QUALCUNO DICE CHE ” IL FUTURO È MORTO! “. RIFLESSIONI SUL “MURU A SICCU”

Si sono esaurite le spinte storiche e culturali della ricostruzione, i settori economici propulsivi primari  ormai  boccheggiano, stentano a sopravvivere e a progettare un nuovo percorso di sviluppo endogeno in una  Sicilia confusa e smarrita. Oggettivamente il declino c’è e ormai anche la locomotiva del  Sud Est  della Sicilia procede con difficoltà. Non mancano, invero,  segnali di un possibile risveglio nel turismo e nel sistema delle infrastrutture, della produzione e dei trasporti  sia tradizionali  che informatiche. Sul piano complessivo però prevale un atteggiamento diffuso di attesa passiva  e, per certi aspetti, un sentimento mortale  di rassegnazione fatalistica al finire delle residue possibilità. Nella incipiente  crisi di sistema il giro di boa è affidato ad un evento ”magico” che possa venire dalla nuova  classe dirigente:intellettuale e spirituale,socio-economica  e politico – amministrativa. Forse è proprio questo il problema nodale. La crisi non è solo all’esterno,nei settori ma ha colpito l’interno,l’anima e l’etica della politica,anzi gli stessi “politici” in senso lato. Per cui < il futuro è morto dentro di noi !> e poi nel  nostro territorio,nelle nostre città,nella nostra gente. Anche i giovani sono in crisi “nera” : distratti,passivi e sonnolenti; non annunciano più novità e progettualità di rilievo ma ,in generale, esprimono il chiacchiericcio dei < quattro amici al Bar > o  il piatto  conformismo delle tribù di appartenenza e/o di elezione,alla ricerca di qualcosa che spezzi la monotona e piatta ripetitività del fine settimana o del tran tran quotidiano.

E’ questa la percezione diffusa e cinica,comprovata anche da ricerche. La” perifericità “ è cresciuta dentro di noi. Non cerchiamo e non pensiamo che serva cercare studio e lavoro; inventare il lavoro è inutile perché è una impresa “impossibile”.  Come uscire dal labirinto cieco in cui ci siamo cacciati non sempre per colpa nostra ma di una concezione “antica,inadeguata e ripetitiva” della politica che viene ancora  concepita come “distribuzione” di posti,opportunità e chiavi di ingresso e di sistemazione e non come”creazione innovativa”,funzionale,razionale e programmabile. Serve a riguardo la saggia e moderna definizione  di < politica > da parte di don Lorenzo Milani il quale confessava che aveva scoperto il vero significato della politica quando :< Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica,sortirne da soli è l’avarizia! > (da Lettera a una professoressa).

 Che fare? Bisogna cambiare….. affermare e testimoniare una politica altra e alta nella quale domini non l’avarizia e il cieco individualismo egoistico ma l’etica della condivisione dei beni e la corresponsabilità delle elaborazioni, decisioni e della compartecipazione. In questo caso la politica non è “una passione inutile” ma una virtù di prossimità,< la forma più alta della carità umana >(come diceva il Beato Papa Paolo VI° -GBattista Montini) – un’arte ingegnosa e impegnativa del servizio disinteressato e finalizzato innanzitutto ai poveri “lazzari”, ai < meninos da rua >,ai poveri più poveri  di periferia, ai bambini <ristretti delle carceri> , a quelli che “sopravvivono” dalla tempestosa navigazione degli immigrati “poveri” con i <barconi della disperazione e della crudeltà criminale degli scafisti>. La politica in questo caso assume su di sé il problema  di tutti,dei deboli e dei poveri  e cerca di < sortirne la soluzione > in nome della civiltà umana , della giustizia sociale e dell’amore cristiano.(produzione di un sicuro “corridoio umanitario” a spese di tutti,come ho sostenuto da tempo nei miei libri a partire da “FRATELLO IMMIGRATO”(ediARGO 2006).

Nella nostra Sicilia,soprattutto oggi,e  in tutte le terre di approdo degli immigrati poveri , che vengono dall’Africa e dall’Oriente, ci vorrebbe “una mano di Dio che provvede e salva” attraverso l’opera generosa e politica della solidarietà umana  degli uomini ,fratelli in umanità .

