LA MANO DI POPE

Ancora una sconfitta per il Padua Rugby Ragusa, la nona consecutiva, ma la mano del nuovo allenatore inizia a farsi sentire.

C’è una costante nel Padua di queste ultime settimane: quella di giocare bene ma rimediare puntualmente sconfitte. È successo anche oggi, al campo di via della Costituzione: i ragusani hanno fatto la partita, dominando per larghi tratti, il Reggio Calabria ha fatto le mete e ha portato via la vittoria. Con quella di oggi le sconfitte consecutive rimediate in stagione sono arrivate a nove e, a memoria di chi ha vissuto tutti i 47 anni di storia paduina, si tratta del record assoluto. La precedente serie, datata 1994, si era interrotta a otto, durante la quale, però, i biancazzurri erano comunque riusciti a raggranellare qualche punto di bonus. Questa volta, invece, la squadra del presidente Vindigni è ancora ferma al palo nonostante, lo ripetiamo, il buon rugby che da un po’ di settimane riesce ad esprimere. Quella di oggi, poi, per i biancazzurri è stata la miglior prova in assoluto dell’intera stagione: un Padua tonico, con le idee chiare, forte in mischia (è la prima volta in cui, per tutto l’incontro, il pacchetto degli avanti si è dimostrato superiore a quello avversario) e deciso con i trequarti. La mano del nuovo allenatore inizia a farsi sentire: German Pope Greco sta finalmente dando la propria impronta ai biancazzurri, riuscendo al contempo a portare tra i giocatori quella tranquillità che nell’ultimo periodo era venuta a mancare. Se il XV di casa non avesse commesso qualche errore di troppo e il signor Costantino fosse stato più attento, diverse sono state le sue sviste, adesso staremmo a commentare un’altra partita e un altro risultato. Ma veniamo alla cronaca. L’inizio è di quelli che taglierebbero le gambe a qualunque squadra, con i reggini che fanno appena in tempo a toccare la palla che si trovano già in vantaggio: c’è un’azione dei trequarti amaranto che parte dalla propria metà campo e c’è Riccardo Filardo che conclude in meta. Stefano Canale trasforma. 0 a 7 e il primo minuto non è ancora del tutto trascorso. Il Padua è però diverso rispetto agli altri otto Padua visti fino a qui e, invece di scoraggiarsi, si butta all’attacco. Per buoni venti minuti, cioè fino alla meta del pareggio, in campo c’è una sola squadra che domina sia nel gioco al largo che nelle mischie ordinate, e questa da sola è già una notizia. Dove invece vediamo il solito Padua è nell’incapacità di concretizzare tanta mole di gioco. Per pareggiare i ragusani si devono così affidare a capitan Iacono, oggi molto ispirato, che, con un calcetto a seguire, riesce a liberarsi del proprio marcatore e ad andare a schiacciare al centro dei pali. I biancazzurri non si accontentano e continuano a macinare gioco, deliziando il centinaio di spettatori presenti in tribuna. La mischia è solida e i trequarti giocano come da tempo non si vedeva. A rompere le uova nel paniere, di tanto in tanto, ci pensa l’arbitro che spesso non vede i falli della squadra ospite, siano essi fuorigioco, placcaggi alti o lanci in touche storti, bloccando in questo modo le azioni di attacco degli iblei. Così il risultato resta ancorato al 7 a 7 fino 33°, quando ancora Filardo viola l’area di meta paduina. Per raccontare la meta del flanker reggino bisogna però andare al 30°. Alessandro Cervasio dà un pugno ad Eugenio Lo Presti durante un’azione di attacco del Padua; il flanker biancazzurro restituisce la cortesia al suo avversario e così il signor Costantino manda i due giocatori a riposarsi per 10 minuti e assegna la punizione, in un primo momento concessa a favore dei ragusani, agli ospiti. Canale calcia in touche e dalla rimessa in gioco parte un carrettino che viene bloccato a pochi centimetri dalla linea di meta ma Filardo è bravo e furbo a staccarsi un attimo prima e a tuffarsi oltre la fatidica linea. Canale non sbaglia la trasformazione. 7 a 14. Si arriva così all’ultimo giro di lancette del primo tempo e i reggini hanno una touche a loro favore sulla linea dei cinque metri iblea. Spieghiamo a chi non conosce bene le regole del rugby che, fino a quando l’arbitro non abbassa il braccio, nessun giocatore può entrare nel raggruppamento se non ha già partecipato alla touche. Invece in quest’occasione, prima che il signor Costantino porti in basso il suo braccio un paio di reggini entrano nel carrettino e aiutano i compagni a spingerlo fin dentro l’area di meta. A quel punto per Lorenzo Imbalzano è facile schiacciare a terra l’ovale. Il piede di Canale questa volta è impreciso. 7 a 19 e squadre negli spogliatoi. Alla ripresa si suona lo stesso copione del primo tempo e nei primi minuti di gioco i paduini avrebbero diverse possibilità per accorciare affidandosi al piede di Peppe Iacono ma invece preferiscono calciare in touche alla ricerca del bersaglio grosso. Inutile dire che le successive azioni non portano a nulla. Al 54° è invece il Reggio Calabria ad avere un’occasione per allungare e Canale la sfrutta. 7 a 22. La partita sembra stia per andare in direzione Stretto; i ragusani continuano a giocare con impegno ma senza riuscire a impensierire più di tanto gli avversari. Quattro minuti dopo arriva il colpo di grazia: calcio a seguire della difesa amaranto, Ottavio Modica e Paolo Iacono che si impappinano e Stefano Canale che invece fa suo l’ovale e si tuffa in area di meta. Con la seguente trasformazione fa 7 a 29. Nei minuti che seguono si vede una certa reazione dei padroni di casa ma la squadra ospite controlla senza troppo affanno. Al 75° un buon guizzo di Adriano Scrofani, oggi finalmente una partita al livello che gli conosciamo, porta il punteggio, con il successivo calcio di trasformazione di capitan Iacono, sul 14 a 29 che sarà poi il risultato finale. Domenica il Padua sarà impegnato sul campo dello Svicat Lecce, per l’ultima partita della prima fase, e, dopo la sosta natalizia, a partire dal 18 gennaio, prenderà il via la seconda fase del campionato, quella che stabilirà quali saranno le due squadre, tra Padua, Reggio Calabria, Svicat, Capitolina Roma, Colleferro e Napoli, a retrocedere in serie C.

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