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Il Pinocchio di Alessio Boni racconta gli ultimi: a Ragusa la fiaba diventa specchio delle ingiustizie di oggi
18 Ott 2026 13:20
Un Pinocchio che vuole diventare un bambino vero, essere come gli altri, trovare finalmente il proprio posto nel mondo. Ma il viaggio immaginato da Alessio Boni attraversa un presente molto meno fiabesco, fatto di sfruttamento, migrazioni, disuguaglianze, pregiudizi e diritti negati.
È questa la chiave di “Se questo è un bambino. Pinocchio e l’infanzia negata”, andato in scena ieri sera, sabato 17 ottobre, all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla in prima nazionale, nell’ambito del progetto speciale del Ministero della Cultura “Pinocchio e Giufà. Favole per un nuovo Mediterraneo”.
Il burattino di Collodi resta riconoscibile, ma cambia il mondo che lo circonda. E proprio attraverso quel mondo la favola diventa una lente sulle ingiustizie contemporanee.
Uno dei passaggi più duri porta Pinocchio dentro una realtà di sfruttamento agricolo. Mangiafuoco non governa più soltanto un teatro di burattini: i suoi lavoratori raccolgono pomodori nelle serre sotto un caldo soffocante, fino allo sfinimento. Non hanno nomi, ma numeri. Il numero 7 prova a ribellarsi e viene ucciso; il giorno successivo quello stesso numero viene assegnato a un altro burattino.
È l’immagine più brutale della disumanizzazione: chi lavora diventa sostituibile, senza identità, ridotto a una funzione.
Ma lo spettacolo guarda anche ad altre fragilità del presente. Il Paese dei Balocchi diventa il luogo delle nuove distrazioni, tra telefoni cellulari e social network, mentre il desiderio di Pinocchio di trasformarsi assume un significato più ampio. Il burattino cambia, cresce, prova a diventare “come gli altri”, ma non è detto che cambi allo stesso modo lo sguardo di chi continua a considerarlo diverso.
Ed è forse qui che la rilettura trova il suo punto più contemporaneo: non basta trasformarsi, integrarsi, costruirsi una nuova vita, se il giudizio degli altri continua a inchiodare una persona alla sua origine o alla sua condizione.
Boni ha affidato il racconto alla parola e alla presenza scenica, accompagnato dal vivo da Maurizio Camardi, tra sassofoni, duduk ed elettronica, e da Sergio Marchesini alla fisarmonica. Il testo è di Nina Verdelli, da un’idea originale di Elena Marazzita, con produzione AidaStudioProduzioni.
Una parte del ricavato dei biglietti sarà destinata a Save the Children, collegando così il tema dell’infanzia negata a un impegno concreto in favore dei minori.
Il progetto “Pinocchio e Giufà. Favole per un nuovo Mediterraneo” si conclude oggi, domenica 18 ottobre, con una giornata che porta a Ragusa Ibla altri protagonisti della cultura italiana.
Alle 19 al Teatro Donnafugata è in programma l’incontro con Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, il poeta e scrittore Davide Rondoni e Marco Giorgetti, direttore del Teatro Stabile di Catania. A moderare sarà Vicky Di Quattro, ideatrice e direttrice del progetto.
Il confronto metterà insieme due figure lontane solo in apparenza: Pinocchio e Giufà, entrambi viaggiatori, entrambi alle prese con errori, trasformazioni e ricerca di un posto nel mondo.
Alle 20.30, a Palazzo Arezzo di Donnafugata, arriverà invece il debutto de “La fiamma dei ragazzini – Pinocchio e Giufà”, creazione site-specific nata direttamente a Ragusa Ibla.
Il testo è di Davide Rondoni, la regia di Cinzia Maccagnano, mentre le musiche originali portano la firma di Mario Incudine, che le eseguirà dal vivo insieme ad Antonio Vasta. In scena Giorgia Boscarino, Marta Cirello, Rita Fuoco Salonia, Mario Incudine e Luna Marongiu, con Francesco Adamo e Stefano Cavagnini della Compagnia Zappalà Danza 2.
La nuova produzione è il risultato di un percorso iniziato il 12 ottobre, mettendo insieme attori, musicisti, danzatori e maestranze e trasformando gli stessi spazi di Ibla in parte dello spettacolo.
Si chiude così un progetto che ha provato a prendere due figure popolari come Pinocchio e Giufà e a sottrarle alla semplice dimensione della favola. Per riportarle dentro le domande del presente: chi resta ai margini, chi viene sfruttato, chi cerca un’identità, chi prova a essere accettato.
E ieri sera, con il Pinocchio di Alessio Boni, quelle domande hanno avuto il volto di un burattino che continua a cercare, ancora oggi, il diritto di essere considerato semplicemente umano.
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