L’estate presenta il conto. E lo paghiamo tutti

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Il caldo lo misuriamo in gradi. Ma il suo costo si misura in milioni di euro.
Ogni volta che il termometro supera i 40 gradi, il conto non arriva soltanto nelle bollette delle famiglie costrette a tenere accesi i condizionatori. Arriva anche sulle scrivanie delle amministrazioni pubbliche, nei turni straordinari di chi lavora per garantire la sicurezza e nei mezzi che ogni giorno vengono mobilitati per fronteggiare un’emergenza sempre più frequente.
La Sicilia, anche quest’anno, sta facendo i conti con un’estate difficile. Secondo i dati diffusi da Legambiente, elaborati su rilevazioni europee, dall’inizio del 2026 sono già andati in fumo oltre 24 mila ettari di territorio, il dato più alto d’Italia. Dietro questi numeri c’è una macchina organizzativa imponente che si mette in moto ogni volta che scatta l’allarme.

La Regione Siciliana ha destinato quasi 3,5 milioni di euro alla convenzione con i Vigili del fuoco per la campagna antincendio estiva. Servono a coprire personale, carburanti, manutenzione dei mezzi e trasferimenti operativi. A questi si aggiungono gli investimenti per rafforzare la prevenzione nelle aree protette e l’impiego quotidiano di uomini e mezzi del Corpo forestale, della Protezione civile e del volontariato organizzato.

Quando un incendio diventa particolarmente esteso, come quello sulla collina di Monserrato a Modica, entrano in azione anche elicotteri e Canadair, mentre a terra lavorano decine di operatori. Soltanto a considerarne l’impiego, un Canadair, in arrivo dalla base di Sigonella, ha un costo operativo stimato tra i 12 e i 15 mila euro per ogni ora di volo, comprensivo di equipaggio, carburante, manutenzione e logistica. Inoltre, secondo stime richiamate anche da Coldiretti si può arrivare a circa 10.000 euro per ettaro considerando spegnimento, bonifica, ripristino e perdite economiche legate al territorio.

Ma il costo non è soltanto economico. Ogni grande rogo richiede anche l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate ad accertarne le cause e, quando emergono elementi in tal senso, a individuare gli eventuali responsabili. Significa destinare personale e risorse a un’emergenza, sottraendoli, almeno temporaneamente, ad altre attività di controllo del territorio.

E poi ci sono i costi che non finiscono nei bilanci pubblici: le colture danneggiate, le aziende agricole costrette a irrigare di più, le attività turistiche che devono sostenere maggiori spese per garantire comfort agli ospiti, le reti elettriche sottoposte a carichi sempre più elevati e le famiglie che vedono aumentare i consumi di acqua ed energia, oppure a sottostare a diverse ore senza elettricità, con tutto quello che ne consegue, anche per gli operatori del settore turistico.

Il caldo, pertanto, non è più soltanto una notizia da bollettino meteorologico. È un fenomeno che modifica l’organizzazione dei servizi pubblici, l’economia e perfino le nostre abitudini quotidiane.
Le fiamme, prima o poi, si spengono. Il conto, invece, continua ad arrivare. E, direttamente o indirettamente, finiamo per pagarlo tutti.

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