Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
MARIO SOLDATI IN SICILIA
15 Nov 2010 17:34
Nel 1968 lo scrittore e scenografo Mario Soldati intraprese il primo viaggio, di tre, alla ricerca dei vini genuini italiani, partendo dalla Sicilia. Da questo viaggio-studio si pubblicherà Vino al vino: una serie di appunti e aneddoti su quello che era il vino italiano all’epoca. Soldati, sebbene non fosse un enologo e tanto meno un degustatore professionale, dimostrò una notevole intuizione sulle potenzialità di certi vini, all’epoca praticamente sconosciuti, e uno sguardo critico abbastanza corretto sulle pratiche enologiche, sulla materia legislativa e sul marketing del vino italiano. Si avvalse per questo de La nuova enologia di Pier Giovanni Garoglio. La prima tappa in Sicilia fu Catania, dove lo scrittore assaggiò i vini dell’Etna. Saranno proprio questi vini a sorprenderlo, specialmente i bianchi che, in primo momento, ritenne superiori ai rossi. L’inaspettata freschezza che trovò nei bianchi etnei, al punto da ricordagli quella dei vini nordici, insinuò un dubbio nell’autore: che questa acidità sia opera di sofisticazioni nella lavorazione in cantina.
La visita a una cantina storica di Zafferana Etnea, allocata sui 650 metri di altitudine, sollevò ogni dubbio in proposito e fece sì che l’assaggio di un Etna rosso del ’48 (un vino che aveva vent’anni all’epoca) rimise in discussione il giudizio sulla superiorità dei vini bianchi etnei rispetto ai rossi. Il queste pagine ha rilevanza il fatto che già nel ’68 Soldati sia riuscito ad apprezzare le caratteristiche dei vini etnei: vini che soltanto da pochi anni sono al centro del dibattito enologico italiano. D’altronde basta sfogliare una vecchia edizione di una qualsiasi guida di vini italiani, per rendersi conto della scarsa attenzione che veniva dedicata alla enologia etnea fino 10 anni fa’. Il secondo punto importante delle osservazioni di Soldati sui vini siciliani riguarda la produzione di uve delle province di Ragusa e Siracusa destinate, all’epoca, a essere esportate al nord sotto forma di mosto. La visita di Soldati a una cantina di Portopalo che esportava mosti provenienti dalle campagne di Modica, Spaccaforno, Rosolini, Noto, soprattutto Pachino, è l’occasione per contestare una legge di fine Ottocento, che impedisce tuttora lo zuccheraggio per la vinificazione, ma al contempo mette come limite minimo di gradazione per un vino prodotto in Italia i dieci gradi alcolici.
Questa legge costrinse, all’epoca, parte del centro-nord a importare mosti ricchi di zucchero dal sud e il meridione a basare la propria produzione sui mosti, che si cercò di produrre con il massimo di quantitativo zuccherino, visto che il relativo prezzo aumentava in base a questo elemento. Per far ciò i grappoli di uva venivano lasciati il maggior tempo possibile sulle viti, in modo da accumulare il maggior quantitativo di zucchero possibile. Si diffuse così l’idea che il vino più fosse alcolico più fosse buono, proprio perché maggiormente pagato: un’idea che ancora persiste in larga parte dei consumatori. Un ultimo punto, che merita attenzione, è la sperimentazione che già all’epoca si faceva in Sicilia: a Siracusa Soldati provò un nebbiolo. Oggi sull’Isola si fa sperimentazione su moltissime varietà, alcune con buoni risultati altre meno. Basti pensare al Pinot nero e al Fiano prodotti da due cantine all’avanguardia, che hanno dato degli ottimi risultati. Molte cose sono cambiate nel mondo enologico siciliano, soprattutto negli ultimi vent’anni; ma quest’opera resta comunque valida per capire il filo conduttore che lega il vino italiano di oggi con quello del passato. (Giuseppe Manenti)
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