Sanità negata: il calvario di una paziente ragusana tra codici errati e rimpalli burocratici

La sanità pubblica dovrebbe essere sinonimo di accessibilità e tutela della salute per tutti i cittadini, ma spesso si trasforma in un labirinto kafkiano di codici errati, agende chiuse e rimpalli infiniti. È quanto accaduto alla signora S.C., protagonista di una vicenda che rappresenta emblematicamente le falle del nostro sistema sanitario.

Un esame necessario, un percorso impossibile

Il 20 dicembre scorso, al termine di una visita neurologica, la paziente riceve dallo specialista la prescrizione per una scintigrafia globale corporea, un esame diagnostico cruciale per il suo stato di salute. Per semplificare le tempistiche, il medico compila direttamente l’impegnativa, evitando il passaggio intermedio dal medico di famiglia. A quel punto, la signora si reca in farmacia per prenotare l’esame attraverso il sistema sanitario nazionale, utilizzando il codice di riferimento 92185. Tuttavia, le viene comunicato che la prenotazione non può essere effettuata. Si dirige allora al CUP di Ragusa, ma qui si trova di fronte a un ulteriore ostacolo: le agende delle scintigrafie sono chiuse e gestite direttamente dall’ospedale Giovanni Paolo II, dove però nessuno sembra saperne nulla. Determinata a trovare una soluzione, la paziente si reca al CUP di Pozzallo. Finalmente arriva una spiegazione: il codice utilizzato è errato e l’indirizzo della prescrizione è incompleto. Un dettaglio apparentemente banale che, però, si traduce in un blocco totale del percorso di cura.

La beffa finale: un numero di telefono che porta all’hospice

Disorientata e esasperata, la signora S.C. si rivolge al Comitato Civico Articolo 32, il quale prende in carico la vicenda e cerca di ottenere risposte dalle strutture sanitarie. Dopo numerosi tentativi, riescono a ottenere un numero telefonico per le prenotazioni della scintigrafia. Ma ciò che accade ha del surreale: il numero fornito corrisponde al centralino di un hospice per malati terminali. Un errore che sconfina nella tragicommedia, rivelando non solo l’inefficienza del sistema, ma anche la totale assenza di empatia nei confronti dei pazienti. Di fronte all’impasse, viene suggerita una nuova formulazione della ricetta, accompagnata da una visita anamnestica. Il 12 febbraio, finalmente, la documentazione viene accettata e tutto sembra risolto. Ma la speranza dura poco: la prenotazione dell’esame continua a rimanere impossibile. Il motivo? I traccianti immunologici e recettoriali necessari per l’esame devono arrivare dal Belgio, con tempi di attesa indefiniti. Un dettaglio che getta una luce inquietante sull’organizzazione della sanità pubblica: com’è possibile che un esame diagnostico fondamentale per la salute di una persona dipenda da forniture estere senza certezze sui tempi?

Il presidente del Comitato Civico Articolo 32, Rosario Gugliotta, denuncia con forza questa situazione: “Siamo di fronte a una vergogna inaccettabile, un sistema che, invece di garantire cure tempestive, impone ostacoli insormontabili. Non ci rassegniamo e continueremo a lottare affinché nessun cittadino debba subire un simile trattamento.” Una storia che non può e non deve restare inascoltata. Quante altre persone stanno vivendo un incubo simile, senza avere voce per denunciarlo? Il diritto alla salute non può essere sacrificato sull’altare della burocrazia e dell’inefficienza.

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