IL RAPPORTO DELLE IMPRESE E DEI CITTADINI CON IL FISCO

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

“Siamo convinti che il tema del rapporto delle imprese e dei cittadini con il fisco e la burocrazia sia un tema assolutamente centrale nell’ambito del rilancio della nostra economia. Un tema che coinvolge da vicino anche l’area iblea”. A sostenerlo è il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la circoscrizione del Tribunale di Ragusa, Daniele Manenti. “L’analisi, a questo riguardo, è molto semplice – aggiunge Manenti facendo riferimento ai dati che è possibile rapportare al territorio ibleo – Qua non c’è solo una imposizione fiscale sulle imprese che arriva al 65,8%, il 23% in più della media europea, ma c’è anche l’incredibile complessità nella gestione del rapporto fiscale. Si stima che fra aprile 2008 e marzo 2014 sono state introdotte 629 nuove leggi tributarie, due alla settimana negli ultimi due anni. Per ognuna che semplificava, oltre cinque hanno introdotto una nuova complicazione. Gli adempimenti impongono quasi due mesi di lavoro ogni anno di un piccolo imprenditore: tutto tempo negato all’innovazione, alla cura del prodotto, ai viaggi per ricavarsi nuovi mercati. Oggi in Italia le imprese sono soffocate da un fisco predatore. Le manovre correttive realizzate dal 2010 ad oggi valgono circa 104 miliardi di euro e sono state prevalentemente realizzate attraverso un incremento delle entrate, mentre molto modesto è stato l’intervento sul versante della riduzione delle spese”. Il presidente Manenti sottolinea che accanto alla pressione fiscale, poi, ci sono anche gli adempimenti, i complessi oneri formali e le troppe scadenze che sottraggono tempo e risorse, riducono la competitività e frenano l’avvio di nuove attività. “Siamo in presenza – dice ancora il presidente dell’Ordine – di un carattere vessatorio evidente anche sul piano giuridico: al contribuente infatti si chiede addirittura quanto va oltre la sua capacità produttiva. Per non considerare poi l’asimmetria della relazione tra l’amministrazione fiscale e il contribuente che, come ben sappiamo, configura un potere dispotico. Da una parte, infatti, abbiamo un’amministrazione fiscale onnipotente che può accusare e persino riscuotere in assenza di prove; può procrastinare all’infinito qualsiasi rimborso anche di imposte non dovute; può agire sulla base di semplici presunzioni o deduzioni. Dall’altra, in posizione totalmente subalterna, c’è il contribuente – impresa o privato cittadino – al quale non è concesso alcun errore e sui cui ricadono i costi degli eventuali procedimenti giudiziari. Naturalmente, siamo consapevoli che esistono anche l’evasione e la corruzione. Due attività criminali, da condannare e contrastare con ogni mezzo, che, tuttavia, non possono in alcun modo giustificare l’arroganza dello Stato nei confronti del cittadino onesto trattato come un “suddito”. Si tratta di una questione di sostanza. Si deve invece ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. Lo Stato si fida di te, ma se lo imbrogli la punizione deve essere immediata e fortissima. E questo deve accadere anche nell’area iblea dove, purtroppo, gli episodi che registriamo non si discostano dalla media nazionale”.

 

 

 

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it