Sicilia, Sanità in affanno: peggiorano i Lea, la Regione perde 11 punti in un anno

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La fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe sulla sanità italiana conferma, ancora una volta, il divario strutturale tra Nord e Sud. Nel monitoraggio 2023 dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), pubblicato dal Ministero della Salute, la Sicilia registra un dato allarmante: -11 punti rispetto al 2022, con la conseguenza di restare inadempiente in due aree fondamentali — prevenzione e assistenza distrettuale — e incapace di raggiungere gli standard minimi fissati a livello nazionale.

Un arretramento che pesa come un macigno su un sistema sanitario regionale già fragile, dove le difficoltà croniche si intrecciano con le emergenze quotidiane: carenza di personale, tempi d’attesa infiniti, strutture obsolete e un’emigrazione sanitaria che continua a svuotare gli ospedali dell’Isola a favore delle cliniche del Nord.

Il confronto con il resto del Paese

Se Veneto guida la classifica delle Regioni adempienti, e al Sud fanno passi avanti Campania e Sardegna, la Sicilia si ritrova invece in un gruppo di “ritardatarie” che comprende Abruzzo e Valle d’Aosta. Ancora peggio la Basilicata (-19) e la Lombardia (-14), a dimostrazione, come sottolinea il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, che «la tenuta del Servizio sanitario nazionale non è più garantita nemmeno nei territori con maggiori risorse o reputazione sanitaria».

Una frattura che penalizza i cittadini siciliani

Il dato siciliano non è soltanto un numero. Significa che la qualità e la tempestività delle cure dipendono sempre più dalla Regione di residenza, e che i cittadini dell’Isola continuano a essere discriminati in un diritto costituzionale fondamentale: la tutela della salute.
Nonostante i piani di rientro e i commissariamenti abbiano in parte riequilibrato i bilanci, non si è tradotto in un reale miglioramento dei servizi. Anzi, la Sicilia paga ancora il prezzo di decenni di gestione emergenziale e di scelte politiche che hanno privilegiato il contenimento della spesa rispetto agli investimenti in personale, tecnologie e infrastrutture.

La richiesta di un cambio di rotta

Gimbe invoca una radicale revisione dei Piani di rientro e del sistema di monitoraggio ministeriale, giudicato troppo limitato e incapace di fotografare la reale qualità dell’assistenza. Senza un’inversione di tendenza, il rischio è che la Sicilia resti intrappolata in una spirale di arretramento, con un sistema sanitario sempre più distante dai bisogni dei cittadini.

In altre parole: la salute dei siciliani non può più essere ostaggio delle statistiche e delle burocrazie. Serve un piano straordinario, strutturale e coraggioso. Altrimenti, i dati del 2023 non saranno che l’ennesimo avviso ignorato.

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