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LA SOGGETTIVITA’ NELL’ETA’ DEL DEBITO UNIVERSALE
16 Ago 2012 15:28
I meccanismi attraverso cui il potere raggiunge i suoi obiettivi (che fondamentalmente consistono nel perpetuare le sue condizioni) si distinguono sinteticamente in due categorie: quella dei processi oggettivi (governo dei mezzi di produzione e di informazione, governo politico, controllo istituzionale, ecc.) e quella – a mio parere più interessante – dei processi soggettivi, vale a dire la complessa, sistematica costruzione della soggettività, la quale ultima fornisca quel formidabile incastro che renda i governati perfetti ingranaggi del dispositivo di governo (o, per dirla con Foucault, di “potere”).
La soggettività è, in altre parole, la parte del discorso di potere in cui non si può più riconoscere una dualità fra chi detiene il potere e chi lo subisce: ciò essendo da ricondurre alla funzione naturale della cultura e dell’ideologia dominante.
Facciamo qualche esempio e tutto sarà più semplice.
Se al telegiornale danno la notizia che “……rallenta il processo democratico in Iraq” per colpa delle frange terroristiche che là operano, bisognerà poi evitare che qualcuno (molti?) possa pensare che magari in Iraq non la vogliono la democrazia all’occidentale, specie se portata dai militari americani e inglesi a suon di bombardamenti! Perché ciò non accada sarà necessario costruire una “mentalità” sociale in cui non ci sia posto per dubbi sulla legittimità dell’intervento in quel paese. Mentre sappiamo tutti, in realtà, come sono andate le cose a partire dalle fantomatiche armi di distruzione di massa!
Se in uno spot si decanta uno stile di vita improntato al lusso, persino per pubblicizzare una utilitaria, occorrerà, perché sia raggiunto il target, che si affermi e si radichi una “mentalità” nella quale il lusso è meglio, che so io?, della saggezza, oppure della salute, oppure dell’equilibrio, oppure dell’amore. Salvo poi poter contare su un rapido capovolgimento dei valori qualora ciò serva – uno o due spot più avanti – al raggiungimento di un target alternativo.
Ciò implica intanto che nella società del consumo universale non esista una vera, strutturata, gerarchia dei valori, che hanno una funzione esclusivamente dentro il circuito del consumo medesimo e dunque sono perfettamente sostituibili.
Caspita: avevamo titolato il pezzo al “debito universale”!
Facciamolo come esercizio: quale tipo di “mentalità” serve a perpetuare il concetto che la condizione del debito (con lo stato, dello stato verso i creditori della finanza, nostro verso i nostri figli, di tutta l’umanità verso Dio, e così via discorrendo….) sia una cosa naturale?
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