Ci vorrebbe soprattutto  una coscienza giovanile più “riflessiva  “e più impegnata a frequentare ambienti associativi e formativi  dove si possano ricostruire come nel passato “ luoghi di libertà,maturità e verità”.Non si può non ricordare che anche  da noi crescono i poveri e sale la povertà.( in certi casi anche la miseria!). Da noi  c’è il fiume vorticoso e  in piena della disoccupazione giovanile di massa (intellettuale e operaia,maschile e femminile!); prolifera  il ricorso al precariato come area di lavoro in chiaroscuro, legittimato dalla richiesta della domanda e dell’offerta, che lo si riproduce sistematicamente,anche se si sa che è sfruttato e funzionale  all’espansione  innanzitutto del profitto privato. La Sicilia è diventata di fatto – e forse per scelte cieche- un parcheggio di questa forza lavoro destinata a vivere  di stenti o tutt’al più a riciclarsi per ambiti e settori,contendendosi  in una perenne “guerra tra poveri” briciole  di opportunità e possibilità di precarietà volatile e….  attimi di speranza. Da molto tempo non si produce né si riproduce,a livello imprenditoriale e direttivo sia nel privato che nel pubblico/sociale o istituzionale,  un vero monte/lavoro per una logica di sviluppo con caratteristiche di durata e di stabilità. Ci vorrebbero ulteriori provvedimenti di incentivazioni miranti a costruire una rete virtuosa  di consolidamento per una intelligente  acquisizione  di altri spazi di produzione  e di mercato glocale. Le proposte che corrono per il web parlano  di “salario di cittadinanza”( M5S stelle) o di “lavoro di cittadinanza”(PD) o di “lavori socialmente utili” nelle aree più arretrate e bisognose,ma anche queste sembrano più slogans propagandistici  che <progetti – obiettivo >.La politica da tempo( 30 anni !?) ha abbandonato  la  sua nobile funzione pubblica < di promozione umana,sociale e culturale come via di redistribuzione della giustizia sociale e della solidarietà .(come si legge nell’art.3 della nostra Carta Costituzionale!) .

 In altra sede ho scritto che bisogna legare il diritto allo studio all’esercizio concreto del diritto al lavoro. Il primo serve a liberare l’essere umano dall’ignoranza e dalla dipendenza in foro interno. Il secondo serve a dare alla propria dignità ritrovata la qualità della creatività e competenza e bravura in foro esterno, nei ruoli professionali polivalenti. Possono morire o cambiare per ristrutturazioni o trasformazioni  le mansioni ma non deve mancare  la cura e il richiamo del capitale umano di competenza qualificata e di innovazione di processi ,basato sul nesso virtuoso e  permanente  tra scuola e lavoro,tra formazione professionale e ri-socializzazione  lavorativa in azienda.

 La disoccupazione oggi è un fiume sociale  che scorre in un letto senza argini. Essa straripa e rovina tutto. Che fare?

 Ci vogliono idee nuove di sviluppo generale. Ci vogliono beni comuni che possano geneticamente riprodurre e  favorire l’espansione del lavoro finalizzato  alla buona e utile (a sé e al Paese!) occupazione legata al merito etico e tecnico dell’istruzione  e della formazione in espansione progressiva di tipo  ricorrente e permanente. Questo è il nuovo terreno aperto alla seminagione di nuovo lavoro pubblico e privato sia per i giovani nativi indigeni che per i giovani immigrati di prima e di seconda generazione in vista di una struttura dinamica di conoscenza e di opzione fabrile.Ogni municipalità deve poter implementare per loro < un ascensore sociale e civile > per risalire dalla disoccupazione e dalla povertà e raggiungere nuove basi e nuove possibilità  nelle varie direzioni. Sembra questo discorso utopistico ma in realtà è concretamente “utopico” e ricostruttivo,cioè “politico” nel senso più proprio e più alto.

