L’allattamento al seno rappresenta uno dei primi e più efficaci investimenti per la salute, lo sviluppo psicofisico e il benessere del bambino e della madre. Con l’avvicinarsi della Settimana per l’Allattamento al Seno, anche la provincia di Ragusa scende in campo con una serie di iniziative concrete di supporto, affiancandosi a un movimento di sensibilizzazione […]
Le loro scarpe sul basolato, il loro nome nella storia: Gebrselassie, Tergat e Baldini cittadini di Scicli
27 Set 2026 11:47
Ci sono campioni che vincono una gara. E poi ci sono campioni che, vincendo quella gara, finiscono per diventare parte della storia di una città.
Haile Gebrselassie, Paul Tergat e Stefano Baldini appartengono alla seconda categoria.
Perché prima ancora delle medaglie, dei record, delle maratone vinte e delle pagine scritte nell’atletica mondiale, ci sono le immagini che Scicli conserva nella memoria. Quelle di tre uomini che correvano sul basolato barocco, tra le strade e le piazze di una città che per una sera diventava il teatro dell’atletica internazionale. Il rumore delle scarpe sull’asfalto e sulla pietra, il pubblico ai bordi del percorso, la fatica, l’energia, lo sprint finale e quel momento in cui il campione tagliava il traguardo.
Erano gli anni in cui il Memorial Peppe Greco era un appuntamento capace di attirare gli occhi degli appassionati di atletica di tutta Italia e non solo. E vedere correre a Scicli Gebrselassie e Tergat significava assistere a qualcosa di straordinario: due giganti del mezzofondo mondiale che per una sera lasciavano le grandi piste internazionali e correvano dentro la città, dentro il suo Barocco, dentro la sua gente.
E c’era anche Stefano Baldini, italiano tra i grandissimi, capace di costruire con Scicli un rapporto speciale e di diventare anche lui uno dei volti più amati di quella storia.
Sono passati gli anni, ma quelle immagini non sono scomparse. Sono rimaste nella memoria di chi c’era, di chi aspettava il passaggio degli atleti, di chi seguiva la gara lungo il percorso e di chi, magari bambino, guardava quei campioni correre e immaginava che un giorno avrebbe potuto essere come loro.
Ieri sera quella storia ha compiuto un altro passo.
Haile Gebrselassie, Paul Tergat e Stefano Baldini sono diventati cittadini onorari di Scicli. Una cittadinanza che arriva formalmente oggi, ma che, per certi versi, la città aveva già assegnato loro molto tempo fa.
La cerimonia solenne si è svolta a palazzo Spadaro, davanti a una partecipazione particolarmente numerosa. Sportivi, atleti, appassionati e cittadini arrivati anche da diverse parti della Sicilia hanno voluto esserci per assistere al conferimento della più alta onorificenza della città ai tre campioni che hanno legato il proprio nome al Memorial Peppe Greco.
Tre nuovi cittadini di Scicli, dunque. Tre uomini che hanno scritto pagine straordinarie della storia dell’atletica mondiale e che hanno lasciato un segno altrettanto forte nella storia sportiva della città.
La proposta della cittadinanza onoraria era stata avanzata dalla presidente del Consiglio comunale Desirè Ficili e dal consigliere Lorenzo Bonincontro ed è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale. La giunta presieduta dal sindaco Mario Marino ha quindi deliberato il conferimento dell’onorificenza.
Haile Gebrselassie non ha potuto essere presente alla cerimonia perché impegnato a Berlino, dove era ospite della Maratona. La sua presenza a Scicli sarà recuperata appena possibile.
Ma c’erano Paul Tergat e Stefano Baldini. E le loro parole hanno riportato inevitabilmente indietro le lancette del tempo.
Hanno parlato del legame con Scicli, dell’affetto per le persone incontrate negli anni, dell’amicizia costruita con una comunità che li ha accolti e che ha continuato a guardarli con ammirazione anche quando, dopo aver corso e vinto in tutto il mondo, tornavano qui.
E forse è proprio questo il significato più bello della cittadinanza conferita ieri.
Non è soltanto un riconoscimento ai risultati sportivi. È il riconoscimento a un rapporto umano che il tempo non ha cancellato.
Insieme a loro, c’erano anche tantissimi bambini che praticano atletica. E quei bambini hanno parlato con Paul Tergat e Stefano Baldini dandogli del “tu”, con quella naturalezza che appartiene soltanto a chi non vede davanti a sé una leggenda lontana, ma un campione che può diventare un esempio, quasi un compagno di squadra.
È qui che il Memorial Peppe Greco ritrova una delle sue ragioni più profonde.
Non soltanto nella gara, nei tempi, nelle classifiche o nei nomi dei vincitori. Ma nella capacità di lasciare qualcosa a chi viene dopo.
Il sindaco Mario Marino ha sottolineato proprio il valore educativo dell’esempio offerto dai tre campioni alle nuove generazioni. Perché un bambino che oggi vede Baldini o Tergat, che ascolta le loro parole e magari li ha visti correre nelle immagini di tanti anni fa, può capire che dietro una medaglia c’è prima di tutto una strada fatta di sacrificio, disciplina, passione e sogni.
E così la storia continua.
Continua attraverso il Memorial che ancora oggi porta il nome di Peppe Greco, attraverso gli atleti che arrivano a Scicli, attraverso i ragazzi che si avvicinano all’atletica e attraverso una città che continua a riconoscersi in quella corsa che, per tanti anni, ha attraversato il suo cuore.
Ieri, però, c’era qualcosa in più.
C’era la consapevolezza che quei tre campioni non sono più soltanto uomini che hanno corso e vinto a Scicli.
Sono cittadini di Scicli.
E forse, ripensando a quelle sere in cui Gebrselassie e Tergat divoravano i chilometri sul basolato, con Baldini a contendere loro ogni metro e il pubblico a spingerli verso il traguardo, viene da pensare che quella cittadinanza sia arrivata semplicemente a mettere nero su bianco qualcosa che la città aveva già deciso da tempo.
Che quei tre, in fondo, erano già iblei.


© Riproduzione riservata