Nel carcere di Ragusa vince il gioco degli affetti: emozioni e abbracci nella “Partita con mamma e papà 2026”

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C’era un sole rovente su Ragusa e un caldo capace di scoraggiare qualsiasi attività all’aperto. Eppure, nella mattinata del 22 giugno, all’interno della Casa Circondariale, nessuno si è fermato. Anzi, per qualche ora il carcere ha cambiato volto, trasformandosi in uno spazio attraversato da sorrisi, risate, corse e abbracci.

È questo il significato più autentico della “Partita con mamma e papà 2026”, l’iniziativa promossa da Bambinisenzasbarre ETS nell’ambito della campagna europea “Non un mio crimine ma una mia condanna”, realizzata in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Per una mattinata, le barriere fisiche e quelle emotive hanno lasciato spazio alla relazione. Una palla ovale passata di mano in mano, bolle di sapone che si rincorrevano nell’aria e attività ludiche condivise hanno restituito ai bambini la possibilità di vivere il rapporto con i propri genitori in una dimensione diversa, più spontanea e naturale.

In un contesto dove il tempo e la distanza assumono significati particolari, il gioco si è confermato un linguaggio universale capace di creare connessioni autentiche. Non c’erano detenuti, operatori o volontari. C’erano soprattutto mamme, papà e figli che per qualche ora hanno potuto ritrovarsi semplicemente come famiglia.

A rendere possibile l’iniziativa è stata una rete territoriale composta dalle associazioni Ci Ridiamo Sù APS, Officina SocialMeccanica APS, Facciamo Scuola ASD, Crisci Ranni APS e Ragusa Rugby, che hanno animato la giornata con attività educative, sportive e ricreative, contribuendo a creare un clima sereno e coinvolgente.

Fondamentale anche il lavoro della Casa Circondariale di Ragusa, diretta dal dottor Santo Mortillaro, dell’Area Trattamentale guidata dalla dottoressa Maria Stella, del Comando della Polizia Penitenziaria coordinato dal comandante Claudio Iacobelli e del Comune di Ragusa attraverso gli assessorati alla Pubblica Istruzione e ai Servizi Sociali.

«Iniziative come questa mostrano il cuore del lavoro trattamentale», ha sottolineato la dottoressa Maria Stella. «Il contatto, la gioia condivisa e la possibilità di vivere un momento autentico tra genitori e figli rappresentano un passaggio fondamentale nei percorsi di relazione e crescita. Oggi il gioco ha restituito normalità e vicinanza emotiva».

Parole che trovano eco nelle riflessioni del direttore Santo Mortillaro, che ha evidenziato come la manifestazione rappresenti un esempio concreto di umanità condivisa, capace di riportare al centro il valore dei legami familiari.

Anche il comandante della Polizia Penitenziaria, Claudio Iacobelli, ha evidenziato come il gioco abbia creato uno spazio nuovo, abbattendo quelle barriere invisibili che spesso separano le persone. Dello stesso avviso l’assessora alla Pubblica Istruzione, Catia Pasta, che ha definito il gioco «uno straordinario strumento educativo e sociale», capace di costruire ponti tra mondi diversi e riportare al centro la qualità delle relazioni.

Il momento più intenso è arrivato nel finale. Le bolle di sapone si sono alzate leggere nel cielo estivo, mentre i bambini sono stati sollevati nel tradizionale rito di Crisci Ranni al grido di “cresci grande e forte”. Poi il saluto ai papà, in perfetto stile rugbistico: due ali di mani, sorrisi, applausi e abbracci.

Un’immagine semplice ma potente, che ha racchiuso il senso profondo della giornata. Per qualche ora il carcere non è stato soltanto un luogo di detenzione. È diventato uno spazio di relazione, ascolto e affetto, dove il gioco ha ricordato a tutti che la famiglia può continuare a esistere anche oltre le sbarre.

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