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Ragusa dice No alla guerra. E abbraccia idealmente l’Ucraina. FOTO
02 Mar 2022 22:01
C’erano migliaia di persone questa sera in piazza San Giovanni a Ragusa. Una piazza colorata dalle bandiere della pace, dai cartelloni scritti dai ragazzi delle scuole, dai gruppi scout, dai liberi cittadini, dalle tantissime sigle che hanno aderito a questa grande manifestazione, voluta da CGIL e ANPI in primis, ma che ha trovato il sostegno dell’amministrazione comunale, di molti rappresentati politici (nessuno, però, ha esposto simboli di partito) e della chiesa.
La cattedrale, sulla facciata, portava i colori blu e gialli della bandiera ucraina. Un popolo orgoglioso, patriottico e comunque la si pensi su questa vicenda, una cosa è certa: si tratta di un Paese che è stato invaso da un altro Paese.
Quindi, no a ogni forma di guerra. C’era chi gridava “Ucraina, Ucraina”. Chi semplicemente “Pace, pace”. E poi c’erano alcuni rappresentanti della comunità ucraina in provincia e non solo: sono soprattutto donne che lavorano qui, o che sono sposate con persone che abitano qui e che si sentono italiane, stanno qui da almeno 20 anni, ma allo scoppio della guerra tutto è cambiato, anche se in realtà, per loro, la guerra è inziata nel 2014, con l’annessione della Crimea: “Riceviamo messaggi dai nostri cari per stare sereni”, ci spiegano un gruppetto di donne e aggiungono: “Bisogna dimostrare al mondo tutto ciò che succede. E ciò che succede è che muoiono persone innocenti”. Queste persone, al momento, si spostano di città in città ogni volta che si organizza una protesta, in tutta la Sicilia: “Abbiamo fatto molte manifestazioni e in questo momento siamo tutti uniti, anche se avevamo punti di vista diversi”, ci raccontano.
Sono storie drammatiche e toccanti, come quello di Svitlana, che ha il figlio in guerra ma che, ci spiega: “Non posso impedire ai miei figli di combattere per il nostro Paese”. Parole difficili forse da comprendere per noi occidentali, dove il senso e l’amore per la Patria sono concetti piuttosto lontani. C’è chi, come Patrizia, che invece aspetta di poter riabbracciare la sua piccola Sofia,una bimba in affido, rimasta in Ucraina a causa della guerra.
Prima che il corteo si spostasse da piazza San Giovanni, hanno parlato al microfono i rappresentanti istituzionali, il sindaco, gli organizzatori e il Vescovo. Tutti uniti, a gran voce, per dire No alla guerra.
Poi, il corteo si è spostato in via Vittorio Veneto, via Roma, piazza Libertà e infine piazza del Popolo: è la lunga marcia per la pace di Ragusa. Qui, sotto il monumento dei caduti, i cittadini hanno intonato “Bella ciao”, che è una canzone nel sentire comune abbinata al concetto di liberazione. Poi, il corteo si è sciolto.
Ragusa c’era. Ragusa ha saputo manifestare con orgoglio la propria convinzione e, in un abbraccio virtuale, ha fatto sentire la propria presenza all’Ucraina.
Foto: Irene Savasta e Giovanni Gurrieri
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