Nel volume per i 50 dalla morte di Giuseppe Ungaretti, un saggio di Grazia Dormiente. VIDEO

In occasione del cinquantenario dalla morte del poeta Giuseppe Ungaretti, scomparso a Milano il 1° giugno 1970, l’Associazione Internazionale dei Critici Letterari (AICL) ha pubblicato nella Collana Saggi della Nemapress Edizioni un volume a lui dedicato. Il libro “Ungarettiana. Per i cinquant’anni dalla morte di Giuseppe Ungaretti”, a cura di Neria De Giovanni, raccoglie i saggi di 19 autori, tra poeti, scrittori e critici letterari da diverse città italiane, dall’Albania, dall’Argentina, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Romania e dal Venezuela.

Nell’elenco delle prestigiose collaborazioni, il pianificatore strategico territoriale dell’AICL Corrado Monaca, evidenzia la presenza dell’unica siciliana partecipante, Grazia Dormiente, studiosa lapiriana e di tradizioni popolari di Pozzallo, che nel suo saggio analizza l’aspetto spirituale della poesia ungarettiana incrociando anche Giorgio La Pira.

Del volume è stato curato anche un video di presentazione, con la regia di Ivan Perella, e gli interventi di alcuni degli autori che hanno contribuito all’opera.

Ungaretti, ha ricordato Grazia Dormiente nel video, «è riuscito a svecchiare il linguaggio poetico del Novecento». «Sono contenta di aver partecipato a questo evento – ha detto la studiosa pozzallese – per testimoniare anche come mi sia stato di ispirazione il luogo dove vivo e abito, Pozzallo, che è la patria di Giorgio la Pira. E Giorgio la Pira nel 1962 è fotografato accanto Giuseppe Ungaretti, che allora era presidente della Comunità europea degli scrittori, a un convegno che ricordava – e lo diceva lo stesso La Pira – il convegno del 1953, “Preghiera e poesia”.

Poiché la preghiera e la poesia sono i due pilastri della civiltà e della fratellanza umana. Pertanto, ho presentato un mio commento alla poesia secondo me più significativa dell’accorato sentimento religioso di Ungaretti, dedicata al fiume Tevere. I fiumi nella simbologia della sequenza fluviale indicano percorsi interiori. Il mio intervento ha voluto fissare come il Mediterraneo, dove si affaccia l’isola che abitiamo, sia in consonanza con quel porto sepolto che fu Alessandria di Egitto».

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