Il cioccolato di Modica campo di battaglia della città: che peccato!!

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C’è qualcosa di profondamente sbagliato in quello che sta accadendo in questi giorni in città attorno al cioccolato di Modica. E non riguarda soltanto norme, disciplinari, marchi, consorzi o interpretazioni giuridiche. Riguarda prima ancora il modo in cui una città decide di trattare uno dei simboli più importanti della propria identità.

Il cioccolato di Modica dovrebbe essere ciò che unisce. Dovrebbe essere il terreno comune sul quale produttori, istituzioni, associazioni e città costruiscono promozione, reputazione e futuro. Dovrebbe rappresentare un patrimonio collettivo, non una linea di confine. E invece il rischio, sempre più evidente, è che attorno a questo prodotto si costruisca esattamente il contrario, una contrapposizione permanente nella quale tutti finiscono contro tutti, ognuno impegnato a difendere la propria posizione, la propria interpretazione, il proprio spazio. Ma per arrivare dove? È questa la domanda che bisognerebbe avere il coraggio di porsi. Qual è il risultato finale di questa guerra? Chi dovrebbe vincerla? E soprattutto, se qualcuno vincesse, cosa resterebbe agli altri e cosa resterebbe alla città?

Perché se il risultato fosse quello di dividere i produttori, alimentare contenziosi, moltiplicare diffide e sospetti e trasformare il nome del cioccolato di Modica in terreno di scontro, allora avremmo perso tutti. Anche chi fosse convinto di aver vinto. Il valore di un prodotto identitario non cresce restringendo il campo, cresce allargando la sua capacità di raccontare un territorio. Non cresce indebolendo qualcuno, cresce quando l’intero sistema diventa più forte. Modica dovrebbe avere un interesse semplice e quasi elementare, fare in modo che il proprio cioccolato venga prodotto, raccontato, promosso e venduto sempre di più e sempre meglio, nel rispetto delle regole e della storia di ciascuno.

Per questa ragione la riflessione contenuta nella nota di Antonio Ruta giunta in redazione e che abbiamo letto con grande piacere merita attenzione, soprattutto quando richiama la necessità di evitare che il cioccolato diventi uno strumento di divisione. Ci sono questioni che non possono essere risolte attraverso dichiarazioni contrapposte o attraverso una successione di accuse reciproche.

La questione, insomma, non dovrebbe essere “chi ha ragione”, ma “come facciamo a evitare che il cioccolato di Modica venga danneggiato da una guerra interna”. Perché esiste un principio che vale nell’economia come nella vita delle comunità, quando un territorio si presenta unito, è più forte. Quando si divide, soprattutto attorno alla propria eccellenza più riconoscibile, finisce inevitabilmente per indebolire se stesso. Modica dispone di un patrimonio che molte città vorrebbero avere, un prodotto conosciuto ben oltre i confini della Sicilia, una storia artigianale e imprenditoriale costruita nel corso dei decenni, aziende diverse fra loro, alcune storiche, altre più recenti, e un riconoscimento europeo che ha ulteriormente rafforzato il valore del nome della città. Tutto questo dovrebbe essere sommato, non sottratto. Dovrebbe esserci spazio per la tutela dell’IGP e per la valorizzazione delle imprese storiche. Per il Consorzio e per chi non ne fa parte. Per la protezione del marchio e per la libertà d’impresa, naturalmente nel rispetto delle norme. Non sono necessariamente interessi incompatibili.

Trasformarli in fronti contrapposti sarebbe una delle peggiori conseguenze possibili. Il cioccolato di Modica appartiene alla storia economica e culturale di questa città prima ancora che alle sue strutture organizzative. Nessuno dovrebbe utilizzarlo come una bandiera da piantare contro qualcun altro. Nessuno dovrebbe pensare di rafforzarlo indebolendo una parte della comunità produttiva.Serve quindi chiarezza, anche giuridica, e serve soprattutto una responsabilità collettiva. Condividiamo il pensiero di Antonio Ruta. Il Ministero chiarisca definitivamente ruoli, competenze e confini. Le istituzioni locali favoriscano il confronto. Il Consorzio renda trasparenti le proprie prerogative. Gli operatori si confrontino sulle regole senza trasformare ogni divergenza in una guerra. Perché la domanda finale resta drammaticamente semplice. Davvero vogliamo arrivare al punto in cui, per difendere il cioccolato di Modica, finiamo per fare del male proprio al cioccolato di Modica? Se accadesse, cosa che sembra davvero concreta, sarebbe questa la vera aberrazione.

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