Si è molto discusso sulle pagine di questo giornale della “visita al Papa”, e dei significati che da essa ne derivano. A pochi giorni dall’evento, è ancora fresco il ricordo in tutti partecipanti, mossi dal desiderio di vivere un momento, un attimo, di strappare un fotogramma, un ricordo mnemonico, al contatto con un uomo, prima che supremo Pastore della Chiesa Cattolica, che richiama l’attenzione di milioni di persone di tutto il mondo con il suo semplice e umile fascino.
Caro Direttore Franco Portelli, mi sono chiesto spesse volte in questi giorni il motivo per cui l’interesse su questa iniziativa sia divampato in poco tempo fino a diventare incontrollabile per certi aspetti in prossimità dell’udienza. Solo alla fine ho capito, come d’altronde ognuno che ha goduto del privilegio di esser parte della delegazione. Era solo per la ricerca di un volto, dell’umanità che esprime, della semplicità, della parola di fede che emana. Ricordo a me stesso anzitutto che l’iniziale intendimento dell’Associazione era quella di organizzare un viaggio per pochi intimi e in incognito , tanto chè l’iniziale richiesta, inoltrata alla Prefettura del Vaticano con il visto del Vescovo della Diocesi Mons. Paolo Urso, era limitata ad un numero di 15 persone. Poi è intervenuta in modo massiccio e costante la promozione dell’evento all’interno di Ragusa Oggi, e cosi’ la notizia ha fatto il giro della città e della provincia, coinvolgendo in modo crescente parenti e amici, semplici conoscenti, che desideravano unirsi alla comitiva di pellegrini, con punte di forte rammarico per molti nell’averlo appreso solo all’ultimo momento. E cosi’ da Natale in poi veniva aggiornato sempre in alto, con cadenza quasi giornaliera, il numero di pass richiesti alla Prefettura per entrare nel recinto dei fedeli ad immediato contatto con papa Francesco. Una adesione spontanea, felice, gioiosa,disinteressata, da parte di una vasta pletora di cittadini, di tutte le età, ceti e condizioni, che a loro spese hanno sostenuto i disagi di un viaggio breve ancorchè intenso, reso agevolato dal collegamento aereo Comiso –Roma, e dal biglietto low cost. C’erano professionisti, pensionati, casalinghe, imprenditori, giovani e anziani, artisti a giornalisti, una allegra carovana mossa solo dal desiderio di vedere da vicino il Papa.
Si poteva fare di più, ed essere ricevuti in udienza privata? Forse in qualche momento è stata accarezzata l’idea, ma nei fatti ci siamo resi conto che era impossibile, in quanto l’altissimo numero di richieste da parte dei pellegrini rende necessario organizzare l’adunanza plenaria in Piazza San Pietro, rinunciando anche alla Sala Nervi per l’impossibilità di ospitare tutti. Ma nel futuro chissa’???!!! …le vie del Signore sono infinite, e non è venuto meno il desiderio di baciare la mano a Sua Santità, sulla scia di quell’incontro occasionale e fortunato che molti di noi abbiamo avuto nel lontano dicembre del 2000 a Buenos Aires, con l’allora Arcivescovo Bergoglio. Rimane ora nel cuori di ognuno di noi un sentimento di vera gioia, che sarà difficile disincrostare nel tempo, avvalorato anche dalla percezione di averlo vissuto in uno spirito di vera condivisione con alcune decine di conterranei nel luogo simbolo della cristianità, Piazza san Pietro.
Da sottolineare anche l’entusiastica partecipazione di aziende, artigiani, produttori iblei , che hanno volontariamente concorso a riempire alcune ceste di doni consegnate al Pontefice, per tramite degli uomini della scorta , durante il suo giro in Piazza san Pietro sulla Papamobile. Il cuore e la generosità dei ragusani è emerso ancora una volta, e siamo stati davvero orgogliosi in quel momento di rappresentare il territorio ibleo nella sua totalità.
Qualcuno ha parlato frettolosamente di una mera gita. Già, perchè no, è stata una vera e propria gita, termine non certamente offuscato da negatività, di una escursione fuori porta, di una rapida toccata e fuga, ma con una nobile ed esaltante matrice comune, quella di cercare da parte di ognuno conferme ad alcune intuizioni, di trovare una parola di conforto, un punto di riferimento, in una società ammalata da povertà non solo materiale, ma anche e soprattutto spesse volte spirituale. L’abbiamo trovata questa conferma? La risposta è personale, ed ognuno potrà indagare dentro di sè, ma la percezione generale avuta propende per l’affermativa, e ciò rende orgogliosi e fieri noi organizzatori, per aver posto le premesse per una gioiosa invasione di tanti iblei nella capitale d’Italia. E’ enfasi questa, come giudica qualche sparuto osservatore a volte mosso da sentimenti poco nobili? Puo’ darsi che sia tale, ma è enfasi di gioia e di serenità, di voglia di cercare la verità e di tirarsi fuori dalle mille povertà morali cui la vita ci obbliga troppo spesso. E’ desiderio di partecipare le emozioni vissute a quanti si apprestano a viverle nel futuro.
Grazie Direttore Portelli, per aver, anche contro la nostra iniziale volontà , diffuso a macchia d’olio la notizia dell’evento, grazie perchè sono in tanti che manifestano a Lei ora e per sempre un sentimento di sincera gratitudine.
E grazie anche a quanti, in qualche discutibile commento apparso su questo giornale, sollevano il velo dei soliti abusati luoghi comuni e ci fanno capire che è sempre lungo e impervio il cammino per un sereno rispetto del prossimo, se si percorre la via del gratuito dileggio!
*Sebastiano D’Angelo direttore Associazione Ragusani nel Mondo