Ecco un esempio concreto che sa di paradigma e metafora, feconda, analogica  e performativa,capace di generare altra vita e altra storia lavorativa e sociale,economica e politica:

< ‘u muru assiccu > – è  la storia di un bene culturale che deve essere riportato dalla memoria delle nostre radici alla visibilità vivente e rigenerativa del nostro presente perché sia un giacimento e una sorgente di nuova ricchezza e nuova cultura etica e lavorativa,un volano di futuro. Come sappiamo i problemi  di vita nella nostra realtà municipale sono ingenti ed urgenti in qualità e quantità.( e non dobbiamo tralasciare anche quelli esistenziali del senso sacro della vita,della intimità e umanità delle relazioni e dei comportamenti. Una cartina rivelatrice è data dalla esclusione pregiudiziale e sistematica, antropologica e culturale dei giovani immigrati,maschi e femmine,dagli studi adatti a loro  e dalle possibilità di lavoro regolare nel mercato dei lavori. Per loro apprendere la lingua italiana (anche con il cellulare!),saper parlare e saper comunicare per intendere e farsi intendere  è decisivo per l’inserimento e la buona e civile integrazione. Si tratta di  smantellare  seriamente i tanti muri di pregiudizio e di paura, i “ghetti a scuola” che spesso  riproducono i ghetti nella società e nei quartieri,cioè favorire il multiculturalismo “analogico” e democratico e la socializzazione umanistica,solidale e storico -culturale per condividere  l’ethos della identità italiana e della sua Carta Costuzionale.

In atto non c’è da noi una socializzazione  civile di piena e fiduciosa accoglienza e di promozione di una integrazione progressiva consapevole e impegnata sul piano morale e culturale,laica e tollerante,multireligiosa e politica. Il condizionamento massmediatico si esprime nel senso dell’appiattimento e del condizionamento da parte di un feroce individualismo di massa e  di un consumismo ideologico  fine a se stesso.

La cultura e la politica hanno  bisogno di pensare insieme sui progetti-obiettivo,di interrogarsi sulle idee strategiche del passato che sono state capaci di generare lavoro e sviluppo e un moto di impegno e di mobilitazione per il futuro comune. Spesso attorno a semplici idee guida sono nati movimenti sociali,giovanili o popolari di rinnovamento e cambiamento. Dobbiamo svegliarci da un  lungo sonno della Ragione Politica e dismettere la falsa coscienza di chi ritiene che solo da trasferimenti di dotazioni finanziarie da Bruxelles,da Roma o da Palermo si possono fare e cambiare le condizioni e le situazioni.)

Tutti  i politici  di formazione “empirica” sono  in grado di stilare elenchi e parole d’ ordine ma non tutti sono  capaci di argomentare e  trasformare i < valori obiettivo > in coerenti  <progetti esecutivi >di azione politica e amministrativa secondo cadenze temporali ,precise e verificabili,mediante una intelligente programmazione.(entro i tempi della governance di durata degli organismi decisionali. Il discorso riguarda le sequenze di elaborazione e  produzione della decisione e la stessa  attuazione coerente della stessa.) Una classe dirigente deve poter essere valutata “scientificamente” sul metodo e sulle capacità,dal momento in cui indicate le risorse di cui dispone e le finanze a cui può attingere si mette in azione. Nulla deve essere affidato al <videmu!>.Bisogna chiarire che i valori obiettivo sono di per se razionalmente  trainanti e unificanti,mobilitanti e programmatori,selettivi ed impegnativi. Altrimenti rischiano di diventare la <scatola vuota> di un pressapochismo politico-amministrativo. Chi vive politicamente del favore dei Vicerè ,come nel passato, aspetta i finanziamenti a pioggia per attivarsi.…..Questa articolata riflessione introduttiva sul metodo e sul merito di una nostra visione   sociologica dei processi culturali e politici in corso da noi, ha lo scopo consapevole e fiducioso di rivolgere un invito razionale  ad una svolta e ad una assunzione di nuova identità e responsabilità di funzione ai nostri uomini politici di governo e di società civile  per essere più “adeguati” e moderni nella loro azione e programmazione. Nella convinzione che si può evitare la tentazione (forte in politica !) di cadere nel populismo se il dialogo con il popolo si esprime in ragionamenti  e in uno spazio “cittadino”di libertà,verità e maturità.

Ebbene come andremo a incominciare?

