IL MEDITERRANEO: VITTIMA DELL’INSTABILITÀ POLITICA, SOCIALE ED ECONOMICA DI REGIMI AUTORITARI.

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Il bacino del Mediterraneo oramai divenuto crocevia obbligato, terra di arrivo, di transito e a volte anche di morte, per tante popolazioni che subiscono  l’instabilità politica, sociale ed economica, la mancanza di sicurezza, la repressione politica e i regimi autoritari, fattori che spingono alla fuga in quanto privano le comunità colpite di prospettive e di redditi locali sostenibili e, di conseguenza, del diritto di scegliere se migrare o meno, mettendo così costantemente a rischio le loro vite e offrendo loro, come unica opzione, la migrazione. Un fenomeno diventato drammatico nella nostra isola ma del quale conosciamo poco:  sappiamo di barconi strapieni, carichi di uomini, donne, bambini molto spesso soli, che invadono le nostre coste, le nostre belle città, che magari ci preoccupano per questioni di salute pubblica.

Dietro ogni uomo, donna, bambino, c’è una storia, c’è un dramma, c’è la dignità di persone che hanno il diritto di essere accolte,  assistite e curate nel rispetto dei più elementari diritti umani. E di tutto questo le collettività, i volontari, le forze dell’ordine, gli enti locali, le prefetture si fanno carico svolgendo nel miglior modo possibile e con i mezzi a disposizione il loro dovere.

E allora perché il Mediterraneo continua ad essere vittima e a mietere vittime? Perché il problema è rimasto sulle spalle solo dell’Italia? La migrazione è un fenomeno mondiale e antico ed oggi si presenta ancor più drammatico e terribile assumendo sempre più la forma di migrazione illegale. E allora perché l’UE non affronta questa catastrofe di origine umana? Perché ha voltato le spalle ad un fenomeno considerevole, non più controllabile ma forse, chissà, ancora in tempo per arginarla; nel corso dei decenni la migrazione cambierà in dimensioni e complessità , quindi, essa deve essere affrontata onde evitare ancora sofferenze umane.

 L’Unione europea deve agire, deve  attuare una politica di prevenzione, mettendo in campo gli strumenti di politica estera più appropriati per intervenire direttamente sulle cause delle instabilità, in modo che l’emigrazione divenga un’opportunità, anziché una drammatica necessità.

Si fermi questo  business colossale, ormai più lucroso del traffico di droga, che viene alimentato anche per sostenere guerre e terrorismo. Si dia dignità a tanti uomini, donne e bambini che sono alla ricerca di una cieca speranza perché figlia di un  “dramma disumano”.

 

 

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