Pozzallo e la sua voglia di diventare “Città”, ma c’è qualcosa che dal 1829 non è mai cambiato

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Nel 2029 Pozzallo compirà duecento anni da Comune autonomo e vuole arrivarci con il titolo di “Città”. La Giunta ha approvato la delibera numero 220 del 1° ottobre 2026, il “Progetto Città di Pozzallo”. La delibera dà mandato al sindaco di presentare l’istanza al Prefetto e poi al ministero dell’Interno. Il titolo lo concede il Presidente della Repubblica con un decreto, come prevede l’articolo 18 del Testo unico degli enti locali.All’istanza è allegato un dossier storico-istituzionale preparato dal segretario generale dell’ente, Giampiero Bella. Racconta il porto e il suo peso nel Mediterraneo, il commercio, l’accoglienza, e naturalmente Giorgio La Pira, il pozzallese più illustre. L’atto resta all’albo pretorio fino al 16 ottobre.

Il dossier può dimostrare molto, ma una cosa non può cambiarla. Il titolo di Città è un riconoscimento d’onore e non sposta i confini di un metro. Pozzallo resta il comune con il territorio più piccolo della provincia di Ragusa, un perimetro che coincide quasi con le case. È una vecchia partita, giocata soprattutto con Modica, e circa vent’anni fa era arrivata a un passo dal referendum.


La storia comincia il 12 giugno 1829. Con un decreto di Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie, il borgo marinaro si stacca da Modica e diventa Comune. Riceve però un territorio esiguo: 1.496 ettari, poco meno di quindici chilometri quadrati. All’epoca bastavano per poche centinaia di abitanti. Poi il porto e i traffici fecero crescere la popolazione in fretta, e il territorio restò quello. Lo storico pozzallese Sigona lo ha raccontato a questo giornale nel 2018. Già pochi anni dopo l’autonomia ci furono molte proteste, ma senza risultato. Gli amministratori di Modica e di Ispica non vollero cedere nemmeno un lembo delle loro campagne.


La vicenda si riapre alla fine del 2000. La legge regionale numero 30 del 23 dicembre, che riordina gli enti locali siciliani, stabilisce la procedura per cambiare i confini di un Comune. La procedura prevede diversi passaggi. Il Consiglio comunale interessato approva il progetto a maggioranza assoluta. Il progetto resta all’albo per quindici giorni e gli altri Comuni coinvolti hanno sessanta giorni per esprimersi. Se tacciono, interviene l’assessorato regionale agli Enti locali, che verifica le carte e autorizza il referendum consultivo tra le popolazioni interessate. Il voto è valido solo se si presenta la metà più uno degli aventi diritto. Se il quorum c’è e vince il sì, il Presidente della Regione firma il decreto che ridisegna il confine.

Il sindaco di Pozzallo era Roberto Ammatuna, al primo dei suoi mandati, dal 1997 al 2007. Già nel 2000 aveva chiesto alla Regione una norma che permettesse di consultare i residenti delle contrade modicane al confine. Nel 2002 trasmise all’assessorato regionale agli Enti locali un progetto di ampliamento. Disegnava una fascia ad arco da ovest a nord, dalla spiaggia di Maganuco fino alla zona industriale. Erano circa 35 chilometri quadrati in più e la superficie complessiva sarebbe arrivata a una cinquantina.

Ammatuna parlava soprattutto di sicurezza. La zona industriale sorge a ridosso delle case di Pozzallo ma è in territorio modicano. Secondo lui i pozzallesi devono sapere che cosa succede a pochi chilometri da casa. I residenti delle contrade al confine, dal canto loro, si sentivano lontani da Modica e usavano soprattutto i servizi di Pozzallo, pur pagando le tasse altrove.


Il progetto andò a sbattere contro Modica. Nel 2002 era stato eletto sindaco Piero Torchi, che restò in carica fino al 2008. Sigona ha ricordato la sua netta chiusura e le lungaggini burocratiche, che insieme bloccarono la procedura. Il racconto di Ammatuna nel 2018 era più amaro. «Fu promulgato anche un referendum – disse – ma conclusasi la mia legislatura tutto sfumò». I residenti delle contrade non furono mai chiamati alle urne. Il mandato finì nel 2007 e i sindaci successivi non ripresero la pratica. Secondo Sigona il dossier finì in un cassetto anche per lo scarso interesse delle amministrazioni che vennero dopo.

Nel 2018, tornato sindaco, Ammatuna annunciò di voler riaprire la partita «in serenità e in piena civiltà, senza prese di posizione municipalistiche». Da allora, però, non risultano nuovi atti formali.

Così, a tre anni dal bicentenario, Pozzallo chiede a Roma un titolo che parla della sua storia. Il confine, che pesa sul suo futuro, è ancora quello tracciato dal re Borbone. Il titolo di Città può arrivare con un decreto. Il confine invece richiede una legge regionale, un’intesa con i vicini e un voto dei residenti. Duecento anni dopo, la vera prova di maturità per Pozzallo resta quella dei suoi confini.

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