A mio parere  dal < ‘muru a ssiccu !> non per “nostalgia di un passato “ di  grandi meriti  storici,culturali e identitari ed economici (ecologici,agricoli e di pastorizia e zootecnia…) ma  consapevolmente da una “nostalgia di futuro”. E’ proprio dalla idea di questo bene storico e monumentale che bisogna riscoprire non solo una memoria e una cultura antropologica e promozionale ma soprattutto una sua valorizzazione pubblica e una  celebrazione culturale e  politica in sede legislativa come <BENE CULTURALE da tutelare e  sviluppare !>. Se viene riconosciuto tale(come i sassi di Matera!?)dalla Regione Siciliana,dallo Stato,dalla Unione Europea diventa per le nuove generazioni un bene da conservare come bene identitario e da affermare come leva di lavoro, non solo socialmente utile ma qualificato di per sé ,un vero e proprio “giacimento reale e metaforico”per lo  sviluppo  multiforme, sinergico ed intensivo  del  futuro al servizio di una tipica e metaforica armonia  uomo-natura suscettibile di trasferimento potenziale e capace di ulteriore  arricchimento. Non solo non dobbiamo far morire una professionalità di lavoro qualificato ma dobbiamo insegnare ad apprendere come si può creare il lavoro e i beni di riferimento… (ecco: una idea paradigmatica e metaforica suscettibile di applicazione e riferimento in qualunque altro settore alla maniera di un “ modello antropologico e culturale”per un  sano e armonico  intervento antropico e riproduttivo!).

< ‘u muru assiccu  > diventa cioè un bene culturale di valenza ideale, un bene culturale da riconsegnare alla collettività e da trasmettere per generare altro bene non solo lavorativo ed economico (un’ Azienda di lavoro e di produzione specifica che ha una tipicità di funzione nella salvaguardia dell’ambiente  e nella contestuale creazione di buona occupazione …) ma anche “maieutico” per il futuro del lavoro che non è tagliato dalla dinamica dell’avvenire. Questo bene è diffusivo ed è un bene “parlante” e comunicante. Non è solo un imprinting ma un “differenziale” di qualità di vita .Non serve solo per una artistica fotografia di memorie ma è il “simbolo” di bellezza ed armonia,di sacralità ed armonia della vita(spesso vi si ricavano “i fiuredde”!) ma anche “esempio” di assetto urbanistico delle campagne e proprietà con uno studiato equilibrio “ idro-geologico” recuperando terra e terreni dei “pendii”…

Non sembri esagerato affermare che “i muri assiccu “ non sono solo ricordi e foto d’epoca ma “beni “ che abbiamo ricevuto in “eredità collettiva” dai nostri antenati. Sono vere e proprie < immagini utopiche del futuro> a misura della nostra weltanschauung umana e spirituale. Dobbiamo riconsegnarli  alla storia,alla grande storia delle nuove generazioni come il ritorno di un seme antico,di una intuizione strategica di sviluppo che si fonda sulla intelligenza,sul lavoro,sull’armonia e sulla stabilità di funzione legata al primato dell’uomo e della vita. Un BENE CULTURALE non è un bene di consumo ma  un capitale da investire  e accrescere ,non ha solo,quindi, un valore di scambio ma soprattutto per l’intera Comunità di pertinenza un vero e proprio “valore d’uso”,generatore di altri valori d’uso e di scambio. Ci consente di ritornare ad abitare lo spazio ed il tempo della nostra campagna e città con un senso di rispetto e di fiducia; ci consente di provare ancora un sentimento di gratitudine nei confronti degli uomini,degli animali,delle piante e delle costruzioni di difesa,ci consegna la natura come valore collettivo per continuare e  provare ancora l’incanto,la magia e la bellezza che viene dall’armonia e dalla “visione” di questo simbolico squarcio di umanità e di vitalità perenne in evoluzione naturale e cosmica. Ci soccorre in questo dialogo profondo P.Teilhard de Chardin il quale scriveva che < la sola unità umana,veramente naturale e reale, è lo Spirito della Terra > e che < l’Amore è la più universale,la più formidabile e la più misteriosa delle energie cosmiche…..è l’universo che si fa avanti> (P.Teilhard de Chardin,L’energie humaine ,Editions du Seuil ,Paris 1962.trad. Dozon Daverio Annetta,Pratiche Editrice,Milano 1997 pp.20-21). Lo Spirito è,infatti, <un meta fenomeno>  che attraverso la natura e l’uomo rinnova  e riafferma  la forza della vita e dell’ evoluzione verso il punto OMEGA dell’armonia spirituale e cristocentrica.

Luciano Nicastro- filosofo e sociologo ragusano

 

 

 

 

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