione accademica.

Un dato che pesa: oltre 32 mila studenti lontano da casa

Secondo la mappatura elaborata dal portale Skuola.net sui dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, nel solo anno accademico 2022/23 oltre 32 mila giovani siciliani hanno varcato lo Stretto, o addirittura i confini nazionali, per immatricolarsi in un ateneo diverso da quello della regione di residenza. La Sicilia si colloca così al terzo posto in Italia per numero assoluto di partenze, dopo Puglia (41mila) e Veneto (34mila).

Un esodo silenzioso che interroga il futuro

Dietro questi numeri si cela un fenomeno che non può essere derubricato a semplice “scelta personale”. Si tratta di un vero e proprio esodo silenzioso, che mette in luce le difficoltà del sistema universitario siciliano nel trattenere i suoi talenti. Nonostante la presenza di atenei storici e di eccellenze come l’Università di Catania, quella di Palermo e di Messina, molti giovani percepiscono maggiore attrattiva formativa e migliori opportunità di sbocco professionale nel “Continente”.

Una questione di distanza e opportunità

Se al Nord la mobilità studentesca spesso si traduce in spostamenti di corto raggio – dal Veneto al Friuli o dalla Lombardia all’Emilia – per i ragazzi del Sud, e in particolare per i siciliani, significa affrontare un distanziamento radicale: centinaia di chilometri lontano dalla propria terra, dalla famiglia e dalle radici. Un sacrificio economico e sociale che si aggiunge alla complessità del percorso universitario.

Un patrimonio che rischia di disperdersi

La scelta di migrare per studiare è spesso motivata dalla ricerca di corsi di laurea più specializzati, strutture meglio organizzate, servizi per il diritto allo studio più solidi. Tuttavia, il rovescio della medaglia è evidente: la Sicilia rischia di veder indebolito il proprio tessuto sociale ed economico, privandosi delle energie più giovani proprio nel momento in cui sarebbero fondamentali per lo sviluppo del territorio.

Un’urgenza per la politica e le istituzioni

Il dato dei 32 mila fuorisede non è soltanto un numero: è una fotografia delle fragilità strutturali che l’isola deve affrontare. Servono strategie di attrattività universitaria, investimenti nelle residenze e nei servizi per studenti, percorsi di collegamento più stretti con il mondo del lavoro. In caso contrario, l’università continuerà a essere per molti siciliani non una porta di accesso al futuro, ma il biglietto di sola andata per un’altra terra.

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