Privatizzazione Catania e Comiso, ecco chi sono i big player in gara per gli aeroporti siciliani

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La privatizzazione della SAC, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, entra nella fase decisiva con la scadenza del 15 giugno per la presentazione delle manifestazioni di interesse. Si tratta di un passaggio strategico che riguarda non solo il principale scalo siciliano, ma l’intero sistema aeroportuale della Sicilia orientale, con un impatto diretto anche sull’area iblea e sul futuro dell’aeroporto di Comiso.
La procedura prevede la cessione di almeno il 51% del capitale della società e punta a selezionare un partner industriale in grado di sostenere un piano di sviluppo infrastrutturale e gestionale di lungo periodo. L’attenzione è soprattutto sullo scalo di Catania-Fontanarossa, principale hub passeggeri del Sud Italia con oltre 12 milioni di transiti annui e fulcro del sistema aeroportuale regionale.
Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni del settore e dalla documentazione della procedura, l’operazione mira a rafforzare la competitività degli scali attraverso investimenti infrastrutturali, potenziamento della capacità operativa e miglioramento dei collegamenti intermodali. La gara coinvolge operatori europei e internazionali insieme ai principali gruppi italiani della gestione aeroportuale, in un contesto altamente competitivo che punta ad attrarre capitali e competenze industriali.
Dal punto di vista dell’area iblea, la partita è tutt’altro che marginale. Il futuro di Comiso rappresenta infatti uno dei nodi centrali della pianificazione territoriale del Sud-Est siciliano. Lo scalo, nato con l’ambizione di essere infrastruttura complementare a Catania, ha vissuto negli anni una crescita discontinua, alternando fasi di sviluppo a momenti di sottoutilizzo.
Oggi la prospettiva di un sistema integrato riporta al centro la funzione strategica dell’area iblea: non più territorio periferico rispetto a Catania, ma nodo potenziale di una rete aeroportuale policentrica. In questa visione, Comiso potrebbe assumere un ruolo specifico nella gestione dei flussi low cost, charter e cargo, con particolare attenzione al comparto agroalimentare locale.
Dai distretti produttivi del pomodoro di Pachino alle eccellenze ortofrutticole, dal vino alle mandorle, il sistema ibleo potrebbe beneficiare di un’infrastruttura aeroportuale funzionale all’export, riducendo tempi e costi logistici e rafforzando la presenza sui mercati internazionali.
La privatizzazione della SAC non è solo un’operazione societaria, ma un passaggio che definisce il modello di sviluppo della Sicilia orientale nei prossimi decenni. Per l’area iblea la sfida è evitare che Comiso resti un’infrastruttura marginale e trasformarlo in un asset stabile all’interno di una rete aeroportuale integrata.
Il rischio, in assenza di una visione industriale equilibrata, è una centralizzazione eccessiva su Catania. La possibilità, invece, è quella di un sistema duale in cui Catania e Comiso si completano.
In questo scenario si inserisce la gara internazionale che vede la partecipazione di alcuni dei principali player europei e globali del settore aeroportuale: da Aena a Vinci Airports, passando per gruppi tedeschi e operatori come Macquarie Group e Corporación América Airports. Sul fronte italiano sono attese le mosse di Save S.p.A., Mundys e soprattutto di 2i Aeroporti, controllata da F2i SGR e partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, indicata come uno dei soggetti più solidi nella competizione.
Per l’area iblea, però, il punto centrale non è solo chi vincerà la gara, ma quale modello di sviluppo verrà adottato per Comiso all’interno del sistema aeroportuale.

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