Il presidio medico sanitario di Modica Alta non chiuderà. L’annuncio della sindaca Maria Monisteri arriva dopo giorni di tensione e di forte mobilitazione da parte della comunità, preoccupata dalla prospettiva dello spostamento del servizio presso la Casa di Comunità della Sorda. Una vicenda che aveva acceso un ampio dibattito cittadino e che ora sembra avviarsi […]
INTERVISTA ALLA SCRITTRICE MORENA PEDROTTI
30 Dic 2013 07:42
Si conclude qui la piccola serie di interviste a scrittori incontrati a una manifestazione dell’associazione culturale Il Furore dei Libri a Rovereto.
Signora Pedrotti, si presenti brevemente.
Sono un’insegnate di scuola primaria e anche naturopata.
Naturopata?
Sì, la naturopata è l’operatrice del benessere che utilizza una gamma di strumenti veramente ampia.
Tipo?
Dopo il diploma ho voluto approfondire l’uso dei fiori di Bach, dei cristalli e aromaterapia, che rientrano sempre nella naturopatia. Sono solo settori o, come amo chiamarli io, “strumenti” dove mi piace andare a scegliere per migliorarmi la giornata.
Veniamo al Suo ruolo di scrittrice… Cosa l’ha portata a scrivere?
Piccole donne di Louisa May Alcott. L’ho letto a dodici anni e sono rimasta conquistata dalla figura di Jo March, che scriveva e poi alla fine ha pubblicato.
Mi ha talmente affascinata che ho scritto il mio primo racconto breve.
È stato pubblicato?
No, assolutamente no, ma è stato letto dalla mia insegnante di Lettere delle medie ed è stata la mia fortuna, come incentivo a continuare.
Avrebbe potuto leggerlo, dirmi “brava” e tutto finire lì. Invece lei si è presa il tempo di leggerlo con attenzione e darmi le prime indicazioni indispensabili per continuare.
Quando la Sua prima pubblicazione?
La prima pubblicazione è stata nel 2005 con il romanzo Risalire la china.
Di cosa tratta?
È la storia di due sorelle, che lavorano insieme nel loro studio di architettura a Milano e poi nel momento in cui pensano di espandersi aprendo uno studio anche a Roma, una delle due abbandona tutto, lascia l’Italia e va a S. Francisco a cercare la figlia che era stata data in adozione. La sorella, all’oscuro di questo, si sente logicamente “tradita” ed emergono tutta una serie di problematiche sia nel lavoro che nella vita privata.
E le altre pubblicazioni?
Nel 2011 Serendipity. Vorrei spiegarmi un attimo. Questo termine, o meglio, il significato che ho fatto mio è “l’arte di trovare qualcosa di prezioso, (non necessariamente dal punto di vista meramente materiale), nel momento in cui se ne ha bisogno, ma non lo si sta cercando. Ecco perché l’ho fatto mio. Può essere la telefonata di un’amica in un momento particolare, un libro che ti porta nuove prospettive e a me piace questo, proprio perché non lo si sta cercando, ma ne hai bisogno ed il fatto che arrivi, ognuno può identificarlo con ciò che è più congeniale a lui: Dio, l’Universo, il destino…
Ma di cosa parla?
La storia parte da un episodio di mobbing, dove la protagonista, Roberta, perde il lavoro e si ritrova poi a dover ricostruire tutte la propria vita, perché ovviamente si ritrova coinvolta in un’azione legale. Quindi, la trama che porta verso la sua interiorità e la trama che porta verso la sua esteriorità (rapporti sia vecchi che nuovi).
C’è un legame tra i due romanzi? E se sì, quale?
Forse più che un legame, direi un filo del mio modo di scrivere. Infatti i due romanzi sono a sé stanti.
Vuole approfondire?
Molto volentieri. Romanzi, purché siano un momento per sé stessi. Ad esempio la copertina di Serendipity con le tazze di the. Oltre al fatto che il the ha, al suo interno, una precisa funzione: un momento in cui ci si ferma a riflettere per valutare, per sistemare la propria vita con l’aiuto di qualcun altro.
Mi piace affrontare delle tematiche attuali, da sviscerare attraverso la scrittura e l’equilibrio dei dettagli, che descrivono sia l’ambiente sia il personaggio. Una delle letture è stata quella di tracciare il carattere dei personaggi attraverso gli oggetti che usano o i complementi di arredo in cui vivono.
Questo mi è stato sottolineato da lettori che lo hanno rilevato.
Lei ha detto all’inizio di essere insegnate di scuola primaria. Qual è la ricaduta sulle sue classi, per il fatto che scrive?
Forse la domanda dovrebbe essere posta ai miei alunni e ai loro genitori.
Dal mio punto di vista: la voglia di leggere senza sentirne l’obbligo scolastico, ma per il piacere personale, io credo di averlo raggiunto. Anche attraverso la collaborazione dei genitori e a biblioteca pubblica.
E la scrittura?
Un risultato, per me personalmente molto gratificante, è il fatto di avere ragazzi in grado di scrivere in modo personale (sono in V).
Mi faccia degli esempi…
Uno per tutti: riconosco ai miei allievi la capacità di affrontare qualunque titolo, che sia esso scolastico, le parole di una canzone, il pensiero di un poeta…
Saper scrivere usando la testa, la fantasia e il cuore, senza paura della pagina bianca. Tutti hanno qualcosa da dire ed esprimono le loro unicità.
Su di Lei, l’associazione culturale Il Furore dei Libri in che modo ha influito?
Mi ha accolta quando ancora non ero socia, ha organizzato la presentazione di Serendipity e ha permesso di far sentire la mia voce come autrice anche con l’incontro di dicembre all’Urban Center (Centro socio-culturale della città di Rovereto).
Lo scrivere, a Suo parere, quale investimento psicologico può avere per una persona?
Di primo acchito mi viene da rispondere: “È la mia vita”, perché nella mia quotidianità ci sono persone importantissime a cominciare da mia figlia, problematiche da affrontare, ma la scrittura è “mia”. Fa parte di me! È come la mia vita in divenire, perché non è acquisita.
Per chi scrive?
Scrivo. Punto!
Ho sempre trovato dei mentori che valutavano, sia in bene sia in male, la mia attività di scrittrice, dandomi anche delle indicazioni e non li nomino qui non certo per ingratitudine, ma non ho avuto occasione di consultarli per sapere se acconsentivano.
Nei Suoi scritti mette qualcosa di sé oppure no?
Sì e no. No, perché non sono autobiografici. Sì, perché le emozioni dei personaggi vengono comunque filtrate dalle mie. Esempio: per scrivere della disperazione di un personaggio, devo comunque chiedermi come l’ho provata io o come reagirei in una situazione simile.
Ed ora, come faccio sempre nelle mie interviste, Le chiedo una frase o un commento per i lettori di RagusaOggi.
Quello che mi viene in mente in questo momento è: La scrittura è magia.
© Riproduzione riservata