Gli appuntamenti elettorali sono pur sempre il più grande rito della Democrazia e qualunque sia il risultato va comunque accettato e da esso tutti gli attori della politica devono ripartire per trarne conseguenze per il futuro.
Queste elezioni ci hanno consegnato dei risultati abbastanza sorprendenti rispetto alle aspettative che tutti gli osservatori avevano maturato sulla base dei report demoscopici, ma di questo, sono piene le pagine di tutti i giornali …
Quello che invece voglio evidenziare e che a mio avviso non è stato oggetto di riflessione è l’effetto estremamente positivo che queste elezioni potrebbero avere per la “democrazia percepita” da parte degli elettori.
Mi spiego meglio. Negli ultimi anni, per una serie di fattori che sarebbe tanto complesso quanto inutile per questa riflessione esplicitare, si è percepito da parte del corpo elettorale una sorta di rassegnazione riguardo al risultato delle proprie scelte elettorali; anche il progressivo incremento dell’astensionismo testimonia una disaffezione dovuta alla sfiducia sull’utilità dell’espressione del voto.
“Tanto non cambia nulla”, “che senso ha andare a votare” sono espressioni che abbiamo sentito spesso e che esplicitavano da una parte l’assenza di un’offerta politica ritenuta conforme alla proprie aspettative, ma dall’altra anche una sfiducia di fondo nella potenzialità risolutiva dell’espressione del proprio voto, se si vuole anche una sfiducia di fondo nell’essenza della democrazia che è null’altro che sommatoria di scelte individuali.
Questo è logico che avesse come risultato spesso o il rifiuto del voto o una certa disinvoltura nella sua espressione quasi che non fosse un “preziosissimo sottomultiplo” delle scelte che si operavano a livello generale.
Queste elezioni e il portato che rivestono sia in termini positivi (la lezione data all’ottusità dei partiti tradizionali a “leggere” le istanze dei cittadini) che in termini negativi (un Parlamento con una delle due Camere praticamente bloccate che in una Repubblica con bicameralismo perfetto si trasforma di fatto in ingovernabilità proprio in un momento in cui la stabilità governativa rappresenta un valore di gran peso), costituiscono per i cittadini la conferma che il proprio voto non è “inutile” né “inefficace”, non è insomma una “pistola giocattolo” con cui ci si può annoiare dopo qualche tempo, ma un’arma carica da “maneggiare con cura” perché gli effetti possono essere gravidi di conseguenze sia positive che negative a seconda di come la si usa.
C’è da augurarsi che, alla luce di quanto è avvenuto, si affini questa “nuova consapevolezza” che induca in futuro gli elettori a un utilizzo dell’arma elettorale sempre più consapevole e funzionale all’indirizzo che si vuole dare alla nostra società.
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