Sul filo della memoria e dei ricordi “PENAL DE OCEANA” di Maria Joseda Canellada,nella regia di Ana Zamora , è giocata la straordinaria piece che abbiamo seguito nello spazio chiuso di Incrivel Almadense, al Festival di Almada,in Portogallo.
In uno spazio ottagonale con una valigia contenente oggetti di abbigliamento e ricordi di una donna del periodo della guerra civile,in Spagna, che racconta attraverso lettere e ricordi vivi un viaggio nel passato di personaggi coinvolti politicamente nel suddetto periodo con una levità e profondità di un’interpretazione sublime, che ci lascia coinvolti in quella storia recente spagnola dello scorso secolo, facendoci rivivere quel passato emotivamente.
Eva Rufo e Isabel Zamora le due bravissime interpreti,che nel loro essere sottili fisicamente,ma forti in ciò che riescono a trasmettere, ci fanno viaggiare in un sogno ed utopia di un mondo reinterpretato nel presente. Le note di un pianoforte riescono ad essere un tutt’uno con l’interpretazione di due attrici che parlano col pubblico circostante. E’ difficile sostenere un’ora e un quarto di monologo dialogato senza momenti di titubanza o cadute di nessun genere.
La regista ispirata al teatro mediovale e rinascimentale con questo spettacolo riesce a dirigere egregiamente il contemporaneo,ponendolo in una simbiosi con il teatro di altri tempi. E’ vero,quando c’è un’idea su cui lavorare, una grande stima dell’attore un regista dà il meglio di sè. L’essere donna sensibile e profonda ,parliamo della regista, dà allo spettacolo una dimensione particolare ed unica.
Le attrici ripercorrono il passato facendolo rivivere in un presente magari più scialbo e meno valoriale. E’ proprio questo che trasmette questa piece,valori e principi,credi ed ideali, sogni ed utopie,che si possono realizzare.
La storia, la memoria sono due fattori fondamentali, ma quel che ci ha molto colpito è stata la generosità di queste due attrici,che hanno saputo comunicare con il pubblico presente, dando testimonianza del quanto sia importante l’altro nella recitazione. Mai momenti di prime donne,ma momenti di straordinaria simbiosi con l’altro, che non ha mai manifestato stanchezza nell’ascolto e che ha interagito con la recitazione.
Quello che è emerso alla fine dalla parte del pubblico che ha applaudito ripetutamente è stato un senso di non aver perso quell’ora di tempo nell’ascolto,ma piacevolmente ha sentito un senso di pienezza di vita.
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