PADUA, AMARA SCONFITTA

È finita tra le lacrime dei giocatori e gli applausi del pubblico che ha voluto comunque ringraziare i paduini per l’impegno profuso durante questa sfortunata stagione che era iniziata con tante speranze e che invece si è conclusa con una retrocessione che, se anche oggi fa male, vuole essere vissuta dai dirigenti biancazzurri come un’occasione per rafforzarsi, per far crescere i propri giovani e puntare alla promozione nella serie cadetta fin dalla prossima stagione. A due giornate dalla fine del campionato, e con una posizione in classifica disperata, per il Padua le speranze di salvezza passavano attraverso una vittoria con il Colleferro. La sconfitta odierna, 17 a 39, ha cancellato ogni speranza, facendo di conseguenza sprofondare la squadra iblea nell’inferno della serie C1. L’inizio dell’incontro è tutto di marca colleferrina: i laziali devono lavare l’onta della sconfitta di sette giorni prima in quel di Reggio Calabria e fin dalle prime battute si gettano all’attacco con l’intenzione di far quanto più male possibile (in senso esclusivamente sportivo, è evidente) alla squadra iblea. E il Padua, che soffre maledettamente in mischia chiusa e nelle rolling maul, non riesce a produrre gioco. Al 5° arriva la marcatura di Luca De Maggi, dopo una serie di pick and go sulla linea di meta biancazzurra, e al 17° è Rosario Giusti a segnare dopo un’azione che si sviluppa su più fasi e chiusa dal centro rossonero, bravo a trovare un angolo di corsa che lo rende imprendibile per la difesa iblea. Entrambe le mete sono trasformate dal mediano Hernan Resta. 0 a 14. Fino a questo momento del Padua non si è visto quasi nulla, e per vedere finalmente un’azione degna di questo nome bisogna aspettare il 27° quando Peppe Iacono, con una delle sue proverbiali finte, spiazza l’intera difesa ospite e si tuffa in area di meta al centro dei pali. Con la sua trasformazione fa 7 a 14. Il risveglio dei giocatori di casa fa sperare in un ribaltamento del risultato, invece, sette minuti dopo, la meta di Resta spegne ogni illusione ai giocatori iblei e al centinaio di spettatori presenti in tribuna. Lo stesso giocatore trasforma. 7 a 21. Nell’intervallo coach Greco cambia mezza mischia: escono Eugenio Lo Presti, Michele Campanella, Carlo Firrito e Paride Vona, entrano Daniele Stracquadanio, Paolo Bellio, Stefano Russo, Giuseppe Garozzo, ma il risultato non cambia più di tanto: la mischia laziale continua a dominare, quella siciliana a subire. Al 43° un’altra invenzione di Peppe Iacono, un calcetto a scavalcare la linea dei trequarti rossonera, costa il giallo a Simone Ascenzi che commette un fallo di ostruzione ai danni proprio del capitano ibleo. La successiva punizione viene calciata in touche, e da questa nasce una maul che porta Antonio Modica fin dentro l’area di meta. Il piede di Iacono questa volta non è preciso. 12 a 24. I biancazzurri iniziano a perdere lucidità e tornano in cattedra i rossoneri. Al 50°, nonostante l’inferiorità numerica, Elia Padovese batte veloce una punizione a centro campo, prende in contropiede la difesa iblea e si invola indisturbato fino in meta. Resta non centra i pali. 12 a 29. Il Padua cerca di reagire, coach Greco mette forze fresche in campo (al 51° Ottavio Modica prende il posto di Stefano Iacono, cinque minuti dopo escono Alessandro Cappa e Giuseppe Modica, entrano Gianluca Tumino e Ruben La Rocca) ma la squadra sembra ormai in debito di ossigeno e forse rassegnata alla sconfitta. Al 55° l’ennesima touche nei 5 metri iblei porta alla quinta meta laziale. La segna ancora una volta Giusti, mentre a Resta spetta il compito di arrotondare. 12 a 36. La partita sembra ormai non debba più offrire nulla: il Colleferro controlla agevolmente, il Padua prova a far male ma i suoi attacchi si ferma sull’ottima difesa degli ospiti. Al 68° invece Antonio Modica ruba un pallone sulla linea di centro campo e, con uno scatto degno della migliore ala, corre, senza che nessuno riesca a raggiungerlo, fino in area di meta. Peppe Iacono sbaglia la difficile trasformazione. 17 a 36. A questo punto, per i paduini, diventa importante segnare la quarta meta, che darebbe loro un punto di bonus che potrebbe essere fondamentale per continuare a sperare in una pur sempre difficilissima salvezza. Così i biancazzurri cercano con le residue forze rimaste di violare ancora una volta la difesa ospite. Ma la stanchezza e il muro ospite impediscono ai paduini di marcare ancora. Invece è Hernan Resta ad arrotondare lo score della proprio squadra con una punizione calciata al 73°. 17 a 39 e partita che in pratica finisce qui. All’inizio di questa cronaca si è detto che da questa sera il Padua deve considerarsi in serie C1. In realtà la matematica lascerebbe ancora una piccolissima possibilità di salvezza alla squadra del presidente Vindigni. Attualmente la classifica, per quanto riguarda le ultime posizioni, vede Capitolina Roma a 16, Padua a 11 e Svicat Lecce a 10. Una vittoria domenica prossima dei ragusani in quel di Lecce e tre sconfitte dei laziali nelle restanti partite (la Capitolina deve anche recuperare l’incontro in casa del Colleferro) porterebbe Padua e Capitolina a pari punti e, per designare la squadra retrocessa, si dovrebbe ricorrere a uno spareggio. Inutile dire che se la matematica permette ancora questa possibilità, la ragione, purtroppo, non lascia scampo. Prima dell’incontro, su iniziativa del Padua, con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby, del Comitato Regionale Siciliano, del Comune di Ragusa e con il contributo di Hybla Rugby Ragusa, RugbyTots Italia e Rugbylja, sono state ricordate le vittime del recente naufragio nel Canale di Sicilia. I giocatori delle due squadre, la terna arbitrale, i dirigenti delle due società e una rappresentanza delle diverse squadre del Padua, dal minirugby agli old, sono scesi in campo con una maglietta commemorativa sulla quale spiccava la scritta “Anch’io sono migrante” perché 900 corpi sulla superficie del mare, o affogati sul fondo, sono un’immagine difficile da dimenticare. Con questo gesto il Padua ha fortemente voluto distanziarsi da coloro che in questi giorni giubilano per la morte di centinaia di esseri umani. Per rispondere a queste persone “poco nobili” rammentiamo che i migranti sono disperati e perseguitati. Per loro restare vuol dire morte certa, partire morte probabile. Voi cosa fareste?

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