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Ho trovato un cammello in giardino
05 Ott 2023 08:58
La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola
Nel bel mezzo di un Estunno insolito, un certo tepore lo si avverte. Diciamolo.
Nulla di strano dunque che io stamani lo abbia sorpreso in giardino. Un cammello. Brucolava sornione a un piede dalla mia macchina, avvolta come in una duna di sabbia. E in una nube di afa afosa.
Quando ho varcato la porta di casa per guadagnare l’uscita, ho capito a cinquant’anni suonati cosa prova una pizza Margherita nell’esatto momento in cui, inerme, viene scaraventata in un forno a pietra.
Ebbene. Dice che è una tempesta africana. Ci sta. L’anticiclope afro-ungarico, lo chiamano così? Mi avevano già accennato al fatto che la Sicilia è invasa dall’Africa. Ma il cammello no, non l’avevo considerato. Trentadue gradi all’ombra. Se esistesse l’ombra.
Non mi dispiace questa sorpresa da un altro Continente. Nel quale è nata la vita, l’umanità, e prosperarono poi grandi civiltà. L’Africa ci ha inviato una richiesta di amicizia. Ci ricorda che le distanze sono come sabbia tra le dita. E poi, in questa occasione ho ritrovato il beduino che c’è in me. Da sempre.
Come scrivevo altrove, questa stagione dalla personalità multipla produce inconvenienti e follie collaterali, in un marasma di nuove e conturbate psicologie. Per dirne una: il cambio-stagione. C’era una volta il cambio-stagione. Tanto ma tanto tempo fa, sino alle terre più sperdute di Sicilia, una cosa semplice semplice succedeva come per magia a ottobre: assembravi tutte le cose estive, le scaraventavi in un armadio dai mille cassetti e te le scordavi. In un addio di poche parole e minimi rimpianti. Senza stirarle. Le “abbiavi ad munsieddum”. Dicevano i latini.
Sigillavi poi con il lucchetto e gettavi via la chiave per il tempo di una gravidanza (nove mesi). Così, in scioltezza. Easy. E via! Ora no. “Now these cats.” Dicono gli inglesi.
Devi avere tre armadi aperti, spalancati, pronti, agili, allibiti. Uno per la stagione estiva che va dalle 9.00 alle 16.00. Un altro per la primavera che sboccia dalle 16.00 alle 21.00. Un altro per l’autunno che irrompe dalla mezzanotte sino al primo albeggiare, a colpo subitaneo.
Lo sapete anche voi. E non è meraviglioso tutto ciò? In fondo, anche questa è una forma di intelligenza e creatività. Funziona, se si rimane sani di mente. È l’evoluzione della specie.
Ecco perché la nostra città assomiglia ora a un Multiverso in cui gli individui abitiamo in diverse dimensioni: alle cinque del pomeriggio puoi imbatterti per strada in due esseri umani, uno in magliettina e bermuda, l’altro con il maglioncino e i pantaloni a zampa di elefante. Credono di vivere nella stessa città. Ma appartengono a due dimensioni parallele del Multiverso. E a due armadi che viaggiano nel tempo senza incontrarsi mai.
E oggi il cammello! Financo il cammello.
Non vedo l’ora di aprire la porta domattina. Il vento è previsto. Il ghiblone. Potrebbe portarmi un regalo di quelli indimenticabili per il bambino africano che sogna in me. Potrei trovare la Grande Piramide di Giza bagnata dall’Irminio. A Cisternazzi. La Piramide di Cisternazzi. Civiltà sorelle a contatto. Perché no? Ironie e fantasie sono geroglifici antichi. E tutto sembra ormai possibile. In fondo, ironie a parte, ogni giorno è un deserto che arrediamo come giza ci pare. E le oasi del mondo sono cammelli nel giardino di chi sa ancora stupirsi.
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