NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA NON SI RICORDI SOLO LA SHOAH

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La Giornata della Memoria – 27 gennaio – data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, da sempre, o meglio da che io ricordi, suscita in me sentimenti così contrastanti che le considerazioni che ne derivano non riescono a ridursi ad un semplice “ricordiamo la storia affinché nulla di simile si ripeti”.

Io stessa in prima persona, mi sono recata nel febbraio 2011 in quei luoghi di morte, i campi di Auschwitz e Birkenau , onorandomi di vivere quell’esperienza accompagnata dagli alunni e da alcuni docenti dell’Itis E. Majorana di Ragusa.

Indubbiamente il toccare con mano una delle pagine più scandalose della storia contemporanea – lo sterminio di milioni di ebrei, rom, omosessuali ed oppositori politici durante il regime nazista – ha rinnovato in tutti noi orrore, sdegno e anche consapevolezza che il pericolo che qualcosa di simile si possa ripetere è sempre vivo ed attuale.

A distanza di anni mi rendo che la mera presa di coscienza non basta e non basterà, perché occorre rendere quell’insegnamento “fatto quotidiano”, come se il pericolo fosse sempre dietro l’angolo e non scritto e sepolto nelle pagine della storia.

Forse è proprio da questo pensiero che dentro di me va crescendo un rifiuto verso la commemorazione della Shoah messa in scena a teatrino ogni anno dalle Istituzioni.

Belle parole che scaldano il cuore solo per pochi interminabili secondi ma che poi ti rigettano nel presente con la sensazione disarmante che invece quelle pagine terribili di storia continuano a ripetersi ancora oggi, sotto gli occhi e il silenzio di tutti, proprio come allora.

Perché in Palestina non si tratta di un eccidio che continua dal secondo dopo guerra ai giorni nostri?

Il trattamento che riserviamo ogni giorno agli immigrati che sbarcano nelle nostre coste non è come consegnarli verso “una lenta morte”?

E ricordare Palestinesi, Cambogiani, Ruandesi, Armeni, Curdi, Ucraini, Bosniaci, Congolesi, Nativi Americani, Sudanesi, Sloveni, Serbi e la lista potrebbe continuare. Coscienti che ogni caso ha le sue specificità, crediamo che tutte le vittime abbiano pari dignità e diritto al ricordoOgni giorno dell’anno il mondo dovrebbe piangere le vittime di tutti i genocidi, violenze e barbarie di questo mondo: palestinesi, cambogiani, ruandesi, armeni, curdi, ucraini,bosniaci, congolesi, nativi americani, sudanesi, sloveni, serbi e potremmo continuare…. “Io vi ricordo”.

(ndr: ringrazio i compagni di “Palestina Libera” per gli spunti che mi hanno dato).

 

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