IL TEMPO E’ (QUASI) SCADUTO!

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Come sempre l’inizio dell’anno costituisce una cesura tra i consuntivi dell’anno precedente e i propositi per il nuovo anno, anche stavolta è così.

 

Il discorso del Presidente Napolitano, che ha fruito del lancio pubblicitario di un inedito trio (Grillo, Salvini e Brunetta) di boicottatori sconfessati dagli indici di ascolto, rappresenta pienamente questa cesura, e sapientemente ha fatto parlare per suo tramite i cittadini; ha mostrato l’Italia di tutti i giorni senza edulcorazione ne drammatizzazioni e questa è la base vera da cui partire per il nuovo anno.

 

Con una consapevolezza in più: è oramai l’ultima chiamata!

 

Il richiamo del Presidente alle riforme sia legislative, sia di normativa parlamentare, ma anche al cambiamento di comportamenti personali e collettivi è oramai ultimativo.

 

Il coro è unanime: Non c’è tempo per le parole, ci vogliono i fatti!

 

Il vero paradosso è che tutti lo dicono, ma ciascuno addita la “mancanza di fatti” altrui.

 

Lunedì scorso Ilvo Diamanti commentando il solito sondaggio su Repubblica titola “Una società senza stato” e l’analisi dei risultati indica inequivocabilmente lo stato di esasperazione e sofferenza in cui versa il nostro Paese, che però invece di invertire la tendenza rispetto alla cultura individualistica che è stata, a mio avviso, la principale causa del disastro, la sublima in una sorta di drammatico “si salvi chi può” che lungi dal costituire una risposta ai problemi dell’Italia appare un inefficace grido di disperazione.

 

La politica ha colpevolmente perso troppo tempo non dando risposte e soprattutto non è riuscita ad indicare di una via di uscita dalla crisi che passasse da una analisi impietosa e di certo dolorosa delle cause profonde della crisi stessa.

 

Si è preferito da parte dei capipopolo fornire facili alibi collettivi indicando capri espiatori facilmente individuabili, ma che non “centrano” il problema (anche se “c’entrano” nel problema): l’europa, la casta politica, la moneta unica, le banche, l’art. 18, i sindacati, gli extracomunitari etc. costituiscono tutti elementi critici della situazione attuale, ma i problemi più pregnanti, gravi e risolvibili in autonomia, da affrontare subito sono anche e principalmente altri come, tanto per citarne alcuni: la scarsa produttività nazionale, una pubblica amministrazione inefficiente che costituisce spesso una zavorra burocratica del sistema produttivo, il peso insopportabile della corruzione, la proliferazione di enti intermedi praticamente inutili, il dispregio della meritocrazia, le lobby neocorporative, l’ibernazione di un’intera generazione di cittadini tenuti ai margini sia del sistema produttivo che dei gangli decisionali, la mole insostenibile dell’evasione fiscale, etc. tutti elementi che oltre che la classe politica interpellano i nostri stili di vita personali e collettivi e che affiorano ad ogni piè sospinto sotto gli occhi di tutti e che però tutti facciamo finta di ignorare anche perché ciascuno dovrebbe per primo operare una profonda rivisitazione del “proprio” comportamento.

 

Ci vuole coraggio! Quello che finora è mancato ai nostri leader politici che hanno sempre preferito palliativi temporanei invece di prendere di petto il problema della modernizzazione del Paese.

 

Già il forte ricambio generazionale è un elemento di speranza, ma non basta!

 

Bene fa Renzi a proporre subito in modo deciso sfide ambiziose al governo, ma benissimo fa anche ad incalzare le opposizioni sulle riforme per snidarli da un comodo “aventino” di protesta vuota e di rifiuto dall’assunzione di responsabilità: invece di richiedere elezioni assolutamente inutili nel contesto in cui siamo (il risultato sarebbe sempre una pastella), collaborino alle riforme!

 

Il principio di responsabilità è il grande assente del nostro Paese!

 

Ne sono immuni i politici (che trovano sempre qualcuno cui dare la colpa), ma ne sono immuni anche i cittadini (che pure questa classe dirigente hanno sostenuto) che preferiscono puntare il dito accusatore sugli altri piuttosto che soffermarsi sui propri comportamenti non virtuosi.

 

E’ il tempo che queste cose bisogna cominciare a dirle, anche sfidando l’impopolarità!

 

 

 

     

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it