I BIMBI DEL MONDO: I LORO DIRITTI, LE SPERANZE PER UNA VITA MIGLIORE

Siamo i bambini del mondo. Siamo le vittime di sfruttamento e abusi. Siamo i figli della guerra. Siamo bambini le cui voci non vengono ascoltate. Messaggio del Children’ s Forum all’Assemblea dell’Onu- Maggio 2002

I bambini non notano le differenze: i bambini sono talmente impegnati nei giochi che non fanno le differenze. Per loro non esistono affatto. Non sono ancora contaminati dalle fobie degli adulti.

Se riflettiamo, in varie parti del mondo, molti bambini continuano purtroppo a soffrire e a essere minacciati: patiscono la fame e la miseria, muoiono a causa delle malattie e della denutrizione, cadono vittime delle guerre, vengono abbandonati dai genitori e condannati a rimanere senza casa, subiscono molte forme di violenza e di prepotenza da parte degli adulti. Sono costretti ad essere mediante il lavoro minorile, veri e propri schiavi, forzati della sopravvivenza individuale e familiare.

Eppure secondo i principi della Dichiarazione di Ginevra del 1924 ogni bambino del mondo deve essere nutrito; se è malato deve essere curato; se trattasi di minore delinquente deve essere recuperato; se è orfano deve essere ospitato e soccorso. Il fanciullo deve essere il primo a ricevere assistenza in tempo di miseria. Ogni minore deve essere protetto contro ogni forma di sfruttamento.

Secondo questa dichiarazione il bambino deve godere di tutti i diritti senza eccezione alcuna, senza distinzione o discriminazione fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche, l’origine nazionale o sociale, le condizioni economiche.

Deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Non deve e non può essere sottoposto a nessuna forma di tratta. Deve essere protetto contro pratiche che possono portare alla discriminazione razziale, alla discriminazione religiosa e a qualsiasi forma di discriminazione. Deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili. Deve essere protetto contro lo sfruttamento economico e sociale. Per questo tutti gli Stati dovrebbero intervenire per fissare limiti di età al di sotto dei quali il lavoro salariato di manodopera infantile sarà vietato e perseguito penalmente.

Non sempre è così. In Nepal la supremazia maschile è sancita per legge, addirittura 116 leggi stabiliscono l’inferiorità della donna. Le nepalesi sono costrette a sposarsi giovanissime e devono attendere 10 anni per ottenere il diritto di cittadinanza con il consenso del marito per avviare le pratiche. E, spesso non lo fa.

In Asia meridionale, Nord Africa, Medio Oriente e in altre parti del mondo essere femmine vuol dire rischiare la vita. Secondo un’indagine dell’UNICEF condotta in Cina indica che il 12% di tutte le gravidanze di feti di sesso femminile terminano con un aborto. In tutta l’Asia meridionale i bambini sono più numerosi delle bambine.

Secondo i dati dell’Istituto di Credito di Washington si osserva che nel 2002 oltre 11 milioni di bambini sono morti per malattie curabili prima del quinto anno di vita, la maggioranza di sesso femminile. Dovrebbe essere il contrario: da un punto di vista biologico le bambine hanno maggiore possibilità di sopravvivenza.

Il mondo è pieno di bambini invisibili, vittime di emergenze dimenticate.  Alcune stime dichiarano che siano almeno 50 milioni i piccoli che non vengono registrati all’anagrafe, oltre 100 milioni i bambini che non hanno visto un’aula scolastica, centinaia di migliaia le vittime di catastrofi naturali o guerre.

L’invisibilità non è una condizione eccezionale, è la norma per troppi drammi che riguardano l’infanzia. I bambini invisibili sono gli orfani: 15 milioni i nati in larga maggioranza africani, rimangono orfani dall’AIDS; nel 2010, in 12 paesi africani e asiatici oltre il 15% della popolazione sotto i 15 anni sarà composta da orfani di uno o entrambi i genitori.

Ma invisibili sono anche i bambini soli o i minori non accompagnati, cioè coloro che hanno perso contatto con i  loro genitori, per varie cause: guerre o emergenze naturali. E poi ci sono i bambini e gli adolescenti detenuti in istituzioni educative o correttive o penali.

Il rapporto della Fao sulla fame nel mondo sostiene che sul nostro pianeta ogni anno 6 milioni di bambini muoiono di fame e per malnutrizione.

 E poi ci sono loro. In alcune zone del mondo il parco giochi non è un lusso, ma una necessità. Quello rappresenta l’unico luogo dove i bimbi possono giocare con la certezza di non calpestare una mina. Sono i cosiddetti safe playgrounds, campi da gioco sicuri, zone sminate e recintate, abbellite di altalene e scivoli allestite dal Comitato internazionale della Croce Rossa in collaborazione con alcuni enti locali. In questo modo hanno regalato ai bambini il diritto di divertirsi all’aperto; a questi bambini che non hanno mai visto un parco giochi in vita loro. Questi campi sono in Cecenia, in Azerbaijan, nella zona di Nagorno Karabakh e in Tajikistan e nei paesi balcanici tra la fine dei combattimenti durante la guerra tra le repubbliche dell’ex-Jugoslavia insidiati da 250mila mine e 1743 vittime, tra le quali 81 bambini.

I bambini di tutto il mondo hanno il diritto di volere un mondo a misura di bambino perché un mondo a loro misura è un mondo a misura umana per tutti.

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