La scalata silenziosa di Ignazio Abbate tra strategie politiche ed ombre giudiziarie

C’è un tempo, nella politica, in cui le ambizioni non si archiviano: si mettono in pausa. E poi tornano, magari più silenziose, più accorte, ma non meno determinate. È dentro questa cornice che va letta la strategia politica di Ignazio Abbate, che in queste settimane sta provando a trasformare una fase di oggettiva difficoltà per la Democrazia Cristiana in un’opportunità personale e politica: l’approdo in Giunta regionale, traguardo inseguito da molto tempo, mai celato, più volte evocato, promesso e sempre sfiorato.

Una promessa che porta la firma di Totò Cuffaro, leader carismatico e ingombrante della Dc, e che non si è mai concretizzata per una lunga serie di ragioni, politiche ed in ultimo giudiziarie per via della grave situazione che lo ha coinvolto in prima persona. L’indagine che ha portato Cuffaro agli arresti domiciliari sembrava, fino a poche settimane fa, aver definitivamente congelato le aspirazioni di Abbate, ricacciandole in soffitta insieme a ogni ipotesi di rimpasto. E invece no.

Perché la politica, come l’acqua, trova sempre una via. E Abbate, con tempismo chirurgico, ha scelto di presidiare il terreno più delicato: quello della manovra finanziaria. Presenze costanti all’Ars, sostegno esplicito al presidente Renato Schifani, lealtà rivendicata anche quando Forza Italia, partito del governatore, mostrava crepe evidenti sul piano delle presenze e dei numeri. Un messaggio chiaro, quasi notarile: la Dc c’è, Abbate c’è.

Non solo. In parallelo, il deputato modicano sfruttando l’inedita e strategica convergenza politica con Cateno De Luca, sta immaginando chiaramente di insinuarsi nella costruzione di questa area “interforce”, capace di pesare negli equilibri d’aula e, di riflesso, nelle scelte dell’esecutivo. Una mossa che parla più ai numeri che alle ideologie, ma che in questa fase può risultare decisiva. Più che altro perchè appare l’unica.

Il contesto, del resto, è fluido. Dopo la defenestrazione dei due assessori Dc immediatamente successiva all’arresto di Cuffaro, il partito è rimasto orfano di rappresentanza in Giunta. Un vuoto che qualcuno dovrà colmare. Abbate si propone come soluzione naturale, in quota Dc, forte di una presenza parlamentare attiva e di una narrazione costruita sulla responsabilità istituzionale. È, nei fatti, li si sente in pole position. Anche se la corsa è tutt’altro che priva di ostacoli.

Resta infatti sullo sfondo un elemento che nessuno, negli ambienti che contano, ignora: al Comune di Modica da tempo vengono acquisiti atti da parte delle forze dell’ordine e degli organi inquirenti su alcune scelte amministrative maturate proprio durante la gestione amministrativa di Abbate. Al momento non si conoscono gli sviluppi di queste verifiche. Potrebbero risolversi in un nulla di fatto, in controlli di routine sulla correttezza amministrativa, oppure aprire scenari più complessi, capaci di incidere nuovamente e pesantemente , sulla sua corsa verso l’agognato traguardo.

Il calendario, intanto, detta i tempi. Dopo la pausa natalizia, tutto dovrebbe chiarirsi verso metà gennaio. Non a caso, come lo stesso Abbate ha ricordato e come riporta Repubblica Palermo, il confronto con Schifani è stato aggiornato “dopo il 15 gennaio”. Una data che pesa, perché il 13 è attesa la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio per Elvira Amata, passaggio chiave per avviare un rimpasto più ampio: redistribuzione delle deleghe sottratte alla Dc, possibile sostituzione degli assessori tecnici in quota Forza Italia e una serie di effetti a catena che coinvolgerebbero anche Fratelli d’Italia.

Per il momento quindi non resta altro che godersi questi ultimi scampoli di festività, gustarsi un bel panettone e riscaldare i motori per una battaglia che vedrà tutti impegnati in prima linea nel cambiare tutto…. per non cambiare nulla!

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