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“Il declino cognitivo: dalla prevenzione al prendersi cura”: un incontro
15 Dic 2020 10:49
“Il declino cognitivo: dalla prevenzione al prendersi cura”. E’ questo il tema dell’incontro organizzato ieri pomeriggio dal Centro di servizi per il volontariato etneo all’interno dell’azione del Distretto Ragusa 2, con la presenza dei rappresentanti degli enti del terzo settore dei distretti Ragusa 1 e Ragusa 2. A moderare i lavori Rocco Schininà, coordinatore del distretto Ragusa 2 del Csve, che spiega come l’appuntamento, tenutosi su una piattaforma online, sia pienamente riuscito, anche per la “caratura dei relatori, a cominciare dal medico geriatra Andrea Fabbo, direttore dell’Uco Centro disturbi cognitivi e demenze dell’Ausl di Modena, oltre a Laura Guidi dell’associazione “Giovani nel Tempo” di Bologna.
Molto interessanti anche le relazioni di Teresa Ferraro e Annalisa Baglieri, psicologhe e psicoterapeute, entrambe esperte in neuropsicologia dell’invecchiamento”. Ai lavori ha partecipato anche Virginia Lo Magno, presidente dell’Afar, l’associazione familiari alzheimer di Ragusa, che opera sul territorio per garantire assistenza ai soggetti colpiti da questa patologia di demenza senile. Lo Magno ha sottolineato l’importanza di rendere “le città iblee ancora più idonee al fine di garantire un contesto sociale in grado di stimolare i soggetti affetti da demenza. Attraverso una relazione sempre più stringente tra le associazioni del terzo settore – ha aggiunto – è possibile formare una rete di protezione a supporto delle categorie più fragili”.
Il dottor Fabbo, in particolare, si è soffermato a chiarire come la parola demenza sia un “termine ombrello” in quanto indica un complesso di malattie cronico degenerative che comprende un insieme di condizioni: la progressione più o meno rapida dei deficit cognitivi, i disturbi del comportamento, il danno funzionale che causa la perdita dell’autonomia e la perdita dell’autosufficienza. Fabbo ha evidenziato che i primi sintomi sono spesso erroneamente attribuiti all’invecchiamento o allo stress quando, invece, i test neuropsicologici rivelano difficoltà cognitive lievi già otto anni prima che una persona soddisfi i criteri clinici per la diagnosi di demenza.
“Da qui – ha continuato – l’importanza della gestione del soggetto al fine di ritardare la disabilità e prevenire le complicanze”. Illustrati, poi, i principali fattori di rischio: l’inattività mentale; il fumo; l’eccessivo consumo di alcol; l’inquinamento ambientale; traumi cranici; la mancanza di contatti sociali; la mancanza di scolarizzazione; l’obesità; l’ipertensione; il diabete; la depressione; la sordità. Ecco perché, è stato chiarito, diventa fondamentale implementare le relazioni tra servizi e associazioni oltre che sostenere il caregiver. Le dottoresse Ferraro e Baglieri, nei loro interventi, hanno messo in rilievo che “normalmente il cervello non è utilizzato al cento per cento. Alcuni neuroni – hanno aggiunto – sono poco attivi e praticamente inutilizzati.
Quando si verifica un danno cerebrale, questi neuroni cominciano a svolgere la funzione prima svolta dai neuroni danneggiati. L’anziano sano presenta delle modificazioni delle funzioni cognitive che si differenziano da quelle di carattere progressivo che intervengono nelle demenze. Da qui la necessità di potenziare la memoria. Perché è importante conoscere il funzionamento della propria memoria, delle proprie risorse, rendendosi conto che a ogni età si possono apprendere nuove strategie e modalità per migliorare, potenziare e riattivare le proprie abilità allo scopo di vivere meglio”.
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