Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
LA RICERCA PETROLIFERA E’ IL PARADIGMA DI UN RITARDO CULTURALE SULL’ENERGIA
31 Lug 2010 09:18
La vicenda delle trivellazioni per la ricerca di fonti fossili è il paradigma di un ritardo culturale nel pensare al modello di sviluppo per la Sicilia e per il Sud. Analizzare la storia senza i bisturi dell’autocritica non aiuta a costruire il futuro. L’industrialismo forzato a cui l’isola fu sottoposta negli anni ’70 non ha prodotto un cambio di passo duraturo in termini di crescita economica e sociale, anzi ha in molti casi ha distrutto le straordinarie risorse ambientali vero patrimonio dell’Isola condannando intere aree al degrado e alla marginalità. Lasciare all’oblio questa storia è un grave errore perché la vicenda delle trivellazioni ha questo profilo. Quì è necessario un no incondizionato, senza se e senza ma, da parte di tutta la la classe dirigente iblea e siciliana, per evitare il saccheggio e orientare il modello di sviluppo verso il futuro, ovvero la green economy. Perché quello che sta avvenendo in provincia di Ragusa è il simbolo della visone che si ha del mezzogiorno: un sacchetto a perdere da sfruttare e buttare. Investire nel mezzogiorno invece è la grande opportunità che l’Italia ha per superare il sottoutilizzo delle risorse umane e ambientali e per affrontare con equità e fiducia la recessione e il futuro. Il nuovo Mezzogiorno caratterizzerà l’Italia di domani perché solo dal Mezzogiorno sarà possibile realizzare una rinnovata presenza nel Mediterraneo per agganciare l’Italia alle economie emergenti e alle rotte intercontinentali tra Asia e America. Il Sud è una naturale piattaforma tecnologica euro-mediterranea dalle grandi potenzialità di sviluppo per le energie rinnovabili e le risorse ambientali e culturali, per la qualità agro-alimentari e l’industria, per i rapporti mercantili e l’innovazione tecnicoscientifica. La politica per lo sviluppo di qualità del comparto produttivo meridionale è, quindi, il tema centrale dello sviluppo sostenibile e ad esso è strettamente legato quello del lavoro, dell’occupazione e della crescita sociale. Non c’è rinascita del Sud senza una politica industriale sostenibile la “green economy” è la nuova politica industriale. Essa rappresenta indirizzi e scelte che danno maggiore occupazione e qualità all’impresa. Pur in un quadro di crisi economica la crescita dei settori green è stata notevole. Ciò crea le condizioni per inserire i giovani nelle aziende private del Sud, infatti i cosiddetti green jobs (lavori verdi), con 54 nuove professionalità, nell’ultimo anno hanno prodotto in Italia, solo nelle fonti rinnovabili 35.000 nuovi posti di lavoro e nel 2020 si prevedono altri 60.500, di cui 9.000 unità nel Sud e solo nel campo del fotovoltaico. Nelle regioni meridionali, per cogliere queste nuove opportunità va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera della fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio. Più in generale, nuovo lavoro e impresa provengono dalla tutela e la valorizzazione delle coste, del paesaggio e dei parchi e dall’agroalimentare di qualità settori che qualificano e rilanciano il turismo e il commercio. Il Mezzogiorno va ripensato al centro, anzi, uno dei centri, della nuova rivoluzione industriale in atto nel mondo e in Europa.
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