La provincia di Ragusa, prima soppressa e poi reintrodotta, potrebbe essere di nuovo soppressa.

In Sicilia province no, anzi si. Adesso nuovamente province no. Forse.

E’ così che si potrebbe sintetizzare l’excursus politico e normativo che in Sicilia prima ha soppresso le province regionali in linea con la legislazione nazionale, la legge Delrio per intenderci e che poi le ha riviste tornare in vita con un colpo di mano del parlamento regionale questo Agosto scorso che le ha reintrodotte con la legge 17.

E’ di oggi invece la notizia che  il Consiglio dei Ministri  nel pomeriggio ha formalizzato  l’impugnativa  davanti la Corte Costituzionale nei confronti della legge regionale che reintroduceva le province creando di fatto le condizioni affinchè le province vengano nuovamente cancellate.

Il motivo della  impugnativa risiede nel fatto che la  norma regionale è in contrasto con la legge nazionale che viene considerata dal consiglio dei Ministri come grande riforma di sistema e dunque automaticamente in vigore anche nelle regioni a Statuto Speciale.

La decisione era già nell’aria da tempo, se si considera che la Sicilia sarebbe stata l’unica regione a ridare la possibilità agli elettori di votare i propri candidati alle Province, prevedendo anche la reintroduzione dei gettoni di presenza.

La notifica dell’impugnativa, però, non fa decadere la norma che resta in vigore fino alla modifica da parte dell’Ars o fino al pronunciamento della Corte Costituzionale.

In buona sostanza le province regionali tornano a piombare nel caos più assoluto e tutto questo proprio mentre proprio  Ragusa ad esempio si è trovata a subire una unilaterale ed arbitraria rimodulazione delle somme destinate alla sopravvivenza dell’ente ed alla garanzie dei servizi dell’ente stesso forniti.

Lo stesso sindaco Orlando, presidente dell’Anci  Sicilia ed a capo della Città metroplitana di Palermo sino a qualche giorno fa prima che decadesse in virtù della norma approvata questa estate scorsa è intervenuto con una nota.

Secondo Orlando l’impugnativa innanzi alla Corte Costituzionale della legge regionale sulle Città Metropolitane da parte del Consiglio dei Ministri conferma in modo definitivo che in questi anni abbiamo assistito ad una produzione legislativa regionale che ha creato un vero e proprio caos normativo, provocando gravissimi disservizi ai cittadini e mortificando il ruolo fondamentale degli Enti Locali a diversi livelli.

Una legislazione, al limite degli abusi, che ha mortificato gli stessi principi dell’Autonomia regionale e che ha determinato quello che abbiamo da sempre definito come lo “stato di calamità istituzionale” della Regione Siciliana in questi ultimi anni.”

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