LO STATO DEL SISTEMA AMBIENTALE IN ITALIA. IL RAPPORTO DELL’ISPRA

È stato presentato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) l’Annuario dei Dati Ambientali relativi all’Italia. Giunto alla sua undicesima edizione l’Annuario  raccoglie le informazioni riguardanti lo stato del sistema ambientale in Italia. Il quadro che emerge  mostra i grandi mali che il nostro Paese si trascina dietro da decenni, con qualche piccola eccezione.

Ecco alcuni dati del report suddivisi per categorie.

Dissesto idrogeologico

“L’Italia ha un territorio particolarmente tendente al dissesto geologico-idraulico, sia per le proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche, sia per l’impatto dei fenomeni meteoclimatici oltre che per la diffusa e incontrollata presenza dell’uomo e delle sue attività. Dal 1° novembre 2011 al 31 dicembre 2012, sul territorio nazionale, sono avvenuti 4.129 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2, ed è sensibilmente aumentato il numero di quelli con magnitudo superiore a 5.

Le frane censite sono circa 487.000 e interessano un’area pari al 6,9% del territorio nazionale. La popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti. Nel 2012 sono stati censiti dall’ISPRA 85 eventi di frana principali sul territorio nazionale. È stato inoltre stimato che in Italia le persone esposte ad alluvioni sono 6.153.860.

In Italia sono stati consumati, in media, 7 m2 al secondo per oltre 50 anni; oggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. In pratica, ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e Firenze“.

 

Biodiversità

I dati mostrano che l’Italia è tra i Paesi più ricchi di biodiversità a livello europeo (con metà delle specie vegetali e un terzo di quelle animali) e che aderisce a molteplici convenzioni internazionali che hanno l’obiettivo di tutelarla (come ad esempio la Convenzione sulla Diversità Biologica); propositi che troppo spesso però vengono disattesi.

 

Inquinamento dell’aria.

“Le stime provvisorie di emissioni di gas serra per il 2012 (aggiornate al 30 giugno 2013), pari a 464,55 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, evidenziano un’ulteriore diminuzione del 5% rispetto al 2011, per il perdurare della congiuntura economica negativa, mostrando una riduzione complessiva rispetto al 1990 del 10,5%”.

Il dato è apparentemente positivo poichè non derivato del tutto da serie e mirate politiche di riduzione delle emissioni ma dalla crisi economica che sta portando ad una diminuzione delle emissioni provenienti dai trasporti (comunque sono aumentati i provvedimenti adottati volti al miglioramento della qualità dell’aria).

Le emissioni  di ossidi di azoto e ammoniaca, dal 1990 al 2011 sono costantemente diminuite (-62%).  A partire dal 1992, anche le emissioni  di PM10 hanno iniziato a ridursi: rispetto a tale anno, nel 2011 si registra una diminuzione del 35%. Lo stato della qualità dell’aria presenta una situazione piuttosto stazionaria, che continua a essere soddisfacente per il biossido di zolfo e per il benzene e insoddisfacente per il PM10 (il valore limite giornaliero è stato superato nel 48% delle stazioni di monitoraggio): le polveri sottili soprattutto le frazioni più piccole come il PM10 e il PM2.5 sono gli indicatori di qualità dell´aria più consistentemente associato con una serie di effetti avversi sulla salute. “L’ozono è oltre i limiti nel 92% delle stazioni, mentre nel 20% di esse si è rilevato un superamento dei limiti annuali consentiti di biossido di azoto. L’ozono è uno degli inquinanti atmosferici in grado di aggravare le condizioni di soggetti affetti da malattie croniche respiratorie. L’esposizione può comportare aumenti (frequenza) di ricoveri, di visite mediche ospedaliere per asma e BCPO (broncopnumatia cronica ostruttiva), riduzione degli indici di funzionalità respiratoria. Preoccupante il dato relativo al benzo(a)pirene i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato di stazioni di monitoraggio (69), superano i valori consentiti nel 20% dei casi”.

Importante l’analisi della componente aerobiologica (pollini e spore). Infatti nelle città, l’inquinamento chimico‐fisico preesistente, con effetto sinergico, favorisce e amplifica gli effetti

negativi sulla salute umana dovuti all’azione degli aeroallergeni. “Si rileva una forte variabilità geografica dell’indice pollinico allergenico. Le zone costiere, sia tirreniche sia adriatiche, sono caratterizzate da valori bassi; ciò è dovuto alle brezze e ai venti marini che tendono a ripulire l’aria da tutte le particelle aerosospese. I valori dell’Italia centrale, tendenzialmente sopra la media, risentono della forte presenza di cupressaceae che ne determinano anche i picchi di Firenze, Perugia e Castel di Lama. I valori del Nord sono, invece, più condizionati dai pollini di urticaceae e, nell’Arco prealpino, dalla spiccata biodiversità”.

 

Cambiamenti climatici

L’aumento della temperatura media registrato in Italia negli ultimi trent’anni è stato quasisempre superiore a quello medio globale sulla terraferma. Nel 2012 l’anomalia della temperatura media (+1,31°C) è stata inferiore a quella globale sulla terraferma (+0,78°C). Il 2012 è stato per l’Italia il ventunesimo valore annuale positivo consecutivo, e si colloca al quarto posto nel periodo che va dal 1961 al 2012″.

 

Boschi ed incendi

Sono in aumento le superfici coperte da boschi: dal 28,8% nel 1985 al 36% del 2010. Anche in questo caso l’aspetto positivo è offuscato dal fatto che il fenomeno è dovuto soprattutto all’abbandono nel settore agricolo. Inoltre anche se in aumento i boschi sono costantemente in pericolo: “La principale minaccia è oggi ancora rappresentata dagli incendi, il 72% dei quali, nel 2011, è risultato essere di natura dolosa, il 14% colposa e il restante 14% di natura dubbia”.

 

Preoccupano i dati riguarganti l’influenza delle attività industriali, della gestione dei rifiuti, delle attività minerarie che porterebbero a conseguenze pericolose sulla salute dell’uomo e sugli ecosistemi per la presenza di sostanze pericolose  nel suolo, nel sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee.

 

 

 

 

 

 

 

 

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