E quando arriverà il tempo di fare le ‘mpanate? Dedicato a chi si ostina a non capire

Era solo questione di tempo e in effetti ieri sera è arrivato, purtroppo, il primo caso di ricovero per Coronavirus anche in provincia di Ragusa. Non il primo caso di Coronavirus, ma il primo ricovero in ospedale. Significa che lo sfortunato paziente ha sviluppato i sintomi del Covid-19. Gli altri casi riconosciuti sono asintomatici o sotto controllo e non hanno bisogno di un ricovero in ospedale.
Era una bella giornata, ieri, ed era domenica. La maggior parte della gente è rimasta a casa, correttamente. Un isolamento forzato che purtroppo ci sta limitando tutti nella nostra libertà di azione e movimento. Cosa credete, che ci sia qualcuno a cui tutto questo faccia piacere? Eppure, c’è chi si ostina ancora, ancora e ancora a fare la classica “spacchiuseria”. Sono i furbetti del quartierino, quelli che proprio non riescono a rinunciare alla bighellonata, senza rendersi conto di quello a cui vanno incontro.

Partiamo dalla cronaca. Le denunce parlano di gente che non può resistere a quindici giorni di isolamento e che di notte parte con l’auto per andare a trovare la fidanzata. C’è chi invece non rinuncia alla classica passeggiata al mare e chi alla sempiterna partita di calcetto. Tutto questo è accaduto nel siracusano, dove hanno chiuso anche una palestra in cui ancora si svolgeva attività di fitness.
Ma anche nella nostra provincia abbiamo avuto degli encomiabili esempi da non seguire: un chiaramontano di ritorno dal nord che avrebbe dovuto stare in quarantena e che invece è stato beccato a Vittoria, una donna di Pozzallo che, ugualmente, rientrata dal nord doveva restare in isolamento e invece l’hanno beccata al supermercato e tre tizi che a Modica non hanno rinunciato al bar e sono stati beccati seduti davanti all’esercizio che, tra l’altro, era chiuso (mah).

Ma se esistesse un oscar per l’idiozia andrebbe senza dubbio a quelli che, a Donnalucata, non hanno voluto rinunciare al falò di San Giuseppe, casomai temessero l’ira divina se per quest’anno saltava.
Il limite della cronaca, però, è che viene resa nota solo quando vi è una denuncia. Ma come tutti quelli che hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, c’è tanto sommerso che non viene denunciato o che comunque non raggiunge gli onori della cronaca perché ovviamente le forze dell’ordine, per quanto attente, non possono essere dappertutto.
Ma è tutto talmente sotto gli occhi di tutti che è inutile far finta di non accorgersi che c’è qualcuno che questa quarantena forzata di tutti noi, chiamiamola così, l’ha presa come una vacanza o peggio ancora, come un motivo per fare scampagnate con gli amici. Chili e chili di carbonella e di carne, a meno che non avete otto freezer a pozzetto, è difficile che servano per il consumo quotidiano o anche per una scorta da mettere da parte per un anno. Il sospetto è che approfittando delle belle giornate, molti si siano andati a rintanare in campagna o al mare in compagnia di amici e parenti, e si è dato alla classica “arrustuta”.

E lo sappiamo, perché poi un assembramento di auto si nota anche. E sappiamo anche di feste fatte per l’arrivo di parenti e amici dal nord Italia, in barba a tutte le norme. Il concetto di quarantena non è quello di restare isolati in una villa insieme a una decina di persone, in un clima da Decameron, a raccontarsi storie, ubriacarsi e mangiare come se non ci fosse un domani.
Il concetto di quarantena è quello, purtroppo, di restare dove si è con meno gente possibile attorno, soprattutto se arrivano da zone che prima erano considerate rosse.
Fino a stamattina ci arrivano altre notizie: persone, dei geni evidentemente, che temendo di fare una passeggiata a piedi, pensano bene di spostarsi in auto, andando a 30 all’ora in centro città.

La sensazione è che molta gente non abbia compreso la reale portata di quanto sia grave la situazione. Anche chi scrive, a gennaio, era scettica e pensava a un’esagerazione mediatica. Ma quando un governo decide di sacrificare praticamente l’economia di un paese per provare a mettere in salvo delle vite e in tv si vedono le bare ammassate a Bergamo, città stremata dal Covid-19 ma che nonostante tutto resiste, allora è d’obbligo fermarsi a riflettere e possibilmente restare a casa. Nessuno vi dice di non uscire se avete un giusto e urgente motivo, per carità. Ma fatelo responsabilmente. Il tre aprile si avvicina ma dobbiamo prepararci al futuro. Se le misure verranno ulteriormente prolungate, bisognerà pure entrare nell’ottica di rinunciare a qualcosa, per esempio alle celebrazioni pubbliche della Pasqua. Spulciando i social, ci rendiamo conto della follia di certi commenti: “Alla Pasqua non si può rinunciare, Lui non lo permette”, “Noi siciliani aspettiamo la Pasqua per tutto l’anno”.

A chi non fa piacere festeggiare la Pasqua con amici e parenti? A chi non fa piacere preparare le classiche ‘mpanate in campagna? Ma state tranquilli che “Lui” non vi porterà rancore se quest’anno le ‘mpanate non le facciamo tutti insieme in campagna. Festeggeremo la Pasqua con chi ci sta vicino, con chi condivide con noi questa difficile quotidianità. E la festeggeremo nei nostri cuori, per chi ci crede. E alla fine di tutto questo, festeggeremo insieme, all’aria aperta e ci riabbracceremo più forti di prima.

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