Impianti eolici off-shore. Disagi o benefici per i pescatori?

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“Ben venga l’attenzione del Parlamento Europeo sui pescatori cui spetta un indennizzo adeguato del quale è opportuno sin da subito averne esatta contezza e quantificazione” a parlare è il deputato regionale Nello Dipasquale, promotore dell’Osservatorio sui cambiamenti climatici all’ARS, che lega questa sua riflessione ai progetti di installazione di impianti eolici nel mare ibleo per i quali sono stati presentati al Ministero i relativi progetti. Il Parlamento Europeo è stato chiaro nella sua risoluzione, datata 21 luglio 2021, sull’impatto provocato nel settore pesca dagli impianti eolici e da altri sistemi energetici rinnovabili. L’imput che arriva da Strasburgo è quello di invitare “le autorità pubbliche a pianificare la diffusione delle energie rinnovabili offshore a lungo termine e sin dalla fase iniziale, valutandone la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, garantendone la coesistenza con altre attività, come la pesca e l’acquacoltura, e assicurandosi che il pubblico accetti gli impianti previsti”.

Altre riflessioni del Parlamento Europeo contenute nella Risoluzione del luglio 2021.

“La pesca ha un impatto relativamente ridotto sul PIL, mentre riveste un’importanza vitale per le comunità di pesca in molti Stati membri, circa l’80 per cento di tutti i pescherecci nell’UE è costituito da piccole imbarcazioni, per la maggior parte a conduzione familiare da generazioni, che operano principalmente nelle acque costiere. Lo sfruttamento dell’energia offshore, pur garantendo la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile della pesca e di altre attività economiche, richiede una pianificazione comune e una rigorosa valutazione degli effetti cumulativi, compresi quelli di natura socioeconomica”. Linee chiare quelle del Parlamento europeo al riguardo della pesca.

Gli spazi per la pesca, secondo Dipasquale, vengono ridotti.

“La marineria e gli spazi di pesca della Sicilia orientale con un numero così elevato di impianti, vengono di fatto azzerrati – afferma – questo mi sembra iniquo per un settore produttivo del nostro territorio. E’ necessario avviare con urgenza un dibattito pubblico-scientifico che affronti immediatamente il problema perché, già fortemente in ritardo, occorre cercare insieme le migliori proposte per i nostri territori. Nel contempo affrontare anche il tema dello smaltimento degli impianti“.

Ma lo stato di salute della categoria come è oggi in terra iblea, in questa parte della Sicilia orientale? La pesca attrae i giovani o è una categoria che và a morire lentamente?

Il dato certo è che il comparto della piccola marineria iblea è ridotto al lumicino per le difficoltà di attracco nei piccoli porticcioli iblei, quasi sempre insabbiati ed inalgati. Quei pochi armatori di pescherecci d’altura (che un tempo erano una grande risorsa per la categoria nel Ragusano) sono costretti a cercare ripari nei porti della Sicilia occidentale, da Mazara del Vallo a Trapani con costi importanti di gestione sia per le imbarcazioni, che per il mantenimento in sosta e per il personale chiamato a lavorare su di essi. Pochi armatori, quindi, nella provincia iblea, così come pochi pescatori per le difficoltà che incontrano quotidianamente. E’ chiaro che il dibattito da affrontare riguarda sì l’insediamento dei parchi eolici off-shore in un tratto di mare, quale il canale di Sicilia, favorevolmente esposto ai venti ma deve anche trattare le difficoltà della marineria iblea che oltre a dover fare i conti con le infrastrutture deve trovare spazi di pesca nel mare prospiciente la costa.

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